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Coronavirus: la febbre sui prezzi delle commodities

11 Aprile 2020

Così, come in tempo di guerra, i prezzi delle commodities alimentari schizzano verso l’alto.

Come mai?       

L’emergenza coronavirus sta spingendo un numero crescente di Paesi a garantire prima di tutto l’approvvigionamento della propria popolazione e a considerare il cibo un elemento di interesse strategico nazionale.

Dal grano ai legumi primi blocchi all’export commodities

A fine marzo la Russia, che è il più grande esportatore di grano al mondo, ha deciso di bloccare una parte delle vendite di questo cereale sui mercati internazionali.

Lo ha fatto proprio per non rischiare di lasciare i propri cittadini senza farina.

grano commodity coronavirus

Il suo ministero dell’Agricoltura si riserva di alzare ulteriori muri sia sotto forma di divieti espliciti che di tasse sulle esportazioni

Il kazakistan ha bloccato l’export di grano di qualsiasi genere, ma ha vietato le vendite all’estero anche dell’olio e dei semi di girasole, dello zucchero, delle carote, delle patate.

Il grano, la principale tra le commodity, soltanto nelle ultime due settimane ha aumentato il prezzo del 10%.

Una situazione pesante per l’Italia che si trova a importare il 30% di quello duro e addirittura il 60% di quello tenero per fare il pane.

Per non rischiare di rimanere senza forniture paesi come l’Algeria, il Marocco e la Turchia, che sono grandi importatori di grano, stanno già cercando di garantirsi le forniture.

Come?

Eliminando i dazi all’importazione e bandendo nuove gare in cui offrono prezzi di acquisto più alti della media sulle commodities, un’ulteriore aggravante oltre il coronavirus.

Nazionalismo agroalimentare causa coronavirus dunque che non riguarda solo il grano

Il Vietnam per esempio terzo esportatore di riso al mondo, ha temporaneamente sospeso i nuovi contratti di esportazione di riso.

Mentre in India, segnala la Coldiretti, le consegne per l’estero si sono fermate a seguito delle pesanti conseguenze del lockdown nel Paese.

Per l’Italia il problema del riso non si pone dato che in Europa è il primo produttore ma di certo non sarà così per gli altri paesi.

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Secondo i dati Istat, l’anno scorso l’Italia ha importato dall’Egitto legumi per 5,8 milioni di euro.

Il governo del Cairo ha appena deciso di sospendere le esportazioni di legumi per un periodo di tre mesi, al fine di garantire ai propri cittadini l’approvvigionamento.

Nei giorni scorsi, invece, il nostro Paese ha rischiato di non veder arrivare dal Sudamerica le forniture di soia di cui aveva bisogno.

Soia che ricordiamo non viene utilizzata solo per uso umano ma anche per l’approvvigionamento del bestiame da allevamento.

Una possibile soluzione da oltreoceano all’aumento dei prezzi delle commodities per il coronavirus

A fronte di Paesi che chiudono i cordoni delle forniture.

Come in Canada, per esempio, dove la pandemia ha provocato una decisa diminuzione dell’offerta alimentare.

Di conseguenza si ha un prevedibile aumento dei prezzi delle commodities, coronavirus o no.

Il governo del Québec ha lanciato una piattaforma online Le Panier Bleu.

La piattafroma ha l’obiettivo di stimolare il commercio locale in modo da aiutare le imprese della provincia e ridurre la dipendenza dalle forniture alimentari estere.

Singapore, invece, ha intrapreso la strada degli orti urbani e ha deciso di promuovere l’agricoltura in città: sfrutterà i parcheggi rimasti vuoti e le terrazze dei grattacieli.

Petrolio a un passo dai tagli mentre i sauditi speculano sulle major

L’Arabia Saudita ha giocato su due tavoli.

Da un lato intessendo un accordo globale per un taglio senza precedenti della produzione di petrolio.

Dall’altro spendendo un miliardo di dollari per acquistare a prezzi di saldo azioni delle maggiori compagnie europee, tra cui anche Eni.

Al vertice della teleconferenza dell’Opec si dava ormai  per certo un taglio della produzione di 10-11 milioni di barili al giorno, al quale potrebbe aggiungersi un ulteriore taglio di 5 milioni.

Le estrazioni si ridurranno di 10 milioni fino a giugno, dopo di che è previsto un meccanismo a scalare: a seconda di come evolverà la pandemia di coronavirus e dunque la domanda di greggio.

Il taglio potrebbe ridursi a 8 milioni da luglio e a 6 milioni nel primo trimestre del 2021.

Questo perché a causa del Coronavirus l’eccesso di offerta è diventato talmente alto che secondo l’Opec la capacità globale di stoccaggio rischia di esaurirsi entro maggio.

Le incursioni in Borsa dell’Arabia Saudita

Secondo il Wall Street, il fondo sovrano di Riad avrebbe acquistato sul mercato azioni di quattro compagnie, per un controvalore totale di un miliardo di dollari tra cui l’italiana ENI.

È probabile che nessuna delle partecipazioni superi la soglia dell’1%, ma i movimenti sul titolo Eni non sono comunque sfuggiti all’attenzione della Consob che dal 19 Marzo ha recuperato un 38%

La partecipazione saudita potrebbe comunque essere, almeno per ora, limitata.

Rilevare l’1% di Eni ai valori attuali costerebbe circa 340 milioni di dollari.

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Commodities il suo opposto: mercato dei futures a prezzi negativi per il coronavirus

Intanto le borse dei derivati preparano piani d’emergenza per fronteggiare la possibilità che anche sui mercati finanziari il prezzo del barile possa scendere sotto zero.

Il CME  ha diffuso tra gli operatori un avviso per rassicurarli sul fatto che dal punto di vista tecnico è pronto a gestire ogni evenienza.

A quanto arriverà? Conviene ancora investire in petrolio?

Se nei prossimi mesi i principali prezzi dell’energia continueranno a scendere verso zero, Cme Clearing ha un piano già testato per supportare la possibilità di un sottostante negativo delle opzioni e consentire così ai mercati di continuare a funzionare normalmente.

Per risolvere le potenziali difficoltà al Nymex verrà rispolverato il «modello Bachelier».

Tale metodo permette di prezzare le opzioni anche quando il sottostante ha un valore negativo.

ll Cme avverte che nel caso in cui il future sul petrolio si attestasse tra 8 e 11 dollari al barile, Cme Clearing «potrebbe» passare al modello Bachelier per prezzi e margini delle opzioni.

Il passaggio sarebbe invece automatico se il future scendesse sotto 8 $.

Regole analoghe sono state stabilite anche per i contratti sulla benzina e sul gasolio da riscaldamento.

E voi pensate che i prezzi delle commodities aumenteranno ancora a causa del coronavirus o dei nazionalismi?

Fatemi sapere le vostre opinioni nei commenti.

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Davide Cassaghi

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