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Tassazione nel trading: Come dichiarare i redditi del trading

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Come funziona la tassazione nel trading? E come vanno dichiarati i redditi?

Vediamo in questo articolo ciò che concerne la fiscalità nel trading, comprese le famose minusvalenze, qualora le abbiate.

I redditi provenienti dall’attività di trading sono inquadrabili nella più ampia categoria delle “plusvalenze di natura finanziaria”.

Il sistema tributario italiano prevede che l’applicazione dell’imposta possa avvenire in base ai seguenti regimi, tra i quali il contribuente può liberamente scegliere:

  1. Dichiarativo: le plusvalenze, al netto delle minusvalenze realizzate nello stesso anno o di quelle riportate da anni precedenti, purché entro il quarto, dovranno essere riportate nella dichiarazione fiscale per la liquidazione della relativa imposta;
  2. Amministrato: la liquidazione e il versamento dell’imposta dovuta saranno effettuati dal sostituto d’imposta (banca o broker), esonerando in questo modo il contribuente da qualsiasi adempimento;
  3. Gestito: viene applicato nel caso delle gestioni patrimoniali.

Tassazione nel trading in regime dichiarativo

Di seguito vengono approfonditi alcuni aspetti relativi alla determinazione dell’imposta nel regime dichiarativo.

Nei regimi amministrato e gestito, le stesse procedure vengono poste in essere dal sostituto d’imposta che si occupa degli adempimenti per il contribuente.

É utile precisare che, mentre tutte le banche nazionali consentono l’opzione per il regime amministrato, alcuni broker finanziari internazionali non sono sostituti d’imposta e pertanto non consentono tale opzione.

In tali casi dovrà essere necessariamente scelto il regime dichiarativo.

Determinazione delle plusvalenze, riporto delle minusvalenze e determinazione dell’imposta.

Il contribuente che intende optare per il regime dichiarativo dovrà compilare il quadro RT del Modello Unico.

La plusvalenza, o capital gain, rappresenta la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto, aumentato degli oneri quali le commissioni, se tale differenza é negativa l’operatività ha realizzato una minusvalenza, o capital loss.

Fiscalità nel Trading

Come dichiarare plusvalenze da trading?

Se ti stai chiedendo come dichiarare plusvalenze da trading queste devono essere indicate al netto delle minusvalenze realizzate nello stesso anno d’imposta e certificate da un intermediario.

Nel caso in cui l’ammontare delle minusvalenze sia superiore a quello delle plusvalenze, l’eccedenza può essere portata in deduzione.

E questa si può dedurre fino a concorrenza, delle plusvalenze realizzate nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il quarto anno.

Altra condizione è che tali eccedenze siano indicate nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale le minusvalenze si sono realizzate.

Le modifiche dell’aliquota di tassazione delle plusvalenze di cui si dirà tra poco comporta che le eccedenze delle minusvalenze certificate da un intermediario saranno deducibili in quote a seconda del momento in cui sono state realizzate come segue:

  • 48,08% se realizzate in un regime di tassazione al 12,5%(fino al 31 dicembre 2011);
  • 76,92% se realizzate in un regime di tassazione al 20% (fino al 30 giugno 2014).

L’aliquota della tassazione delle rendite finanziarie, da applicarsi alla base imponibile costituita dalle plusvalenze nette come sopra illustrata, ha subito le seguenti modifiche nel corso degli ultimi anni:

fino al 31 dicembre 2011: 12,5%;

dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014: 20%;

Mentre dal 1° luglio 2014: 26%.

Per i dettagli si rinvia alle istruzioni del Modello Unico (www.agenziaentrate.it) e alle indicazioni dei consulenti fiscali.

Tassazione nel Trading:

La Tobin Tax come funziona

A partire dal 1 marzo 2013 è stata istituita un’imposta sulle transazioni finanziarie di cui tener conto al momento di fare trading.

La cosiddetta “Tobin Tax” si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato.

Nello specifico saranno soggette alla tassazione tutte le transazioni (a carico del solo acquirente) su azioni di Società italiane quotate aventi capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro (al 30 Novembre di ogni anno).

A prescindere dal paese dal quale proviene l’ordine o del mercato in cui tali società sono quotate.

Sono soggette a Tobin Tax tutte le società non quotate sui mercati regolamentati, anche se sottocapitalizzate.

Inoltre, anche per gli strumenti derivati aventi come sottostante le società di cui sopra, a partire dal 1 settembre 2013 è stata prevista l’applicazione della Tobin Tax.

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Aliquote e modalità di applicazione

L’aliquota prevista per le transazioni su azioni dal 2014 è quello dello 0,10% sul controvalore del saldo netto positivo di fine giornata.

L’applicazione della tassa, per le sole azioni, avviene sul saldo netto di fine giornata relativo allo stesso strumento finanziario.

Vale a dire per le sole operazioni che a fine giornata generano un saldo positivo rispetto al saldo del giorno precedente.

Di conseguenza la tassa non verrà applicata sulle operazioni aperte e chiuse nella stessa giornata.

Alla negoziazione in marginazione vengono applicate le stesse aliquote dell’operatività ordinaria.

Sono escluse dall’applicazione della Tobin Tax:

  • tutte le operazioni in leva chiuse nella stessa giornata di apertura o in Marginazione Intraday;
  • le operazioni su mercati esteri (ad eccezione del mercato francese o di acquisto di azioni su mercato estero di società italiane con capitalizzazione superiore a 500 Milioni al 30/11/2012);
  • Fondi, sicav, Obbligazioni, ETF, ETC e Valute (Forex);
  • I trasferimenti di proprietà delle azioni di società quotate aventi capitalizzazione  media inferiore a 500 mln di euro nel mese di novembre dell’anno precedente, quello in cui avviene il trasferimento di proprietà.

Modalità di accertamento e versamento

L’imposta relativa alle transazioni concluse in ciascun mese deve essere versata mensilmente, entro il 16° giorno del mese successivo, utilizzando i codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate.

Tassazione nel Trading:

Come si calcola il valore nozionale dell’operazione ai fini dell’applicazione dell’imposta

  • Per i contratti futures su indici, il numero di contratti moltiplicato per il numero di punti indici in base ai quali è quotato il contratto per il valore assegnato al punto indice;
  • Contratti future su azioni, il numero di contratti standard moltiplicato per il prezzo del future per la dimensione del contratto;
  • Le opzioni su indici, il numero di contratti moltiplicato per il prezzo del contratto (premio) espresso in punti indice, moltiplicato per il valore assegnato al punto indice;
  • Opzioni su azioni, il numero di contratti moltiplicato per il prezzo del contratto (premio) moltiplicato per la dimensione del contratto;
  • Altre opzioni, il premio pagato/ricevuto per la sottoscrizione del contratto;
  • I warrants/covered warrants/certificates, il numero di warrants/covered warrants/certificates, acquistati sottoscritti o venduti moltiplicato per il prezzo di acquisto o vendita.

Tassazione nel Trading:

Imposta sulle transazioni finanziarie per strumenti finanziari

Nelle tabelle che seguono viene riportata la misura dell’imposta prevista per i diversi strumenti finanziari, espressa in euro, a carico di ciascuna controparte.

Per le negoziazioni su mercati regolamentati, essa è pari a un quinto di quella richiesta per gli scambi su mercati non regolamentati.

La Tobin Tax non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

Tassazione dividendi: a quanto ammonta?

La tassazione dividendi prevede una ritenuta secca sul dividendo percepito del 26%.

Ciò determina che su un dividendo di 100€ l’aliquota al 26% taglia il vostro rendimento di 26€ e perciò il vostro rendimento netto sarà di 174€.

Sulla tassazione dividendi opera il principio di cassa perciò la tassazione dividendi si applica solo al momento del realizzo.

Non dovete preoccuparvi di dichiarare plusvalenze trading da dividendi perchè la applica direttamente l’azienda.

Con la legge del 2018 la 205 del 2017, lo Stato ha apportato alcune modifiche parificando il trattamento relativo alle partecipazioni qualificate e quelle non qualificate.

La partecipazione qualificata e non qualificata si differenziano in base a due elementi.

Il primo nella percentuale di capitale posseduta e la seconda nel tipo di diritto di voto che tale partecipazione consente nell’assemblea dei soci.

La distinzione del tipo di partecipazione dipende perciò da tali due elementi, e anche al caso in cui si sia soci di società quotata o non quotata in borsa.

Continua invece ad avere rilevanza la locazione dei dividendi che comporta l’applicazione di una doppia tassazione plusvalenze.

Questo poichè il fisco cerca di disincentivare la percezione di dividendi di società che producono utili in Stati a fiscalità privilegiata.

Doppia tassazione dividendi azionari

Ci si riferisce alla with holding tax, molti paesi prevedono una trattenuta fiscale dividendi in uscita.

Ci sono alcune eccezioni, in particolare per quei casi dove sono previsti particolari accordi con l’Italia.

In sostanza è possibile che, di fronte ad alcune partecipazioni, si veda perciò ridotto il proprio guadagno anche del 26% della tipica tassazione dividendi.

Ma a questo si deve aggiugnere, in realtà sottrarre, una tassazione alla fonte determinata dalla ritenuta fiscale in uscita sui dividendi applicata dalla specifica nazione o di una specifica norma convenzionale.

La base imponibile della tassazione dividendo rimane legata a quanto imposto dall’articolo 59 del DPR su citato.

Si può avere una semplice ritenuta a titolo di imposta del 26%, se al momento dell’incasso interviene un intermediario residente si parla di netto frontiera.

Questo modo può essere usato per ridurre la doppia imposizione.

Al contrario, si avrà applicata un’imposta sostitutiva se non c’è un intermediario residente a fare da tramite.

Al proposito ti consiglio di leggere: Attenzione alla doppia imposizione!

Tassazione dividendi per le imprese

Dal 2018 sono queste le basi imponibili ed il trattamento fiscale dividendi operato dallo Stato.

Per le società di capitali la base imponibile della tassazione è il 5% con esenzione del 95%.

Mentre per le società di persone fisiche, ma operanti in regime d’impresa, il trattamento fiscale dividendi comporta la tassazione progressiva Irpef conteggiata su un imponibile del 58,14%.

Proprio su questa base, il 58,14%, escludendo il 41,86%, lo Stato applica poi l’IRPEF secondo le aliquote ordinarie a seconda del vostro reddito.

Tale aumento al 58% è dovuto ad una riduzione negli anni dell’IRES, diminuendo l’IRES aumenta la quota di rilevanza.

I redditi da dividendi sono redditi da capitale e non vanno confusi con il capital gain, sebbene il trattamento fiscale dividendi e capital gain abbiano uguale aliquota.

Al contrario, il provento realizzato in capital gain rientra tra i redditi diversi, art.67 del TUIR.

Mentre per le imprese esso rientra tra i redditi d’impresa. Gli articoli sono l’86 e 87 del TUIR.

La base imponibile corrisponde alla differenza tra il prezzo di vendita e il costo fiscale dello strumento.

Tassazione trading: come funziona la tassazione capital gain

Prima di conoscere qual è la tassazione capital gain, cosa si intende con questa allocuzione?

Il capital gain indica il guadagno in conto capitale.

Definisce il profitto conseguito dalla compravendita delle vostre azioni.

Se sono aumentate di prezzo rispetto al vostro acquisto iniziale avete ottenuto un capital gain.

Si ottiene dalla differenza tra il prezzo di vendita o rimborso e quello di acquisto e sottoscrizione.

La plusvalenza e il capital gain sono solo parte del rendimento totale di alcuni investimenti.

Questo perchè alcuni strumenti, anche le stesse azioni hanno elementi che concorrono a incrementare i rendimenti oltre al prezo di scambio.

Penso per le azioni ai dividendi e per le obbligazioni alle cedole.

Pazientate, ora vedremo per entrambi gli strumenti la tassazione trading.

Come calcolare tassazione capital gain?

Il decreto legge 66 del 2014 ha alzato la tassazione del capital gain.

Prima del 2014 veniva tassato solo al 20% con il decreto Renzi- Spending review, l’imposta su capital gain è ora al 26%.

Come calcolare la tassazione capital gain?

La tassazione sul capital gain si calcola nel momento in cui si acquista e poi si rivende un’azione.

Per il calcolo basta sottrarre dal prezzo di vendita al netto di eventuali commissioni il prezzo di carico/acquisto al netto di altri oneri.

In molti acquistano azioni su più tempi.

Magari 10 azioni un giorno e 20 dopo una settimana, in questo caso come funziona la tassazione capital gain?

La tassazione capital gain si applica sulla media ponderata di compravendita dei titoli.

Calcolate il prezzo medio, esso risulta dalla media dei prezzi di ogni operazione d’acquisto pesato sulle quantita acquistate, avrete così l’importo su cui applicare l’aliquota di tassazione capital gain del 26%. tassazione capital gain trading

Day trading: come calcolare la tassa capital gain?

Nel day trading la tassazione come funziona?

La tassazione capital gain dipende dalla giornata di compravendita.

Procediamo con calma.

Se su un solo giorno si aprono e chiudono operazioni in acquisto e vendita, dovrete conteggiare il prezzo medio di vendita e acquisto, questo corrisponde alla media dei prezzi delle singole operazioni soppesata per le quantità acquistate e rivendute.

Se avete guadagnato siete in capital gain e dovrete dichiarare tale rendimento per farvi applicare la tassazione trading del capital gain.

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Tassazione trading, i derivati

Per quanto riguarda i derivati che abbiano come sottostante indici o azioni italiane (Futures, Opzioni, CFD, warrants, covered warrants e certificates), la tassa è entrata in vigore dal 1^ Settembre 2013.

L’aliquota è determinata in misura fissa e varia a seconda del tipo di strumento e del valore del contratto, è applicata sia sulle transazioni di acquisto che di vendita, sia intraday che multiday e colpisce sia il compratore che il venditore.

Tassazione trading: la tassazione fondi comuni

Come funziona la tassazione fondi comuni?

In molti, anche se fanno trading, possiedono alcuni fondi di investimento comuni, ma come sono tassati?

In generale la tassazione fondi comuni è uguale sia per gli OICR e i fondi di investimento.

Esistono alcune eccezioni dovute alla natura particolare dei fondi comuni.

Sono sottoposti ad una tassazione plusvalenze diverse, i fondi immobiliari e quelli lussemburghesi.

Con la riforma del 2014 , legge n° 66 del 24 aprile 2014 e l’articolo del TUIR 73, la tassazione fondi investimento è stata incrementata dal 20% al 26%.

La tassazione plusvalenze si applica quando si rimborsano le quote del fondo.

E chi ha plusvazenze tassazione per quelle ante 2014 rimane l’aliquota al 20%.

L’aliquota si calcola sulla base imponibile data dalla differenza in positivo tra il valore di riscatto della quota e il costo medio ponderato di sottoscrizione, noto come CMP.

Tassazione fondi comuni “ibridi”

La tassazione fondi comuni prevede che per quei fondi, penso a molti bilanciati, che hanno in sè una comparte obbligazionaria la tassazione sia ibrida.

Mi spiego meglio, la parte investita in Titoli di Stato verrà tassata con aliquota al 12,50% e la parte azionaria al 26%.

La tassazione plusvalenze al momento dello smobilizzo soppesa le diverse componenti e applica una tassazione bilanciata tra le due. tassazione trading

Vediamo come si fa a calcolare la tassazione fondi comuni.

Riprendiamo il nostro fondo bilanciato.

Esso ha investito il 50% in azioni e il 50% in Titoli di Stato. Sul 50% azionario dovremo pagare tassazione plusvalenze al 26%.

Sulla parte in Titoli di Stato vedremo applicata l’aliquota al 12,5%.

Anche in questo caso non serve dichiarare plusvalenze trading poichè viene tutto applicato dall’intermediario.

In pratica su una quota di 200€ che ha reso 220€, il capital gain fondi comuni è di 20€.

Applico il seguente calcolo: 20*12,5%*50% e poi moltiplico il tutto per le quote da me possedute di quel fondo, 100 in questo caso.

A questo aggiungo il seguente calcolo: 20*26%*50% ossia la percentuale in azionario e nuovamente il tutto lo moltiplico per il numero delle quote.

Per sapere il guadagno finale basterà calcolare 220*numero di quote e poi sottrarre la tassazione.

Focus tassazione fondi comuni: i LIE

livello impositivo equalizzato si intendo i LIE.

Il calcolo è questo:

%L.I.E. = (%AR * %EQ) + %AO

AR è la percentuale ad aliquota ridotta per i titoli di Stato e obbligazioni di altri paesi in Black List.

EQ è il rapporto tra aliquota ridotta e ordinaria, mentre AO la % Aliquota Ordinaria.

Il risultato determina l’imponibile da assoggettare all’aliquota ordinaria.

Anche questo, se già vi state chiedendo come dichiarare, non c’è problema farà tutto l’intermediario e voi avrete accreditato direttamente il netto dalla tassazione fondi comuni appena vista.

Come dichiarare le plusvalenze fondi comuni

La tassazione fondi comuni di investimento è imposta ad ogni movimentazione delle quote.

Che sia il semplice rimborso totale oppure il parziale, o sorprendentemente lo switch sempre su un comparto diverso del fondo.

Anche in caso di trasferimento da un deposito amministrato ad un altro deposito amministrato con diverso intestatario, si pagherà la tassazione trading.

Passiamo ora a scoprire la tassazione dei Titoli di Stato europei e italiani.

Tassazione trading i titoli di Stato

In Otalia al fine di incentivare l’investimento in titoli di Stato vengono applicate aliquote fiscali più vantaggiose rispetto ad altri investimenti.

Sapere quale sia la tassazione sui titoli di Stato è importante come sempre per momnitorare l’andamento del nostro investimento e di smobilizzare o meno certi investimenti rispetto ad altri.

Conoscere la tassazione trading è fondamentale per valutare sull’economicità ed efficienza di un titolo.

Qual è la tasssazione BOT, la tassazione sui BTP è conveniente di più o di meno della tassazione titoli di Stato europei?

Procediamo con calma e scopriamo la tassazione Titoli di Stato italiani europei e la tassazione dei titoli di Stato esteri.

Tassazione titoli di Stato italiani

La ritenuta fiscale titoli di Stato italiani avviene alla fonte e a titolo definitivo.

Questa tassazione titoli di Stato è pari al 12,5% la legge cardine è il D.lgs. 239/96 e il D.P.R. 917 del 1986.

Ugualmente la tassazione capitail gain titoli di Stato è pari al 12,5%.

E le cedole?

La tassazione cedole BTP sono anch’esse fisse al 12,5%, sia se li scambiate sul mercato dei capitali sia se le incassate creandovi un portafoglio a cedola.

La tassazione BOT e dei CTZ è diversa visto che non hanno cedole?

In questo caso l’interesse ammonta alla differenza positiva tra il valore di compravendita del titolo ed il valore di rimborso.

Di nuovo la tassazione plusvalenze è al 12,5%.

Anche in questo caso vige una differenza rispetto al mondo dell’impresa.

Tassazione titoli di Stato europei: è diversa dagli italiani?

Potete stare tranquilli se risiedete in Italia e possedete titoli di Stato europei la tassazione è sempre al 12,5%.

Sono esclusi dal regime agevolato di tassazione titoli di stato europei di Stati non aderenti all’Unione.

Un esempio, la tassazione trading Svizzera è diversa.

Noi dobbiamo farci i conti per voi che operate in Italia la tassazione trading Svizzera.

Per molti paesi europei con cui l’Italia ha particolari convenzione le tasse sui titoli di Stato sono sempre quelle del 12,50%.

Anche qui sempre cautela e informarsi.

Possono esserci ritenute in più dovute a particolari scambi.

Interessante è il discorso circa gli EURO BOND, questi per renderli appealing agli investitori potrebbero venire scontati proprio a livello di imposizione fiscale.

Tassazione titoli di Stato esteri

Nuovamente la tassazione Titoli di Stato esteri, o non, rimane più conveniente con il vincolo però che i Titoli siano emessi da Paesi White List.

Le nazioni che rientrano in questa lista scontano un’aliquota di nuovo fissa al 12,5%.

Questa tassazione bond esteri agevolata è in vigore anche per alcuni enti sovranazionali.

Vediamo tutto in maniera più facile con un vero esempio.

Se investite in bond tedeschi la tassazione titoli di Stato esteri tedeschi è al 12,5%.

Se i vostri bund tedeschi hanno reso 100€, sono in territorio negativo, ma fingiamo che rendano.

Allora su questa plusvalenza dovrete dovrete scontare la tassazione Titoli di Stato esteri al 12,5% ossia 1,25€ di tasse.

Nel caso, invece, in cui investiate in bond del Principato di Monaco, che non è nella white list italiana, allora avrete una tassazione differente.

Per la tassazione titoli di Stato esteri non vale chi emette il debito, ma vale la natura stessa del debito.

Ok, forse è poco chiaro, facciamo chiarezza.

Se il titolo di debito viene emesso dalla Banca centrale per conto dello Stato, la tassazione dei titoli esteri è al 12,5%.

La banca emette il debito, ma non è il suo, anzi questo nella sostanza è dello Stato.

La tassazione titoli di Stato esteri non è tutto e pertanto, prima di fare trading su titoli stranieri, informatevi dettagliatamente.

Come riporta il nostro ufficio studi, su alcuni titoli possono essere applicate alcune ritenute alla fonte aumentando, perciò, l’importo fiscale finale trattenuto.

Tassazione bond esteri: tutti i paesi in white list

Dal 2021 la lista dell’Agenzia delle Entrate viene sostituita da una lista unica dell’Unione Europea.

tassazione trading

E com’è la tassazione con la Brexit?

Per i titoli britannici sono vigenti ora le nuove regole dell’EU-UK Trade and Cooperation Agreement.

I bond esteri sono tassati al 26%, per questo vi consigliamo di valutare attentamente e di valutare tutte le alternative presenti.

A fronte di potenziali rendimenti più alti i rischi di investire in titoli esteri e la relativa tassazione rendono non conveniente una simile complessità.

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Obblighi di monitoraggio fiscale, il quadro RW e quello RM

Nel caso in cui l’attività di trading sia svolta per il tramite di un broker finanziario avente sede all’estero, potrebbe verificarsi la necessità di adempiere agli obblighi di monitoraggio fiscale.

Ciò comporta l’obbligo conseguente di compilazione del quadro RW del Modello Unico.

Come dichiarare tassazione trading, il quadro RW

Il quadro RW deve essere compilato, ai fini del monitoraggio fiscale, dalle persone fisiche residenti in Italia che detengono investimenti all’estero anche ai fini della liquidazione dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (IVAFE).

L’obbligo di monitoraggio non sussiste per i depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero.

A patto che il valore massimo complessivo raggiunto nel corso del periodo d’imposta non sia superiore a 10.000€.

Resta fermo l’obbligo di compilazione del quadro laddove sia dovuta l’IVAFE.

Questo obbligo sussiste anche se il contribuente nel corso del periodo d’imposta ha totalmente disinvestito.

In merito all’obbligo di compilazione del quadro RW di monitoraggio fiscale, in conseguenza del rapporto con un broker estero, a differenza di quanto previsto dalla normativa in vigore fino al 31 dicembre 2012, ai fini dell’esonero

non è più sufficiente che i flussi finanziari e i redditi delle attività oggetto di monitoraggio siano stati riscossi per il tramite di intermediari residenti.

Questo perchè è stabilito che l’esclusione da monitoraggio è subordinata anche all’applicazione del prelievo da parte del soggetto che interviene nella riscossione dei predetti flussi…”

Mediante l’applicazione dell’imposta sostitutiva nell’ambito dei regimi del risparmio amministrato o gestito“ (Circolare Agenzia Entrate 23 dicembre 2013 n. 38/E/2013 pag. 55).

Nel caso in cui il broker non consenta l’opzione per il regime amministrato, pertanto, non essendo più previsto l’esonero in caso di assenza di sostituzione d’imposta, non paiono esserci più dubbi in merito all’obbligatorietà della compilazione del quadro RW.

Come dichiarare trading: il quadro RM

Questo, in particolare, se avete guadagnato plusvalenze tassazione da dichiarare dipende se vi siete avvalsi di un intermediario o non.

Ad esempio, se avete percepito 200€ dal vostro investimento in azioni USA, vedrete applicato prima il 10% che è la ritenuta in uscita applicata dagli USA e definita dal regime contro le doppie imposizioni.

Se voi avete un intermediario italiano varia la tassazione dividendi?

Sì, di poco ma cambia.

Nel caso in cui abbiate un intermediario residente in Italia, sui 180€ di dividendo, tolto infatti il 10% trattenuto dagli USA, applicherete l’aliquota fiscale del 26%.

Al netto della tassazione avrete una tassa di 46,8 €.

Se non avete alcun intermediario residente, ricordatevi di inserire l’importo nel quadro RM della dichiarazione, l’aliquota verrà applicata sul lordo e corrisponde a circa 52€

In alcuni casi le convenzioni contro le doppie imposizioni non vengono rispettate.

Se notate alcune imposizioni non corrispondenti a quanto disposto dalla legge, rivolgetevi all’Agenzia delle Entrate che vi aiuterà ad esempio con il modulo tax claim a chiedere il rimborso di quanto indebitamente pagato.

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Tassazione nel Trading:

IVAFE (imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero)

L’imposta, calcolata sul valore dei prodotti finanziari e dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e al periodo di detenzione, è pari all’1 per mille annuo per il 2012, all’1,5 per mille per il 2013, e al 2 per mille a decorrere dal 2014.

Per i soli conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero diversi da un conto di corrispondenza con un broker finanziario.

L’imposta è stabilita nella misura fissa di 34,20 euro per ciascun conto corrente o libretto di risparmio detenuti all’estero.

Il valore dei prodotti finanziari è costituito dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui le stesse sono detenute.

Anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività o dell’impresa di assicurazione estera.

Se al 31 dicembre le attività non sono più possedute, si fa riferimento al valore di mercato rilevato al termine del periodo di possesso.

Per le attività finanziarie che hanno una quotazione nei mercati regolamentati deve essere utilizzato questo valore.

Anche tale imposta si liquida nella dichiarazione Modello Unico (quadro RW) e si versa con le modalità previste per le altre imposte.

NOTA CONCLUSIVA: IL QUADRO FORNITO IN QUESTA PAGINA COSTITUISCE UNA RAPPRESENTAZIONE GENERALE DELLA FISCALITA’ NELL’AMBITO DEL TRADING.

NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UNA TRATTAZIONE ESAUSTIVA SULL’ARGOMENTO.

NON TIENE CONTO DELLE SPECIFICITA’ DELLE SINGOLE SITUAZIONI.

PER ADEMPIERE AL MEGLIO A TUTTI GLI OBBLIGHI PREVISTI DAL NOSTRO ORDINAMENTO E APPROFONDIRE vi CONSIGLIAMO DI CONTATTARE IL CONSULENTE DI FIDUCIA.

Buon Trading!

Alessandro Moretti

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I commenti sono chiusi.

  1. Al
    Settembre 9, 2018

    Sono totalmente a digiuno dell’argomento, e quindi chiedo scusa se la domanda è stupida: non ho capito se la TOBIN TAX nel caso di regime amministrato è pagata automaticamente dalla banca.

    • A. Moretti
      Settembre 9, 2018

      In regime amministrato pensa a tutto la banca 😉

  2. Lorenzo
    Aprile 15, 2019

    Salve. Chi opera in borsa in regime amministrato ha quache obbligo di dichiarazione nei confronti del fisco? Se, come credo, non ha obblighi dal momento che il sostituo d’imposta agisce a recupero della tassazione sul capital gain, come può il trader “certificare” il suo reddito ad esempio per chiedere un mutuo o prestito o per tutte quelle prestazioni dove occorra una dichiarazione dei propri redditi? Ringrazio anticipatamente. Saluti.

    • Master Trader
      Maggio 24, 2019

      Salve, nessun obbligo. Come già scrive. Riguardo la seconda domanda basta chiedere la copia della dichiarazione al proprio broker che non avrà problemi a fornirle. Poi se questo sia sufficiente per chiedere un mutuo o altro non rientra nella nostra competenza e dipende da banca a banca.

  3. Nat
    Giugno 10, 2019

    Salve , opero con EToro e ho conto ci più di 10000 con loro nel anno 2018 con resoconto sono in minusvalenza di -19 euro ,, devo dichiarare lo stesso minusvalenza su 730 ? O su unico ? Oppure se non dichiaro rischio una sanzione ., multa ??

  4. Walter
    Giugno 15, 2019

    Buongiorno. Nn ho capito una cosa, io opero su forex in regime dichiarativo da poco, devo versare la plusvalenza del 26% una volta l’anno riferito all’anno precedente o tutti i mesi entro il 16 x il mese precedente?
    Grazie.
    Walter.

    • Master Trader
      Luglio 7, 2019

      Salve Walter,
      basta farlo 1 volta l’anno.

  5. enzo girardo
    Dicembre 19, 2019

    l’aòiquota 26% rimane sempre la stessa sia in Regime dichiaratico che in regime amministrato. grazie

    • SegnaliDiTrading
      Dicembre 19, 2019

      Ciao Enzo, si la tassazione nel trading è al 26%

  6. Claude
    Gennaio 8, 2020

    Buongiorno,
    come si deve gestire la dichiarazione sulle criptovalute. Ho conti vari distribuiti su exchange tipo COINBASE, KRAKEN, BITFINEX, BITREX e vari paper wallet.

    Grazie

  7. igor
    Gennaio 26, 2020

    salve,
    vorrei sapere se la tobin tax deve essere pagata anche da chi fa trading tramite broker market maker.
    grazie

  8. Febbraio 15, 2020

    salve vorrei sapere se a parte i vari siti come dichiarativo esiste un sistema fai da te per estrapolare i dati utili dai report Interactive Broker