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Pensioni quota 100: tutto quello che devi sapere

18 Febbraio 2019

Si parla recentemente di riforma delle pensioni e della famosa pensione quota 100.

Ma continuate ad avere le idee poco chiare e non sapete come approfondire?

In questo articolo troverete la risposta a tutti i vostri dubbi sul tema delle pensioni quota 100.

Se dovessi spiegare in poche parole cos’è pensioni quota 100, direi semplicemente che quota 100 è la nuova riforma del sistema pensionistico italiano che permetterà di andare in pensione anticipatamente nel 2019.

Con questa riforma, oltre 400.000 italiani potranno andare in pensione prima del previsto nel 2019 a patto però di rispettare specifici requisiti.

Premetto che ad oggi i dettagli della riforma non sono ancora ufficiali per cui potrebbe essere sottoposta ancora a piccole modifiche o potrebbe subire dei ritardi, ma il succo non cambia.

Per adesso infatti ci sono molte incertezze e poche certezze intorno a questa riforma che sta facendo molto discutere soprattutto per gli elevati costi a carico dello stato.

Le stime dicono infatti che questa riforma costerà allo stato circa 7 miliardi di euro.

Pensioni quota 100:

1: Ad oggi sembra, salvo sorprese dell’ultimo minuto, che sfruttando l’opzione pensioni quota 100 non ci saranno penalizzazioni economiche per chi ne farà richiesta.

2: sembrano ormai certi i requisiti minimi di accesso che vedremo tra poco.

3: sembra certo che saranno ripristinate le finestre temporali di cui parleremo dopo.

Entriamo nel vivo e scopriamo cos’è e come funziona quota 100.

Quali sono i requisiti?

I requisiti confermati per andare in pensione con quota 100 sono:

  • Avere 38 anni di contributi previdenziali;
  • Avere 62 anni di età.

 

Ed infatti è chiamata quota 100 proprio viene fuori dalla somma di 38 anni di contributi + 68 anni di età che fa 100.

Attenzione perché a dispetto di quanto si diceva prima, all’aumentare degli anni di età non viene ridotto il requisito contributivo.

Per cui con 63 anni di età non ne serviranno 37 di contributi, ma rimarranno sempre 38.

Quindi la quota sarà 101.

La quota sarà 102 con 64 anni di età e 38 di contributi, 103 con 65 anni di età e 38 di contributi e 104 con 66 anni di età e 38 di contributi.

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Ci sono penalizzazioni economiche per chi sfrutta quota 100?

Ad oggi sembra certo che non ci saranno penalizzazioni economiche per chi sfrutta l’opzione quota 100.

Ciò non era affatto scontato.

Ad esempio infatti chi sfrutta invece l’opzione donna, un’altra modalità di pensionamento anticipato, dovrà sottostare ad un ricalcolo contributivo penalizzante.

C’è da dire comunque che con il sistema pensionistico contributivo, entrato in vigore il primo gennaio 1996 (o dal primo gennaio 2012 per chi ha maturato almeno 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995), andare in pensione prima comporta necessariamente una riduzione dell’assegno pensionistico.

Il motivo è semplice.

Il sistema contributivo prevede il pagamento della pensione in funzione dei contributi versati: più contributi versate + alta sarà la vostra pensione, meno ne versate più bassa sarà.

Andando in pensione prima dei 67 anni di età significa quindi versare meno contributi e di conseguenza ricevere un assegno pensionistico più basso.

Per cui se vado in pensione a 62 anni di età invece di 67, avrò versato meno contributi e quindi percepirò una pensione più bassa rispetto a quella che avrei percepito se fossi andato in pensione a 67 anni.

Con quota 100 ripristinate le finestre temporali

Salvo modifiche dell’ultimo minuto, ci saranno 4 finestre temporali nel 2019 per fare richiesta per il pensionamento con quota 100.

Ad oggi la prima finestra dovrebbe essere aprile 2019.

Ciò significa che potranno fare richiesta di pensionamento con quota 100 ad aprile 2019 tutti coloro che hanno maturato i requisiti visti precedentemente alla data del 31 marzo 2019.

Le successive finestre saranno luglio 2019 per chi matura i requisiti nei mesi di aprile maggio e giugno, ottobre 2019 per chi matura i requisiti nei mesi di luglio agosto e settembre e gennaio 2020 per chi matura i requisiti nei mesi di ottobre novembre e dicembre.

I dubbi più frequenti sulla pensione quota 100

Moltissime persone mi hanno fatto le domande che vedremo adesso per cui ho ritenuto importante trattarle in questo articolo.

Una delle domande più frequenti è: quota 100 può essere sfruttata anche dai lavoratori autonomi?

La risposta è , può essere sfruttata sia dai lavoratori dipendenti che da quelli autonomi.

Altra domanda frequente è: i contributi figurativi rientrano nel calcolo dei 38 anni di contribuzione di quota 100?

Se non sapete cosa sono: i contributi figurativi sono quei contributi che vengono versati anche durante i mesi di non lavoro da parte del lavoratore come ad esempio malattia o maternità.

Anche se non si hanno ancora certezze in merito, per il raggiungimento dei 38 anni di contribuzione possono essere sfruttati fino ad un massimo di 2 o 3 anni di contributi figurativi.

Attenzione perché questo aspetto potrebbe subire delle modifiche prima dell’ufficializzazione della riforma.

Con quota 100 viene eliminata la pensione anticipata?

Assolutamente no.

Con quota 100 non viene eliminata la pensione anticipata in vigore fino ad oggi.

Le 2 opzioni rimarranno valide contemporaneamente.

Ricordo che con la pensione anticipata, ad oggi, è possibile andare in pensione prima dei 67 anni di età con 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Questa possibilità rimarrà valida anche con l’introduzione di quota 100.

Con quota 100 viene eliminata la riforma Fornero?

La riforma Fornero non sarà eliminata del tutto dalla nuova riforma del sistema pensionistico come era stato detto in campagna elettorale.

Al di là di qualsiasi discorso politico, che non mi interessa minimamente, la riforma Fornero viene comunque ridimensionata.

Rimangono ad esempio in vigore i ricalcoli biennali delle aspettative di vita.

Ad ogni modo il sistema pensionistico sarà decisamente più flessibile di quello visto fino ad oggi con la riforma Fornero.

Ed infine la domanda di tutte le domande: nel 2019 le pensioni saranno più basse?

La risposta purtroppo è .

Ciò è dovuto alla modifica dei coefficienti di trasformazione con i quali il montante contributivo (cioè i contributi che ho versato) si trasforma in pensione.

Dato che questi coefficienti di trasformazione sono stati rivisti al ribasso, le pensioni nel 2019 saranno più basse rispetto a quelle del 2018 a parità di tutte le altre condizioni chiaramente.

In particolare, chi andrà in pensione nel 2019 avrà una pensione più bassa rispetto al 2018 di circa l’1,2%.

Per concludere, un consiglio per non rimanere delusi dall’assegno pensionistico.

Sappiate che prima o poi in pensione ci andrete.

E sappiate che è certo che il vostro assegno pensionistico non sarà uguale all’ultimo reddito percepito da lavoratore.

Anzi, per molti sarà decisamente più basso.

Pensate se dal prossimo anno il vostro stipendio dovesse subire una riduzione del 30% o del 40%. Cosa vi succederebbe?

Ecco questo è quello che potrebbe succedervi quando andrete in pensione.

Per questo motivo, prima correte ai ripari meglio è.

La pensione pubblica non sarà sufficiente a coprire il vostro tenore di vita quando smettere di lavorare e potrete fare una brutta fine se non correte subito ai ripari. E prima iniziate e meglio è.

Trasformati in un vero trader con il percorso da 0 a finalmente Trader, senza commettere quei terribili (e costosi!) errori che io stesso ho commesso 10 anni fa!.

Cosa fare per correre ai ripari?

Prima di tutto provvedere alla pensione integrativa.

Ossia versare una quota aggiuntiva del proprio stipendio in fondo pensione.

Quanto versare dipende da caso a caso, ma generalmente prima iniziate e meno dovete versare.

Scegliete con cura il fondo pensione perché altrimenti sarebbe come versare in un secchio dell’immondizia i vostri risparmi per 30 o 40 anni.

Se vi mancano più di 10 anni alla pensione scordatevi i comparti garantiti o obbligazionari del fondo pensione.

Il comparto azionario, anche se oscilla di più, è quello che nel lungo termine genera rendimenti maggiori.

L’obbligazionario e il garantito servono negli ultimi 10 anni prima della pensione per mantenere e non rischiare di dilapidare i rendimenti ottenuti con l’azionario negli anni precedenti.

E voi? Andreste in pensione con quota 100 a 62 anni di età e 38 di contributi oppure preferite attendere i 67 anni di età?

Alessandro Moretti

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