TAV o NO TAV?

C’è chi scende in piazza e chi minaccia di far cadere il governo. Per alcuni sono soltanto soldi buttati mentre per altri è un’opera indispensabile.

Ma qual è la verità sui conti dell’alta velocità tra Torino e Lione?

Senza voler assolutamente entrare nel merito politico della faccenda, la TAV conviene o non conviene farla? Quali sono le alternative?

In questo articolo vi parlerò della TAV Torino-Lione, andando a vedere esclusivamente l’aspetto economico per capire se questi lavori conviene o non conviene farli.

Ne avrete sentito sicuramente parlare in questi giorni per i continui dibattiti in tv tra Lega e Movimento 5 Stelle che si stanno scontrando sulla realizzazione della Tav.

La Tav la tratta ad Alta Velocità tra Torino e Lione per il trasporto di merci e passeggeri che dovrebbe affiancare la linea ferroviaria esistente.

E’ un progetto su cui si discute da decenni.

Chi abita nei territori interessati lo ha contrastato fortemente e molti ambientalisti ne hanno messo in discussione utilità e convenienza.

Esistono insomma posizioni fortemente contrapposte.

In realtà già sul nome c’è un po’ di confusione in quanto stiamo parlando di una tratta che permetterebbe il passaggio di treni passeggeri a una velocità massima di circa 220 km/h e treni merci a una velocità massima di circa 120 km/h.

La vera alta velocità è quella di Hyperloop che permette di superare i 1.000km/h.

Per i promotori dell’opera la proposta è comunque più concorrenziale e conveniente del trasporto su gomma, soprattutto per quanto riguarda le merci.

Per i contrari questa convenienza e questo vantaggio non esiste, soprattutto considerando l’impatto economico e ambientale di quest’opera.


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Ma quanto costa la TAV?

Anche qui non c’è un dato certo e unico e i numeri che vi dirò sono il frutto di stime e di studi.

I favorevoli alla TAV sono cauti sulle stime dei costi e per loro il progetto avrebbe un costo totale che si aggira attorno ai 24,7 miliardi di euro.

Secondo i critici invece questo calcolo non tiene conto del fatto che in Italia i costi per le opere come le linee ad alta velocità tendono ad aumentare con gli anni.

Alcune di esse arrivano fino a 40 miliardi, soltanto per la tratta di competenza italiana.

La Corte dei Conti francese invece nel 2012, ha stimato il costo complessivo della Tav in 26,1 miliardi di euro.

Ma andiamo per gradi e concentriamoci un attimo soltanto sulla tratta italiana del progetto.

Nel 2016 un allegato al Documento di economia e finanza rivedeva il progetto con l’obiettivo di diminuire i costi.

Questa revisione ha coinvolto la tratta nazionale della Tav ottenendo una riduzione del costo da circa 4,4 miliardi di euro a circa 1,9 miliardi di euro, con un risparmio di quasi 2,5 miliardi.

Questa consistente riduzione dei costi si deve al fatto che alcuni lavori verranno fatti soltanto quando quei binari saranno talmente tanto utilizzati da richiedere altri interventi.

Ma passiamo ora alla sezione transfrontaliera, ovvero quella tra Italia e Francia.

Due società belghe, sono state incaricate di svolgere una certificazione sui costi e hanno diviso il costo complessivo della parte di lavori al confine tra i due Paesi in una forbice di valori.

Incredibile ma vero,

La differenza dipende in sostanza dalle diverse spese per la sicurezza, ovvero difendere i cantieri dai tentativi di intrusione e dai furti di materiale.

Il costo certificato di questa parte della Tav si muove tra un minimo di 8,405 miliardi di euro e un massimo di 8,609 miliardi di euro.

Tenendo conto dell’aumento del costo delle materie prime e dell’inflazione la spesa totale sale a 9,630 miliardi di euro.

Di questa somma, l’Italia deve pagarne il 57,9 per cento, ossia 5,574 miliardi di euro, mentre la Francia il restante 42,1 per cento.

Le cifre totali appena citate non tengono conto del contributo dell’Unione europea, che secondo Telt partecipa per il 40 per cento.

Se il contributo europeo fosse rispettato – e il condizionale è d’obbligo – la parte a carico dell’Italia scenderebbe a 3,360 miliardi di euro (circa il 35 per cento sul totale della sezione) e quella francese a circa 2,4 miliardi di euro (il 25 per cento).

In realtà, alcuni fondi europei sono già arrivati per questa parte dell’opera.

Nel periodo 2000-2015, l’UE ha erogato finanziamenti a fondo perduto per circa la metà dei costi sostenuti per la realizzazione degli studi e delle indagini.

Il supporto europeo sarà garantito nei prossimi anni, se gli impegni dei due governi, francese e italiano, saranno rispettati.

In ogni caso per adesso è stato speso solo per studi e progetti, un totale di circa 1,5 miliardi di euro – finanziati al 25 per cento a testa da Italia e Francia, e i restanti dall’Ue.


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Questi numeri sono troppo alti per una linea neanche interamente ad alta velocità?

La Corte dei Conti europea in effetti in un rapporto del 2018 ha confermato che l’Italia ha il costo per chilometro più alto rispetto ad altri paesi come Germania, Spagna e Francia.

Per fare questo conto, la Corte ha fatto in realtà un calcolo molto semplice: ha diviso il totale dei costi già sostenuti e previsti per l’alta velocità per il numero di chilometri dell’Av costruiti e in costruzione.

I costi totali per l’Italia ammontano a poco meno di 42 miliardi di euro.

Questa cifra se la si divide per 1.280 km dà come risultato un costo medio di 32,75 milioni di euro per chilometro.

Un costo molto elevato, quasi il doppio rispetto a Spagna e Germania, dovuto al fatto che il territorio italiano ha una densità abitativa maggiore rispetto a questi altri paesi.

Questo perché costruire binari e stazioni in territori molto abitati costa di più.

Ma quanto costerebbe invece non fare la TAV?

Anche qui le posizione sono molto diverse.

Il problema in questo caso riguarda le penali.

Se per i protav rinunciare costerebbe più di 2 miliardi di euro, i contrari si appellano al grant agreement sottoscritto tra Francia, Italia e UE che afferma che «nessuna delle parti è autorizzata a chiedere un risarcimento in caso di risoluzione dell’opera di un’altra parte».

Il rischio è che se l’Italia decidesse di uscire unilateralmente dal progetto, Unione Europea e Francia si potrebbero rivalere chiedendo il risarcimento dei costi sostenuti e che oggi ammontano appunto a circa 2 miliardi di euro.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi della TAV?

Tra i principali vantaggi della Torino-Lione ci sarebbe il dimezzamento dei tempi di percorrenza dei passeggeri, l’incremento della capacità nel trasporto merci e la riduzione del numero di camion – circa 600 mila in meno – su strade molto particolari come quelle alpine.

L’aspetto più importante di questa infrastruttura riguarda infatti proprio il trasporto delle merci.

Fin dagli inizi degli anni Novanta, i promotori della Tav hanno sostenuto che l’attuale linea storica – quella che passa per il traforo ferroviario del Frejus – sarebbe stata presto strapiena di treni merci, giustificando così la costruzione della nuova opera.

I critici hanno invece continuato a evidenziare un continuo calo dei flussi al confine tra Francia e Italia. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza, mostrando cosa dicono i dati più recenti sugli scambi commerciali tra i due Paesi.

Insomma quante merci passano tra Italia e Francia?

Secondo i dati più recenti e completi, a fine 2016 sono transitati 42,3 milioni di tonnellate di merci al confine tra Francia e Italia.

Se confrontati con i dati del passato, gli attuali flussi di traffico delle merci non risultano essere in aumento.

Nel complesso, degli oltre 42 milioni di tonnellate di merci passate tra Francia e Italia nel 2016, circa 3,3 milioni di tonnellate sono stati trasportati sui treni – soltanto il 7,7 per cento sul totale.

Se il flusso di merci tra Italia e Francia rimanesse stabile come oggi, intorno ai 40 milioni di tonnellate, potrebbe essere assorbito al 95 per cento dalla ferrovia: si avrebbe così una riduzione di circa 3 milioni di camion in meno che attraversano il confine.

E invece quali sarebbero i benefici per i passeggeri?

Oggi, Torino e Lione sono raggiungibili con il Tgv un treno ad alta velocità che collega la stazione di Milano-Porta Garibaldi con quella di Parigi-Gare de Lyon. Ogni giorno sulla tratta circolano sei treni.

La sosta in queste località intermedie, insieme alle caratteristiche tecniche del tracciato, è tra le cause dei lunghi tempi di percorrenza su questa tratta.

Per arrivare da Torino a Lione, oggi ci vogliono almeno 3 ore e 48 minuti, mentre per Parigi il viaggio si allunga di 2 ore e 42 minuti – per un totale di circa 6 ore e mezza.

Tra i vantaggi dell’opera ci sarebbe quindi proprio il dimezzamento di questi tempi di percorrenza: il passaggio nel tunnel del Moncenisio e la riduzione del numero delle fermate permetterebbe di accorciare il percorso.

Con la nuova linea si ipotizza così che basteranno poco più di 3 ore per raggiungere Torino da Parigi, e meno di 2 ore per arrivare a Lione.


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Ma alla fine qual è il rapporto costi benefici?

Ad oggi sono state fatte diverse indagini e analisi costi-benefici sulla Tav.

Una di queste analisi ha individuato tre scenari futuri sulla mobilità di merci e passeggeri, dopo la crisi economica del 2008.

Shock permanente: lo sviluppo perso non sarà mai recuperato.

Decennio perduto: a dieci anni dallo scoppio della crisi, i tassi di crescita torneranno a quelli prima del 2008.

Rimbalzo: l’economia europea si riprenderà rapidamente, senza ritardi nello sviluppo.

L’analisi si è concentrata sullo scenario intermedio, al momento quello più realistico.

I benefici attesi dall’opera sono quelli che abbiamo già detto prima, come la riduzione del numero dei mezzi pesanti al confine e l’aumento dei passeggeri che si muove su treno a livello internazionale.

Il bilanciamento tra i costi di investimento e gestione dell’opera e i benefici netti avverrà intorno al 2073.

L’analisi calcola un “valore attuale netto” totale della Tav tra i 12 e i 15 miliardi di euro, sommando agli effetti economici anche le altre conseguenze che potrebbero venir fuori dalla TAV, come la riduzione degli impatti nocivi sull’ambiente o il numero di incidenti stradali.

Una successiva analisi dell’Università Bocconi ha aumentato le stime a 17 miliardi.

Ma se si prendono in considerazione solo i benefici economici per gli operatori logistici – che guadagnano con la Tav in costi di gestione, tempo del transito e affidabilità – la valutazione dell’investimento è compreso tra 0,2 e 1,2 miliardi di euro.

Gran parte di questo dato viene fuori quindi dal calcolo delle conseguenze esterne positive.

Un altro recente dossier preparato da tecnici scelti dal ministro Toninelli ha invece espresso un no secco all’opera. In questo caso i costi per terminare l’opera sarebbero superiori ai benefici per circa 7 miliardi.

Tesi evidentemente di parte e tutta da dimostrare.

Ma qual è l’impatto ambientale e i rischi per la salute?

Per tutti, tav e notav, è centrale l’importanza dell’ambiente e la necessità di proteggerlo anche se partono da due presupposti diversi.

Per i primi, la Tav è un’opera indispensabile per salvaguardare l’ecosistema alpino e ridurre il numero di mezzi pesanti che congestionano la valle.

Per i secondi, la nuova infrastruttura comporta effetti potenzialmente devastanti per l’ambiente, e di conseguenza sulla vita dei cittadini.

Al momento il ministro dei Trasporti francese ha invitato l’Italia ad andare avanti, a rispettare cioè gli impegni assunti a livello internazionale con Parigi e con l’Europa.

Sulla stessa linea anche Bruxelles che ha ribadito che fermarsi adesso potrebbe costare al nostro Paese 1,2 miliardi di euro, tra penali e soldi da restituire alla Ue.

Dunque i patti vanno rispettati, anche perché sul versante francese hanno già scavato 25 chilometri di gallerie, e anche in Italia i cantieri sono già aperti.

Il dibattito sulla TAV è accesissimo e al momento le posizioni delle due forze di governo sembrano ancora molto distanti dal riuscire a trovare un punto di incontro.

Se per Salvini l’analisi costi-benefici non è convincente e più veloci viaggiano merci e persone e meglio è, per Di Maio finché ci sarà il Movimento 5 Stelle al Governo la Tav non si farà, aggiungendo che non cambieranno idea soprattutto dopo il parere negativo del ministero dei trasporti.

Staremo a vedere 🙂

E voi cosa ne pensate della tav? Siete favorevoli o contrari alla costruzione dell’alta velocità tra Torino e Lione?

Alessandro Moretti


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    1 Response to "TAV o no TAV?"

    • Aldo Pichierri

      Non sono mai stato d’accordo allo spreco di denaro pubblico. Con tutte le scuole, gli asili e i ponti da ristrutturare abbiamo veramente bisogno di un opera che rappresenta un guadagno ingiustificato delle grandi lobby?

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