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Inflazione: cosa ne sai veramente?

25 Marzo 2019

E’ una parola chiave quando si parla di economia ma spesso è anche oggetto di grande confusione. Sto parlando dell’inflazione!

Tutti credono che l’inflazione sia una cosa negativa, ma lo sapevate ad esempio che l’inflazione avvantaggia chi ha debiti e mutui e penalizza invece chi presta i soldi?

In questo articolo vi spiegherò cos’è l’inflazione, da cosa viene influenzata, perché avvantaggia gli Stati e i debitori e svantaggia i creditori.

Vi spiegherò inoltre cosa significano deflazione, iperinflazione e disinflazione e andremo a vedere insieme un po’ di esempi storici.

Con la parola inflazione si intende l’incremento dei prezzi.

Ossia l’aumento del costo della vita.

In realtà per essere ancora più precisi, con il termine inflazione si intende l’immissione di denaro nell’economia che poi, di conseguenza, genera una perdita di potere d’acquisto.

Cosa succede se l’inflazione aumenta?

Quando l’inflazione aumenta, con i nostri soldi possiamo comprare una quantità più piccola di quegli stessi prodotti che avevamo comprato l’anno prima.

Se oggi con 100.000€ posso comprare un appartamento di 60 metri quadri, a causa dell’inflazione, quello stesso appartamento domani mi potrebbe costare 110.000€.

Dovete sapere che il valore di una qualsiasi moneta, euro o dollaro che sia, si misura in potere d’acquisto, ovvero quanti di quei prodotti posso comprare con i miei soldi in un certo periodo di tempo.

Se l’inflazione aumenta, i nostri soldi perdono di valore, possiamo comprare una quantità di prodotti più piccola e come conseguenza abbiamo un calo del potere d’acquisto della moneta.

Vi faccio un esempio: se il tasso di inflazione è del 2% l’anno, un pacco di pasta che prima mi costava €1 oggi lo pagherò €1,02.

In questo grafico vi mostro come sia cresciuta l’inflazione in Turchia negli ultimi 10 anni.

Il tasso di inflazione in Turchia dal 2009 ad oggi è cresciuto del 146,51%.

Questo vuol dire che quello che potevo acquistare con 50000 lire turche nel 2009 oggi mi costa circa 123 mila lire.

In quest’altro grafico invece vi mostro com’è cambiata l’inflazione italiana dagli anni 80 ad oggi.

Come potete vedere oggi il valore è molto basso ma negli anni 80, quando c’era ancora la lira, abbiamo raggiunto livelli del 20% annuo.

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Ma quali sono le cause dell’inflazione?

Non esiste una teoria unica e universale in grado di mettere d’accordo economisti e accademici ma ci sono alcune circostanze che mettono d’accordo un po’ tutti.

L’inflazione può essere causata da:

  • Un aumento della domanda.
  • Se ad esempio domani mattina all’apertura dei negozi tutti quanti ci svegliassimo e andassimo a comprare di corsa cento pacchi di pasta a testa, la conseguenza diretta sarà un aumento dei prezzi. A parità di offerta, un aumento della domanda genera un incremento dei prezzi del prodotto in questione.
  • Un rialzo dei costi di produzione, se ad esempio produrre quel pacco di pasta costa di più all’azienda, questa per restare in profitto dovrà aumentare i prezzi. Se i prezzi del grano aumentano, aumenteranno per forza di cose anche i prezzi della pasta. Se aumenta il prezzo del petrolio, aumentano i costi di trasporto delle varie aziende e quindi aumentano di conseguenza anche i prezzi dei prodotti.
  • Un eccesso di offerta di moneta. I prezzi, come qualsiasi altra merce, sono il risultato di domanda e offerta. Se c’è troppa offerta il prezzo scende. Se quel prodotto è il denaro saranno i soldi a perdere di valore mentre i prezzi dei beni aumenteranno. A parità di domanda, se aumenta l’offerta di moneta, e quindi la quantità di moneta in circolazione, il valore della moneta che possediamo diminuisce e quindi subiamo una perdita di potere d’acquisto.

Ma chi colpisce l’inflazione e quali sono le conseguenze?

L’inflazione può colpire soggetti diversi e i benefici che magari può portare a qualcuno potrebbero andare a discapito di qualcun altro.

Con l’inflazione ad esempio i creditori ci perdono mentre i debitori ci guadagnano.

Questo perché ad esempio se una banca mi concede un mutuo per comprare casa con un tasso fisso del 7% l’anno e una rata di €1.000 al mese.

Con l’aumentare dell’inflazione il “costo” di questi €1.000 al mese diminuisce e questo favorisce il proprietario della casa.

Ma l’inflazione sfavorisce anche i piccoli risparmiatori perché ogni euro risparmiato avrà un valore più basso in futuro, questo a meno che il conto su cui stiamo conservando i nostri soldi non paghi un tasso di interesse pari o superiore al tasso di inflazione.

Quindi se avete 10.000€ sul conto, considerando un’inflazione al 2% annuo, tra 10 anni, i vostri 10.000€ varranno come 8.000€ di oggi.

Voi vedrete sempre 10.000€, ma in realtà è come se ne aveste 8.000€.

Anche i lavoratori con stipendi o contratti che non si adeguano all’andamento dell’inflazione subiscono degli svantaggi.

Questo perché il potere d’acquisto dei loro redditi resta lo stesso mentre i prezzi aumentano.

Gli stipendi infatti dovrebbero sempre aumentare di pari passo con l’inflazione altrimenti è come se diminuissero.

In tutto questo il clima di incertezza rende i consumatori meno propensi a spendere e l’intera economia si trova costretta a dare un nuovo prezzo ai prodotti.

Va ricordato che se il tasso di inflazione interno è maggiore di quello di altri paesi, i prodotti nazionali perdono di competitività.

Diverse forme di inflazione

Cominciamo con la deflazione.

La deflazione è la diminuzione dei prezzi di beni e servizi che genera quindi un aumento del potere d’acquisto delle persone.

Momenti di questo tipo si verificano durante i periodi di crisi ovvero quando la gente smette di spendere e accumula i propri soldi.

La deflazione può essere molto più pericolosa dell’inflazione, specie sul lungo periodo.

Se i prezzi si abbassano di continuo, le persone finiscono per rimandare gli acquisti, soprattutto quelli di beni non indispensabili come l’auto o il frigorifero nuovo, perché sperano il mese successivo di trovare uno sconto in più.

Ma così facendo, le imprese si bloccano e si va dritti in una spirale che porta ad un’economia stagnante.

Ecco spiegato perchè la diminuzione dei prezzi, la deflazione, deve essere vista in modo negativo per l’economia.

La deflazione non deve essere confusa con la disinflazione che rappresenta semplicemente un calo dell’inflazione.

Riassumendo quindi: la deflazione è quando l’inflazione è negativa.

La disinflazione è quando l’inflazione è positiva ma è in diminuzione rispetto alle rivelazioni precedenti.

Un’altra situazione pericolosa è quella della iperinflazione: un tipo di inflazione estremamente elevata.

Questa tipologia può portare alla rottura del sistema monetario e uno degli esempi si è verificato in Germania nel 1923 quando i prezzi aumentarono del 2500% in un mese!


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Ma quindi questa inflazione è qualcosa di negativo, pericoloso e dannoso?

Non necessariamente. Il fatto che i prezzi salgano non deve essere per forza letto come un evento negativo.

Purchè l’aumento dei prezzi rimanga contenuto ed in linea con l’aumento degli stipendi dei lavoratori.

L’aumento costante dei prezzi è il segno di una economia robusta. La gente guadagna e spende.

Le imprese incassano e hanno denaro da investire in ricerca, nuovi prodotti e alla lunga possono anche assumere. In più, salgono anche i salari grazie ai meccanismi che li legano.

Nel caso opposto, una bassa inflazione può essere un campanello d’allarme per lo stato di salute dell’economia di un paese.

Non è un caso quindi che la banca centrale europea e quella americana abbiano un obiettivo di inflazione al 2% annuo.

Questo infatti viene considerato come il livello ideale per poter far crescere in modo sano le economie.

Ma come si misura l’inflazione?

La risposta a questa domanda non è per nulla semplice e senza andare troppo nel dettaglio immaginatevi un carrello della spesa dentro cui avete messo tutti quei prodotti che comprate ogni giorno.

Il carrello della spesa viene chiamato “paniere di mercato” e per misurare l’inflazione si confronta il costo della vostra spesa nel tempo, quanto è aumentato o diminuito rispetto all’anno precedente.

Esistono due tipologie di indici per misurare l’inflazione: l’IPC (Indice dei prezzi al consumo) che misura la variazione dei prezzi di beni come la benzina, il cibo, i vestiti e viene calcolato dall’ISTAT.

E l’IPP (Indice dei prezzi alla produzione), che invece misura quanto sono variati i prezzi di vendita da parte dei produttori di beni, del venditore.

Questi indici misurano un’inflazione generale.

Attenzione a non far confusione con quella personale che dipende dall’andamento dei prezzi dei prodotti e servizi di cui fai uso abitualmente.

Ad esempio se per lavoro usi molti strumenti tecnologici per i quali spendi gran parte del tuo reddito, il tuo potere d’acquisto sarà influenzato soprattutto dall’andamento dei prezzi di questi prodotti.

Per cui diciamo che l’inflazione subita a livello personale varia da persona a persona e può essere sensibilmente diversa da quella misurata dall’ISTAT.

Non dimenticate mai che i vostri risparmi sono come una vasca da bagno con il tappo stappato: perderanno continuamente valore ed è per questo che dovete investirli. Il che non vuol dire giocarsi alla Snai o alla roulette.

Io ad esempio li investo principalmente in azioni, ma ognuno è libero di investirli come vuole.

Purchè lo faccia in modo responsabile.

L’importante è investirli perché altrimenti vi ammazzarete di lavoro per una vita per mettere da parte un po’ di soldi, farete tanti sacrifici per risparmiare e poi li buttate dentro una vasca che non ha il tappo.

Non ha proprio nessun senso!

Ora avete le idee un po’ più chiare su questa tanto chiacchierata inflazione? Siete ancora convinti che sia solo ed esclusivamente qualcosa di negativo?

Alessandro Moretti

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