A COSA SERVE LA PIANIFICAZIONE FINANZIARIA?

pianificazione finanziaria

La pianificazione finanziaria serve per poter soddisfare delle esigenze future e per permettere di raggiungere obiettivi specifici di medio e lungo termine.
Questi obiettivi ed esigenze possono essere diversi da famiglia a famiglia, ma tra i più frequenti si possono trovare:

  • Mettere ordine nella situazione finanziaria, patrimoniale e assicurativa
  • Acquisire piena consapevolezza dei bisogni finanziari prioritari e delle risorse disponibili per colmarli, conoscere appieno gli strumenti finanziari posseduti
  • Crearsi una pensione adeguata per poter invecchiare con serenità (almeno patrimoniale)
  • Liberare patrimonio disponibile
  • Permettersi delle spese eccezionali pur restando coerenti con il piano stabilito
  • Ripararsi dalle (dannose) pressioni commerciali del sistema, essere autonomi e consapevoli nelle scelte, eliminandone i fattori emotivi, acquisire potere contrattuale con gli intermediari
  • Diminuire i costi (per aumentare i risultati), difendersi dall’inflazione e dalla pressione fiscale
  • Proteggere il patrimonio, prevedere e gestire gli imprevisti, ma soprattutto i rischi
  • Gestire in modo ottimale le entrate e la scorta di liquidità ma soprattutto le uscite, adottare un piano che permetta di raggiungere gli obiettivi prefissati
  • Confrontarsi con un unico interlocutore, essere costantemente informato sulla propria situazione, monitorare in modo centralizzato le varie posizioni

UNA VOLTA FATTA LA PIANIFICAZIONE COSA DEVI FARE?

Una volta fatta la pianificazione finanziaria deve essere poi verificata e controllata periodicamente per comprendere se ci si sta allontanando dai propri obiettivi.

Può essere molto utile farsi affiancare da un esperto di pianificazione finanziaria indipendente.

Ma quanti sono gli esperti del settore finanziario che, assistendo ed affiancando le famiglie italiane nelle loro scelte d’investimento, seguono alla lettera questo modo di fare consulenza?

Purtroppo molto spesso nella realtà operativa di tutti i giorni, la pianificazione finanziaria è un mero sinonimo di asset allocation. Ossia dato un “profilo di rischio” ed un “orizzonte temporale” d’investimento, l’arduo compito del pianificatore si concretizza in una semplice individuazione della cosiddetta “torta ottimale” secondo la quale si ripartisce il “portafoglio finanziario”, assegnando un certo peso a ciascuna macro-classe (azioni, obbligazioni, liquidità) e minimizzando i rischi a parità di rendimento.

Ne fanno poi cornice, a seconda delle circostanze, le varie modalità tecniche di allocazioni come il buy&hold (compra e tieni), il ribilanciamento (constant mix), la logica dei piani di accumulo (Pac) fino a giungere alla più di moda portfolio insurance (in sigla CPPI).

Ad ogni modo, se un processo di pianificazione si concretizza nell’individuazione degli obiettivi/bisogni e nella relativa capacità di realizzarli nella maniera più efficiente possibile date le risorse disponibili, non potrà esistere un unico profilo di rischio ed un unico orizzonte temporale d’investimento: il profilo di rischio cambia nel tempo e nello spazio, mentre di orizzonti temporali non ce ne sono tanti quanti gli obiettivi da realizzare.

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