SPREAD: ECCO COS’E’ E COME FUNZIONA

Sicuramente avrai sentito parlare di Spread in tv, hai le idee poco chiare e sei molto preoccupato sulle possibili conseguenze negative che può avere sui tuoi risparmi, investimenti e mutui.

In questo articolo capirai come funziona realmente lo spread e soprattutto quali impatti avrà sulla tua vita personale.

Cos’è lo spread?

Iniziamo dal capire cos’è lo spread altrimenti è inutile parlare del resto.

Lo spread non è una creatura mitologica che di tanto in tanto si manifesta per devastare un paese, ma semplicemente è la sottrazione tra i rendimenti dei titoli di stato di 2 paesi.

Se non sai cosa sono i titoli di stato in questo articolo ne parlo nel dettaglio.

La parola spread significa infatti differenza.

Differenza tra cosa?

Prendi il rendimento del btp decennale italiano.

Successivamente prendi il rendimento del bund decennale tedesco (ossia l’equivalente tedesco del btp italiano).

Fai la sottrazione tra i 2.

Il risultato sarà lo spread.

Facciamo un esempio pratico (uso numeri inventati per semplificare il concetto):

Il btp italiano con scadenza decennale rende oggi il 5%.

Il bund tedesco con scadenza decennale rende oggi il 1%.

Lo spread sarà 5%-1%= 4%.

Quando ti parlano di spread usano i punti base, per cui prendono quel 4 e lo moltiplicano per 100. Totale 400.

Invece, quando ti dicono che lo spread ha raggiunto quota 400 significa che i btp decennali italiani rendono il 4% in più dei bund decennali tedeschi. Facile no?

Questa finanza così misteriosa tutto sommato non è poi tanto complessa. 🙂

Approfondiamo questo concetto graficamente

spread

In questo grafico troviamo 2 linee.

La linea blu mostra il rendimento del btp decennale italiano.

La linea rossa il rendimento del decennale tedesco.

Lo spread non è altro che la distanza verticale tra le 2 linee per ogni dato giorno.

In questo caso le frecce rosse sono lo spread.

Come possiamo vedere lo spread non rimane costante giorno per giorno, ma aumenta e diminuisce in base a come variano i rendimenti dei 2 titoli di stato.

Perchè si confronta con la Germania e non con la Grecia ad esempio?

Lo spread significa differenza per cui potreste misurare lo spread con i titoli di stato di pari scadenza di qualsiasi paese.

Si usa la Germania come termine di confronto perchè viene considerato come l’economia più forte e solida d’Europa.

E quindi un ottimo termine di paragone per misurare il rischio di tutti gli altri stati.

Se ci hai fatto caso, è solo da qualche anno che si sente parlare di spread, prima non ne parlava nessuno.

Lo spread chiaramente è sempre esistito per gli addetti ai lavori. I media hanno sdoganato questo termine nel 2012 quando è letteralmente esploso a seguito di tutta la storia della crisi del debito greco ecc.

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Come funziona lo spread?

Ora vediamo come funziona nel dettaglio. Partiamo da questo grafico.

spread

Rispetto al grafico precedente aggiungiamo quell’area a montagna più scura che rappresenta proprio lo spread.

Come vedi, più aumenta la distanza verticale tra i rendimenti dei 2 titoli di stato maggiore è lo spread.

Minore è la distanza, minore è lo spread. Se i 2 titoli dovessero avere lo stesso rendimento, lo spread sarebbe 0.

Quando senti dire che lo spread sta aumentando significa semplicemente che la differenza tra i rendimenti dei 2 titoli di stato sta aumentando. Quando invece senti dire che lo spread sta diminuendo, vuol dire che la differenza di rendimento si sta riducendo.

Attenzione

Molti credono che lo spread sia la causa, cioè che sia lo spread che porta un aumento dei rendimenti dei titoli di stato italiani.

Lo spread non è la causa, è la conseguenza. Lo spread è il risultato di una sottrazione. E’ l’andamento dei titoli di stato italiani e tedeschi che lo influenza, non il contrario.

E allora cosa influenza il rendimento dei titoli di stato? Perchè aumenta il rendimento dei titoli di stato italiani?

Il rendimento dei titoli di stato non è altro che il premio che il mercato chiede per assumersi il rischio di prestare soldi a quel paese in questione.

Più l’Italia viene percepita rischiosa, più gli investitori chiedono un rendimento alto per acquistare i titoli di stato.

Questo perchè chi acquista titoli di stato, sta prestando i propri soldi all’Italia e giustamente vuole un rendimento proporzionato per il rischio sostenuto.

Rischio inteso come capacità del paese di restituire il prestito.

Se l’Italia si trova in una fase di instabilità politica, l’incertezza genera rischio e il mercato chiede rendimenti aggiuntivi. Di conseguenza lo spread sale.

Se l’Italia attraversa una crisi finanziaria, se non riesce a controllare il debito, se non riesce a far ripartire l’economia ecc aumenta il rischio, che fa aumentare i rendimenti dei titoli di stato che fanno aumentare lo spread.

Se invece l’economia si riprende, se c’è unità politica ecc, il rischio diminuisce, il mercato chiede rendimenti più bassi per investire e lo spread scende.

Che cosa influenza lo spread?

Molti sono letteralmente terrorizzati dalla possibilità che lo spread aumenti. Ti dico subito, che tanto a lavorare ci devi andare comunque, spread o no.

Detto questo, per sapere se devi preoccuparti o meno dello spread devi prima capire su cosa ha impatto uno spread molto alto.

L’impatto sul debito pubblico

Partiamo dal debito pubblico italiano.

Ogni mese, ogni anno, l’Italia emette nuovi titoli di stato.

Chiede quindi prestiti agli investitori. Questi prestiti servono per coprire vecchi prestiti che sono scaduti, per pagare gli interessi sul debito già in essere e per finanziare lo sviluppo economico.

Spread alto vuol dire che l’Italia dovrà pagare interessi più alti sul nuovo debito. Interessi più alti vogliono dire maggiori costi i cui soldi devono essere sottratti da altre parti.

Un conto se prendo a prestito 1 miliardo di euro con un tasso d’interesse annuo del 2% per 10 anni, un conto se chiedo lo stesso prestito con un tasso del 9%. Ci passano 70 milioni di differenza l’anno.

Quindi per lo stato e per il governo, uno spread alto è un bel problema perchè significa più costi sul nuovo debito. Più costi su un paese già in precario equilibrio possono aggravare notevolmente la situazione e rendere il peso del debito insostenibile.

Guarda questo grafico:

spread

Nel 2012 l’Italia doveva pagare un tasso del 7% per ottenere un prestito dal mercato con scadenza a 10 anni. Nel 2016, chiedere lo stesso identico prestito (quindi emettere btp) costava invece l’1%. 4 anni di distanza 6 punti percentuali di differenza.

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L’impatto su chi detiene titoli di stato

Adesso potresti pensare che per chi investe in btp, l’aumento dello spread potrebbe essere positivo perchè significa maggiori rendimenti. Non è proprio così. Dobbiamo infatti distinguere 2 situazioni:

  1. Chi non ha btp ma ha intenzione di acquistarli. In questo caso un aumento dello spread significa acquistare btp con rendimenti superiori. Dato sicuramente positivo, ma ricordatevi che nessun pasto è gratis per cui i maggiori rendimenti non sono  regalati ma corrispondono ad un rischio maggiore legato al paese. Nell’esempio fatto poco fa, comprare btp a 10 anni nel 2012 avrebbe portato un rendimento del 7% annuo, mentre comprare gli stessi btp nel 2016 avrebbe portato un rendimento dell’1%.
  2. Per chi invece ha già btp in portafoglio, l’aumento dello spread è un bel problema. Infatti l’aumento dei rendimenti è solo per le nuove emissioni oppure per chi decide di acquistarli in quel momento. Per chi invece è già in possesso di btp questo è un problema perchè le cedole rimangono sempre le stesse, ma vedrà anche scendere i prezzi degli stessi a cui potrebbe rivenderli sul mercato.

Un esempio reale

spread

Il grafico mostra l’andamento dei prezzi di un Btp italiano con scadenza Marzo 2048 che paga una cedola del 3,45% l’anno.

Da Aprile ad Ottobre 2018 lo spread è cresciuto da circa 120 a circa 380 triplicando il suo valore.

Immaginiamo un possessore di questo btp che lo aveva comprato all’emissione al prezzo di 100€ con una cedola del 3,45% annua. Ad aprile 2018 avrebbe potuto rivenderlo a 112€ con un profitto del 12%. Ad ottobre del 2018 ha comunque una cedola del 3,45%, ma se volesse rivenderlo sul mercato, il prezzo sarebbe di 90€, ed otterrebbe quindi una perdita del 10%. I suoi btp valgono quindi meno.

L’aumento dello spread gli ha causato quindi un considerevole svantaggio.

Oltre ai piccoli investitori, chi è che possiede miliardi e miliardi di btp in portafoglio?

Sono proprio le banche italiane.

Attenzione alle banche perchè una forte svalutazione dei btp che hanno in portafoglio potrebbe intaccare la loro solidità patrimoniale ed obbligarle a chiedere apporti di capitali agli azionisti. I prezzi delle azioni potrebbero quindi subire forti cali innescando possibili reazioni a catena imprevedibili.

Sii accorto quando investi, non concentrare mai il tuo capitale su un singolo titolo, singolo settore o singolo paese, eventi come questo potrebbero dilapidare i tuoi risparmi.

Comprare solo titoli di stato è un errore così come comprare solo azioni bancarie. Una corretta diversificazione e gestione del capitale ti mette al riparo da eventi come testimoniano anche i nostri portafogli che attualmente sono investiti al 10% facendoci dormire sonni tranquilli anche se la situazione dovesse precipitare.

L’impatto sui mutui a tasso fisso e variabile

Ed ora concludiamo con l’impatto dello spread sui mutui dove c’è ancora più confusione.

Hai sentito dire che per colpa dello spread i vostri mutui e prestiti costeranno di più?

Che i consumi crolleranno?

Che il mercato immobiliare crollerà?

Tutto falso

Ma lo abbiamo sentito in tv! Rimuovi ciò che hai sentito.

Non c’è alcuna relazione tra spread e mutui/prestiti.

Ti spiego tutto con dei grafici.

Prendiamo come esempio i mutui, ma per i prestiti il concetto è più o meno simile.

Prima cosa:

Se hai già sottoscritto un mutuo a tasso fisso, il tasso è fisso, per cui nessuno può modificarlo. Avete un mutuo con un tasso fisso del 3% annuo? Benissimo, quello è e quello rimane. Punto.

Se hai intenzione di prendere un mutuo a tasso fisso devi sapere che il tasso è dato da un tasso di riferimento chiamato IRS maggiorato di uno spread che rappresenta la quota del suo guadagno.

Molti hanno confuso questo spread bancario con quello di cui abbiamo parlato in questo articolo, ma in realtà non hanno niente in comune. In questo caso ogni banca può applicare il suo spread a suo piacimento ed il cliente ha anche la possibilità di trattarlo al ribasso.

Allora qualcuno potrebbe dire che è il tasso IRS ad essere influenzato dallo spread italo tedesco. Vediamo in questo grafico la relazione tra i 2.

spread

La linea rossa del grafico rappresenta l’andamento del tasso IRS a 20 anni.

E’ questo il tasso che influenza il costo dei mutui a 20 anni.

Se io volessi prendere oggi un mutuo a 20 anni, dovrò prendere il valore di oggi di questo tasso ed aggiungerci la maggiorazione che mi applica la banca. Stop.

I rettangoli rossi rappresentano i picchi dello spread negli ultimi anni.

Come vedi, sul picco massimo dello spread del 2012, il tasso IRS continuava tranquillamente a scendere. Nonostante la crescita dello spread del 2018 l’IRS invece si muove lateralmente.

Qual è invece il parametro che influenza questo tasso?

Sono i tassi d’interesse della Banca Centrale Europea.

Quelli che senti in tv quando dicono che Draghi ha alzato o diminuito.

Nel grafico sono espressi dalla linea blu.

Come puoi vedere c’è una strettissima relazione tra i 2.

All’aumentare dei tassi della BCE, aumentano gli IRS e di conseguenza il costo dei mutui.

I massimi e i minimi del 2008 e del 2016 del tasso IRS hanno coinciso con i massimi e i minimi del 2008 e del 2016 dei tassi della BCE.

Credo sia abbastanza chiara questa relazione.

Chiaramente i tassi dei mutui aumenteranno nei prossimi anni, ma non perchè sta aumentando lo spread, ma perchè aumenteranno i tassi della bce che oggi sono a zero.

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E con i mutui a tasso variabile?

Il concetto è sempre lo stesso, cambia solo che il parametro di riferimento non sono i tassi IRS, ma i tassi euribor.

Che non c’entrano nulla con lo spread.

Anche i tassi euribor sono influenzati dalle politiche della BCE che NON tengono in considerazione lo spread dell’italia.

Quindi un aumento dello spread non impatta neanche i mutui a tasso variabile.

Vediamolo in questo grafico:

spread

La linea rossa mostra il tasso euribor che determina il costo dei mutui a tasso variabile.

Come vedi, il suo andamento è strettamente correlato con i tassi decisi dalla BCE e non allo spread italiano.

I picchi dello spread italiano del 2009 e del 2012, non hanno infatti generato alcun incremento dei tassi euribor. Anzi, in quei periodi quest’ultimi sono scesi rapidamente seguendo rapidamente il taglio dei tassi della BCE.

Ora che i tassi della BCE sono a zero, i tassi euribor sono addirittura negativi. L’esplosione dello spread di queste settimane non ha avuto quindi di nuovo alcun impatto diretto significativo sul costo dei mutui a tasso variabile.

Conclusioni

A meno che tu non sia pieno zeppo di btp in portafoglio oppure che tu abbia considerevoli quote azionarie di banche italiane, puoi dormire sonni tranquilli. Non è lo spread di cui devi preoccuparti.

Spread o non spread, domani a lavoro, ci andrai lo stesso.

Se ti interessa ho fatto un video un po’ provocatorio sui possibili scenari che ci aspetterebbero se dovessimo fare la fine della Grecia.

Alessandro Moretti

E TU, COSA NE PENSI?

Ora che sai come funziona il meccanismo, sei ancora così preoccupato dello spread?

Fammi sapere nei commenti qui sotto cosa ne pensi, e se ti è piaciuto questo articolo condividilo con i tuoi amici e colleghi appassionati di investimenti come te 🙂


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