Analisi intermarket dell’indice della borsa tedesca

Nelle scorse settimane ti ho parlato del mercato azionario americano cercando di analizzarlo da un punto di vista intermarket (in relazione ai bond e ai tassi di interesse) e macroeconomico (utili attesi societari e GDP).

Questa settimana voglio parlarti dell’indice della borsa tedesca per antonomasia e metterlo in relazione con un indicatore economico di cui spesso si sente parlare: lo ZEW.

Cos’è lo ZEW?

L’indice Zew Economic Sentiment Indicator ha cadenza mensile e sintetizza l’opinione di 300 esperti del settore bancario, assicurativo, finanziario di importanti società sul futuro dell’economia tedesca ed europea. Esso viene elaborato nell’ambito di un’indagine che viene svolta dal Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung, dalle cui iniziali prende il nome.

Il valore che viene ottenuto sintetizza l’opinione degli esperti sulle prospettive dell’economia nei sei mesi successivi al momento in cui l’indagine viene svolta (si tratta dunque di un leading indicator).

Se l’indice ottiene un punteggio superiore a zero vuol dire che gli intervistati sono complessivamente ottimisti sul futuro dell’economia tedesca; se l’indice è inferiore a zero vuol dire che sono invece pessimisti.

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Quello che ho voluto fare in questa occasione è andare a ricercare valori estremi dello ZEW (estremo ottimismo o pessimismo) e metterli in relazione all’andamento della borsa tedesca.

Gli indicatori che ci fornisce il centro di ricerca tedesco sono due: il primo riguarda la reale situazione economica della Germania mentre il secondo, più interessante, riguarda per l’appunto le aspettative a 6 mesi degli operatori finanziario-economici.

Nel primo grafico ho sovrapposto l’andamento del DAX30 all’indicatore che misura la situazione corrente. Come potete vedere le due linee risultano pressoché sovrapponibili, sembrerebbe nulla di utile ai fini previsionali se non fosse che l’indicatore ha iniziato a scendere da gennaio 2018 ed ancora non ha invertito il trend mentre l’indice tutto sommato ha lateralizzato ed ora sembra indeciso sul da farsi.

Il secondo indicatore, più interessante, presenta un grado di difficoltà nella lettura interpretativa molto maggiore. Innanzitutto bisogna sottolineare che l’ampiezza dei dati raccolti non permette di individuare dei comportamenti tipici ricorrenti prima dei minimi o massimi di mercato e dunque non ha rilevanza statistica.

Andamento dello ZEW

Per esempio prima del massimo del 2000, lo ZEW fece segnare un forte minimo a gennaio 99, più di un anno prima dell’inizio del crollo dell’azionario e, anzi, in concomitanza con gli ultimi mesi di euforia borsistica, riprese a salire fino alla quota record di 89 punti a gennaio del 2000 e poi riprese a scendere in correlazione con il Dax.

Per il massimo del 2007, la storia fu diversa: lo ZEW iniziò a scendere da valori molto alti (71 punti a gennaio 2006) fino ad un minimo a -28,5 punti nel novembre 2006.

Seguì un timido rimbalzo fino a maggio 2007 a 24 punti, e poi tornò a scendere anticipando di qualche mese l’inizio della discesa del Dax.

Un caso interessante fu anche la crisi del debito sovrano del 2011 con il conseguente intervento di Mario Draghi che prima pronunciò il famoso “whatever it takes” inondando le banche di liquidità a tasso zero (con le famose aste LTRO) con l’ordine di comprare i titoli del debito pubblico e poi con l’istituzione del Q.E. che scongiurò lo scatenarsi di una crisi nell’Eurozona.

Come successo nella crisi precedente del 2007 lo ZEW iniziò a scendere più di un anno prima rispetto alla borsa, poi ci fu un piccolo rimbalzo e di nuovo la discesa nella calda estate del 2011 (stessa divergenza negativa con massimi decrescenti vista nel 2007). Quella volta però ci pensò super Mario Draghi a puntellare l’Eurozona con i suoi interventi di politica monetaria.

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La situazione attuale

L’attuale situazione è quantomeno interessante con lo ZEW che a luglio è sceso sotto la soglia dei -20 punti (non lo faceva da 6 anni, agosto 2012) salvo rimbalzare leggermente nel mese di agosto a -13,7.

Quello che salta comunque agli occhi è la persistente divergenza tra l’andamento del Dax che ha brillantemente superato i massimi di aprile 2015 tra maggio e novembre del 2017 e quello dello ZEW che nello stesso periodo ha seguito un andamento discendente fino ai minimi (per il momento) di luglio 2018.

Conclusioni

Per concludere possiamo stabilire che ci troviamo sicuramente in un momento decisivo per l’economia e il mercato azionario.

La situazione corrente (grafico 1) deve tornare velocemente a crescere altrimenti la borsa finirà per seguirla, mentre guardando al secondo grafico, dopo il mini rimbalzo di agosto sarà importante verificare il dato di settembre.

Se dovesse essere ancora crescente, allora si potrebbe innescare una nuova fase (l’ultima?) rialzista di questo favoloso bull-market, se invece dovesse scendere a valori inferiori a quelli di luglio potremmo trovarci di fronte all’inizio di un nuovo ciclo ribassista del mercato azionario.

In ogni caso voglio sottolineare che l’obiettivo di noi trader non è quello di prevedere il mercato ma quello di seguirne i trend quando iniziano a manifestarsi, rispettando tutte le regole di gestione del capitale che ci permettono di sopravvivere anche in situazioni di mercato molto avverse.

Aggiornamento dello ZEW alla data 11.09.2018

La condizione economica attuale è migliorata a 76 punti dai 72,6 precedenti ed oltre i 72 attesi dal consensus.

L’indicatore ZEW di sentiment è salito a -10,6 punti a settembre dai -13,7 di agosto oltre le attese che prevedevano un peggioramento a -14 punti.

Il Dax però in concomitanza della pubblicazione del dato ha accelerato al ribasso.

Forse gli operatori sono preoccupati per la permanenza dell’indicatore sotto la linea dello zero per il sesto mese consecutivo.

Buon trading

Luca Conti

 


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