Fiscalità di Fondi ed ETF: tutto ciò che non sai !

Prima di parlare della fiscalità voglio spiegarti brevemente cos’è un ETF.

Gli ETF (Exchange traded funds) stanno piano piano riscuotendo un grande successo tra gli investitori di tutto il mondo. Raramente consigliati da banche e promotori perchè hanno dei costi e commissioni molto bassi (ne parleremo in dettaglio in un altro articolo), vengono sempre più apprezzati dai risparmiatori che ne riescono a percepire i molteplici vantaggi. Attenzione però perchè esistono diverse tipologie di ETF, ognuna con determinate caratteristiche, costi, rischi, vantaggi e svantaggi.

Quindi ora vediamo le differenze tra tutti gli ETF disponibili sul mercato con lo scopo di aiutare l’investitore a valutarne pro e contro.

Diciamo innanzitutto che la struttura dell’ETF incide sui rischi, sui costi e sull’accuratezza con cui lo strumento replica il sottostante.

In base alla loro struttura di replica, gli ETF possono essere suddivisi in 2 grandi macrocategorie che a loro volta si dividono in altre 3 sottocategorie.

3 sottocategorie di ETF

ETF a replica fisica: replicano il sottostante senza il ricorso a strumenti derivati.
Fisica completa: acquisto di tutti i titoli facenti parte dell’indice sottostante, con le stesse proporzioni in cui entrano nello stesso.
Fisica a campione: acquisto di un campione di titoli facente parte dell’indice con modalità di selezione puramente quantitative, con l’obiettivo di minimizzare il tracking error.
ETF a replica sintetica: utilizzo di contratti derivati (Swap) per replicare la performance dell’indice
Funded: L’emittente dell’Etf non ha la proprietà del collaterale, ma solo una garanzia sullo stesso.
Unfunded: l’emittente ha la proprietà del collaterale (in questo modo si riduce il rischio controparte).
ETF a replica fisica completa.

Le caratteristiche degli ETF a replica fisica completa

Possiedono tutti i titoli componenti il benchmark (sottostante), nelle medesime percentuali.
Viene impiegata per indici non troppo estesi e i cui componenti sono molto liquidi (esempio dax, ftsemib), in modo da minimizzare i costi di transazione.
Il gestore modifica l’asset allocation del paniere solo quando varia la composizione del benchmark.
Vantaggio: detenendo gli stessi attivi dell’indice e quindi dovrebbe seguirlo in modo molto preciso.
Svantaggio: costi di ribilanciamento potenzialmente elevati qualora l’indice cambi con frequenza un numero consistente dei propri componenti.
I titoli di proprietà degli Etf e sono detenuti presso le loro banche depositarie.
Il Rischio controparte sussiste solo e soltanto se il gestore attua l’operazione di prestito titoli (di cui parleremo in dettaglio in altri articoli).

ETF a replica fisica a campione

Gli ETF a replica fisica a campione (detta anche replica ottimizzata) possiedono una parte significativa dei titoli componenti il benchmark, ma non tutti così come avviene per quelli a replica completa. Tale struttura di replica è tipicamente impiegata per indici molto estesi (es. l’indice MSCI World, con oltre 1600 componenti, cambia a volte oltre 300 azioni in un anno) o di difficile accesso ed i cui componenti possono essere in parte poco liquidi (es. mercati emergenti). Le caratteristiche principali sono:

Ottimizzazione di tipo quantitativo
Costi di negoziazione più bassi ma il tracking error sul benchmark può essere apprezzabile, se l’ottimizzazione non è molto efficiente.
Titoli di proprietà dell’ETF e sono detenuti presso la banca depositaria.
Il gestore può attuare, solo per una quota percentuale dell’AUM, l’operazione di prestito titoli. Tale attività comporta un’ esposizione al rischio di controparte, mitigato però dal deposito (da parte della controparte) di un collaterale (titoli UCITS compliant).
Rischio controparte sussiste solo se il gestore attua il prestito titoli.
ETF a replica sintetica Unfunded

Le caratteristiche degli ETF a replica sintetica unfunded

L’emittente dell’ETF utilizza il denaro derivante dalle sottoscrizioni per l’acquisto di un paniere di titoli (che viene chiamato paniere sostitutivo o collaterale).
Contestualmente sottoscrive un contratto swap (contratto derivato) con una controparte selezionata che riconosce all’ETF le performance total return dell’indice benchmark (meno il costo dello swap se previsto) in contropartita del rendimento del paniere sostitutivo.
Il paniere sostitutivo può essere composto da titoli diversi da quelli dell’indice di riferimento purchè sia conforme ai requisiti di diversificazione, tipologia e liquidità imposti dalla direttiva UCITS.
Il rendimento del “paniere sostitutivo” non influisce sulle performance dell’ETF perché tale rendimento viene scambiato nel contratto di swap con la performance del benchmark.
Tale modalità di replica viene usata quando l’indice benchmark presenta un numero elevato di componenti o replica mercati poco liquidi.
Esposizione al Rischio Controparte, misurato come differenza tra il valore del NAV dell’ETF e il valore del paniere sostitutivo. La normativa UCITS prevede che non possa essere più alta del 10% per singola controparte Swap. Tuttavia, è prassi per il gestore dell’ETF sovracollateralizzare l’esposizione.
ETF a replica sintetica Funded

In questo tipo di ETF, il denaro proveniente dalle sottoscrizioni non è utilizzato per l’acquisto del paniere sostitutivo (l’ETF non investe in alcun paniere di strumenti come avveniva nel caso precedente) ma viene trasferito interamente alla controparte swap. In questo modo il patrimonio dell’ETF risulta essere investito per il 100% nel contratto swap stesso. In cambio, la controparte offre lo stesso importo di esposizione all’attivo sottostante garantendo la performance Total Return del benchmark di riferimento. Contestualmente, la controparte deposita il collaterale (un paniere di titoli a garanzia delle obbligazioni assunte) pari o superiore a quell’importo presso una banca depositaria terza. Anche se c’è il rischio controparte, è comunque prassi che gli emittenti ETF prevedano una sovracollateralizzazione, ossia un valore dei titoli posti a garanzia superiore al 100% del NAV. Altre caratteristiche di questi strumenti sono:

Il contratto swap viene azzerato ogni qual volta l’esposizione raggiunge una soglia stabilita.
A differenza delle replica unfunded, l’ETF non ha la proprietà del collaterale, ma solo una garanzia sullo stesso. In caso di default della controparte swap, potrebbero sorgere problemi con il suo recupero. Il curatore fallimentare potrebbe infatti decidere di “congelare” tali asset così come successe con il caso Lehman Brothers.
Tale meccanismo di replica viene utilizzato quando il benchmark ha un numero elevato di componenti o è riferito a mercati poco liquidi, oppure per fornire la leva o l’esposizione corta.
Sono importanti la liquidità e la qualità del collaterale, che può essere molto diversa da quella dell’indice replicato. In particolare, i titoli governativi dovrebbero essere di alta qualità così da essere facilmente liquidati.
ETF a replica fisica Vs ETF a replica sintetica

Negli ETF a replica sintetica, l’investitore dovrebbe essere ricompensato per l’assunzione del rischio di controparte, non presente in quelli a replica fisica (a meno che non decidano di fare il prestito titoli). Tale ricompensa dovrebbe avvenire attraverso:

Costi più bassi: spesso il Ter degli ETF sintetici è più basso rispetto a quello degli ETF a replica fisica.  Non ci sono costi di ribilanciamento (diversamente dalla replica fisica) ma va considerato il costo dello swap (swap spread). Il prestito titoli (che riduce il Ter) è tuttavia più frequente nella replica fisica.
Una più bassa Tracking Error: non ci dovrebbero essere errori e scostamenti dovuti alla replica inesatta dell’indice. Studi empirici indicano che mediamente gli ETF sintetici hanno tracking error più bassi rispetto a quelli fisici (Media annua TE per ETF Europei: 0,06% sintetica vs 0,53% fisica), soprattutto per quel che concerne la replica di indici sui mercati emergenti. La replica sintetica è utile per mercati poco liquidi o per strategie particolari, dove i costi e la tracking error risulterebbero elevati.
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etf

Le tasse in Italia sono sempre un tema tanto sentito quanto complesso. In questo articolo approfondisco il tema della fiscalità dei prodotti finanziari ed in particolare parleremo di Fondi ed ETF. La scelta ricade su questa tipologia di prodotti in quanto vengono venduti dalle banche a tutti i risparmiatori italiani senza fare alcuna distinzione. Oltretutto su questi prodotti, l’aspetto fiscale è molto complesso e spesso poco chiaro.

I nostri investimenti possono generare 3 tipi di redditi:

  • Redditi di capitale: certi nel quantum e nell'esistenza (esempio le cedole di un'obbligazione). Plusvalenze e minusvalenze derivanti dai redditi di capitale non sono compensabili tra loro e quindi le minusvalenze non sono mai recuperabili.
  • Redditi diversi: incerti nel quantum e nell'esistenza (esempio la plusvalenza derivante dalla compravendita di azioni). Plusvalenze e minusvalenze derivanti dai redditi diversi sono invece compensabili e quindi le minusvalenze maturate possono essere recuperate da successive plusvalenze.
  • Fondi e Sicav

Il legislatore ha definito che la compravendita di fondi e sicav può generare 2 tipi di reddito:

  • Le plusvalenze sono redditi di capitale
  • Le minusvalenze sono invece redditi diversi

Ciò significa che un portafoglio costituito da soli fondi risulta essere fiscalmente inefficiente.

Infatti le minusvalenze maturate dalla vendita dei fondi in perdita, NON possono essere compensate dalle plusvalenze derivanti dalla vendita di fondi in profitto. Si andrebbero perciò a generare minus su minus che non saranno mai recuperate.

Per portafogli molto grandi ciò comporterebbe delle perdite rilevanti!

Nonostante le plusvalenze derivanti dalla compravendita di fondi e sicav siano incerte, sia nel quantum che nell’esistenza (non sappiamo ne se ci saranno e quando ci saranno) e quindi dovrebbero essere considerate come redditi diversi, il legislatore ha voluto considerarle come redditi da capitale con tutti i problemi che ciò comporta.

Come possono essere recuperate tali minusvalenze?

Le minusvalenze generate dalla compravendita di fondi e sicav, essendo redditi diversi, possono essere recuperate solo con plusvalenze derivanti da redditi diversi.

Nello specifico gli strumenti che generano plusvalenze assimilabili come redditi diversi sono:

  • Compravendita di azioni
  • Compravendita di obbligazioni e titoli di stato
  • Compravendita di derivati
  • Compravendita di Etc ed Etn
  • Compravendita di certificati che non abbiano cedola certa e capitale garantito a scadenza (solo certificati di questa fattispecie!)
  • Se tali fondi pagano delle cedole periodiche, tali cedole (così come quelle delle obbligazioni e titoli di stato) generano redditi di capitale che quindi non possono compensare eventuali minusvalenze maturate.

ETF

Con il d.lgs. 44 del 4 Marzo 2014 gli ETF, sia armonizzati che non armonizzati, generano:

  • Redditi di capitale: sia per quanto riguarda le plusvalenze derivanti dalla compravendita che per i dividendi pagati
  • Redditi diversi: per quanto riguarda le minusvalenze

Attenzione: Etc ed Etn essendo considerati come dei veri e propri strumenti derivati, generano redditi diversi sia per quanto riguarda le plusvalenze che le minusvalenze.

Tassazione

Per i fondi, sicav, etf, etc ed etn valgono le seguenti regole:

  • Armonizzati: la banca fa da sostituto d’imposta e sono tassati 26%. La quota parte di tali strumenti investita in titoli di stato white list è tassata al 12,50%
  • Non armonizzati appartenenti area SEE: la banca fa da sostituto d’imposta e sono tassati al 26%. La quota parte di tali strumenti investita in titoli di stato white list è tassata al 12,50%
  • Non armonizzati fuori area SEE autorizzati: vanno dichiarati in sede di dichiarazione dei redditi (quadro RL) e quindi si applica la propria aliquota marginale IRPEF
  • Non armonizzati fuori area SEE non autorizzati: vanno dichiarati in sede di dichiarazione dei redditi come acquisti all'estero

Ti auguro buon trading

Alessandro Moretti

ASPETTA

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    3 replies to "Fiscalità di Fondi ed ETF: Attenzione!"

    • Giorgio

      Articolo interessante. Non ho ben capito però come vengono regolamentate le azioni fuori dall’area SEE (es. azioni americane). Grazie e grazie dei consigli 🙂

      • Master Trader

        Se la tua banca fa da sostituto di imposta non cambia nulla. I profitti sono sempre tassati al 26% e sono considerati redditi diversi. Diverso è invece il caso dei dividendi che saranno tassati una volta alla fonte (ossia nel paese di provenienza es. America) e poi di nuovo tassati nel nostro paese. La tassazione estera varia da paese a paese (in America ad esempio è del 35%). Nel nostro paese anche i dividendi sono tassati al 26%

    • Giorgio

      Grazie mille della risposta celere ed esaustiva!

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