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Tiger Index: la crisi dell’economia globale peggiorerà

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Per l’economia globale il peggio deve arrivare, lo dice il Tiger Index.

Secondo l’indicatore elaborato dal Brookings Institution con il Financial Times, l’incapacità dei governi nazionali di agire insieme per forgiare un fronte comune contro la pandemia sta danneggiando ulteriormente la fiducia delle imprese e dei consumatori.

Secondo l’indice Tiger (Tracking Indexes for the Global Economic Recovery) a fare la differenza tra l’attuale crisi economica e tutte quelle che ci hanno preceduto è che a essere colpito questa volta è il mondo intero.

La ‘forza’ del Covid-19 è quella di essere un “grande equalizzatore” che ha spazzato via ogni differenza e arrestato ogni economia del mondo causando enormi problemi strutturali.

Le previsioni economiche dei prossimi giorni mostreranno la contrazione più profonda per l’economia globale dagli anni ’30, la vera grande depressione.

Con gli indicatori di fiducia in picchiata, i mercati finanziari nel caos e gli indicatori economici che crollano, i fallimenti e le perdite di posti di lavoro lasceranno cicatrici profonde sull’economia mondiale e ostacoleranno la ripresa per molto tempo a venire.

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Moneta per combattere il Virus: la mossa delle banche centrali contro la crisi dell’economia globale

La reazione al Coronavirus da parte delle Banche Centrali si è concretizzata in un’attivazione immediata da parte delle stesse.

Da un lato hanno immediatamente tagliato i tassi e dall’altro hanno cominciato a riempire i loro bilanci di titoli.

Questa seconda modalità (chiamata tecnicamente quantitative easing) rappresenta il modo più comune con cui oggi le banche centrali “stampano moneta”.

Così facendo immettono cioè liquidità nel sistema per sostenerlo nei periodi di crisi.

La Bank of Japan, per esempio, ha superato da tempo la soglia del 100%.

Ha raggiunto per controvalore di titoli in bilancio il valore del Pil nipponico, monetizzando  il deficit e attuando una vera e propria manutenzione della curva del debito per mantenere i tassi di interesse nella soglia desiderata.

Come si può vedere nel grafico il bilancio della Bce è ormai vicino ai 5 mila miliardi di euro.

Mentre quello della Federal Reserve ha superato i 6 mila miliardi di dollari, con un’accelerazione di oltre 2mila miliardi a marzo 2020.

La differenza è che, in rapporto al Pil delle rispettive aree, l’intervento della Bce è più corposo (43%) rispetto al 28% della Federal Reserve.

In campo c’è anche la Bank of England che al momento ha comprato titoli per oltre un quinto del Prodotto interno lordo.

Una percentuale probabilmente destinata ad aumentare dopo l’annuncio del 9 aprile che finanzierà direttamente il Tesoro per coprire le esigenze di spesa extra.

Per contrastare la crisi del Coronavirus il Tesoro britannico ha deciso in sostanza di bypassare i mercati finanziari facendosi finanziare, su base temporanea, direttamente dalla banca centrale.

Uno degli effetti collaterali di queste misure super espansive è quello di creare “inflazione finanziaria”.

Cosa significa?

Significa ingigantire le quotazioni di azioni e obbligazioni, “drogando” i mercati. 

Quando l’emergenza pandemica sarà finita non sarà semplice per gli istituti centrali convincere i mercati a tornare indietro, ovvero a ridurre i propri bilanci.

Trimestrali USA, atteso un calo degli utili del 10%

Cadute dei profitti del 10% o più nel primo trimestre, preludio di flessioni doppie nel secondo e, probabilmente, di ulteriori cali durante la seconda metà dell’anno.

È il quadro dei primi bilanci del 2020 sui quali la Corporate America si appresta a sollevare il sipario.

Una decina di grandi marchi a partire da Boeing, dovrebbero accumulare collettivamente perdite per oltre due miliardi.

Sotto pressione sono finiti, già nel primo scorcio dell’anno, interi settori tra cui energia, consumi discrezionali, industria e servizi finanziari.

Le cifre del primo trimestre sono un assaggio di quelle in vista nel secondo, che rifletteranno appieno la paralisi del business nel Paese scattata verso metà marzo: qui tutti i numeri della crisi americana.

Non mancano, nel clima di alta tensione, segmenti in controtendenza rispetto alla crisi

I gruppi farmaceutico-sanitari potrebbero mettere a segno incrementi, soprattutto le aziende inerenti alla ricerca per combattere il coronavirus, dai vaccini ai test.

Anche le aziende di servizi media-interattivi vanno controtrend.

Con un +37% – Facebook è attesa a utili per azione di 1,83 dollari contro 0,85 l’anno scorso, che da soli generano l’intero aumento.

Per le banche il primo trimestre dovrebbe essere ancora positivo.

Dai bilanci dovrebbero però cominciare a filtrare incrementi negli stanziamenti a fronte di prestiti in sofferenza.

Gli analisti hanno più che dimezzato le previsioni mediane di utili annuali delle grandi banche sia per quest’anno che per il prossimo, citando le ripercussioni di impennate nei disoccupati e negli oneri e un clima di bassissimi tassi d’interesse.

Seri peggioramenti potrebbero mettere in dubbio ovviamente anche i dividendi finora strenuamente difesi e tanto cari ad alcune tipologie di investitori.

Secondo voi il Tiger indice ha ragione o la tigre economica tornerà presto a ruggire?

Davide Cassaghi

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I commenti sono chiusi.

  1. nicola
    Aprile 15, 2020

    E secondo voi?