Numero Verde 800 14 04 04 Lun-Ven 9-19

Perchè evitare i CFD

Home»Articoli»Perchè evitare i CFD
Certificates perchè evitarli

Facciamo chiarezza sui CFD e scopriamo 9 buoni motivi dietro al perchè evitare I CFD.

In passato erano le opzioni binarie che matematicamente erano strumenti perdenti.

Mi dicevano che ero io a non saperle utilizzare, ma fu la Consob a darmi ragione.

Intervenne infatti a regolamentare uno strumento altrimenti letale per i vostri risparmi.

Oggi la nuova moda tra gli strumenti sono i CFD, ma sono strumenti che la stessa Consob avverte:

“Non sono adatti alla maggior parte degli investitori!”

Certo, a differenza delle opzioni binarie che sono vere e proprie scommesse (di nuovo citando la Consob) i CFD sono diversi, ma comunque molto più affini alle opzioni binarie che ad altri strumenti finanziari.

In questo articolo parleremo di 9 buoni motivi per evitare i CFD e quale strumento alternativo usare.

Cosa sono i CFD

Nascono a Londra negli anni ‘90 e sembravano vantaggiosi perché esenti da imposta inglese.

Negli anni 2000 dopo una grande espansione alcune società si accorsero che operando con CFD si otteneva lo stesso effetto economico dei Financial Spread Betting, strumento molto simile alle scommesse.

Il termine CFD sta per Contratti Per Differenza, sono cioè dei derivati.

Sono accordi che si fanno con un broker che, in cambio di una certa somma, consegna il ritorno sul sottostante. Cosa sono i CFD

Vediamo con un esempio pratico.

Il CFD su Enel non è altro che un accordo con il broker dove questo vi consegna il rendimento avuto su Enel, o qualsiasi altra azione voi abbiate scelto.

Se positivo guadagnate, se negativo perdete.

L’asset reale che crea il valore non è in vostro possesso. 

Non possedete le azioni di Enel e dunque non siete soci azionisti dell’azienda. Fatta questa premessa scopriamo 9 buoni motivi per evitare i CFD.

I certificates racchiudono un basket di opzioni composto da moltissimi sottostanti diversi, trattati spesso in mercati Over The Counter.

Essi investono in sottostanti di diverso tipo come:

  • azioni
  • panieri di azioni
  • indici azionari
  • materie prime

Sia in acquisto che in vendita, più avanti capiremo meglio i certificates come funzionano.

Come funziona un CFD – Certificate

Le banche mettono in collocamento certificati finanziari per offrire agli investitori strumenti che gli permettono di raggiungere particolari obiettivi attraverso strategie di investimento, speculazione e copertura.

Per capire cosa sono e come funzionano i certificate immaginatevi un paniere di opzioni, queste vengono aggregate dall’emittente che poi mette in collocamento certificati finanziari per guadagnare sia dal lato investitore sia dall’andamento dell’opzione e dai dividendi dell’azione su cui il certificato finanziario è costruito.

Siccome i dividendi spettano alla banca, e costituiscono anche la principale fonte di guadagno dell’istituto che mette in collocamento certificati finanziari, essi non spettano all’investitore, ma saranno invece usati dalle banche.

All’inizio della mia analisi ho voluto mettermi nei panni di un neo-investitore, che sente parlare tanto di CFD e così, come ormai facciamo tutti, inizia a cercare info online.

Per questo ho aperto il mio motore di ricerca e ho cercato semplicemente “CFD”.

Facendo una veloce ricerca online i primi siti che mi apparivano ne parlavano tutti in maniera positiva.

Non contento allora ho scritto sulla barra della ricerca “perché evitare i CFD” e stranamente di nuovo sono usciti solo articoli che ne parlavano bene.

Mi è sembrato strano e ho voluto approfondire le indagini per capire se era veramente così, magari ero io che sbagliavo e mi stavo perdendo il migliore strumento di sempre.

Certificates: le tipologie esistenti

Nel chiedervi i certificate cosa sono e come funzionano vi sarete spesso imbattuti nel fatto che esistono due particolari tipologie di certificati.

Prima di vedere quali sono, dobbiamo parlare delle tre principali caratteristiche dei certificati finanziari.

Sono 3 le principali caratteristiche e in particolare:

  • la possibilità di replicare il sottostante
  • non sono soggetti a commissione di gestione
  • non distribuiscono dividendi

Cosa sono i certificates per ACEPI

In Italia, considerata la particolare essenza dei certificati finanziari, esiste l’Acepi – Associazione italiana certificati e prodotti di investimento.

Questa particolare associazione nata nel 2006 si preoccupa proprio di diffondere la cultura in Italia su certificati e prodotti di investimento simili, sia tra intermediari che tra investitori.

L’Acepi distingue tra 4 macro-classi di certificati:

  1. strumenti a capitale protetto/garantito: digitali; express protection; butterfly; double win
  2. a capitale condizionatamente protetto: Airbag; Bonus; Cash Collect; Express Out performance Condizionatamente Protetti; Twin Win
  3. a capitale non protetto: Benchmark; Discount; Out performance
  4. a leva: fissa o dinamica

Ognuno di essi poi può essere articolato al suo interno in ulteriori classi e per questo è così difficile investire in certificates. tipi di CFD certificates

Scopriamo ora le due principali tipologie di certificati finanziari: cosa sono certificate senza leva e quelli a leva.

Quelli senza leva

La prima tipologia sono i certificates senza effetto leva o anche detti investment certificates.

Si tratta, in particolare, di certificati che replicano solo il sottostante e sono detti semplicemente benchmark.

L’altra tipologia sono i certificates che, grazie ad opzioni di carattere accessorio, permettono di realizzare strategie di investimento più complesse.

Se vuoi investire in certificates potrai usare questi ultimi come strategia per una protezione parziale o totale del capitale, o per cercare di ottenere, in particolari condizioni di mercato, performance migliori del sottostante. come funzionano i CFD

Il collocamento dei certificati finanziari è iniziato dal 2004 sul Sedex che distingue due classi.

Nel segmento dei certificati finanziari classe A trovano collocamento i certificati benchmark, mentre classe B per quelli con le opzioni.

Per investire in certificates di questo tipo è bene prendere a riferimento un orizzonte temporale di medio lungo termine.

Quelli con leva

I certificates con leva invece si distinguono in:

  • Bull 
  • Bear

Come funzionano i certificates bull lo dice il termine, puntano a investire sui rialzi del sottostante usando solo una piccola parte del valore necessario per comprare questo stesso.

Così acquistare certificates con leva di tipo bull significa acquistare il sottostante azionario e simili, e al tempo stesso accendere un finanziamento con chi lo ha emesso che ammonta al valore dello strike price.

Su questo ammontare paghiamo o anticipatamente o giorno per giorno un certo interesse.

Ma come funzionano i certificates bull?

Questi certificates hanno un livello di stop loss o barriera, che si trova sopra o al livello dello strike, e che, se raggiunto, lo estingue anticipatamente.

Si tratta di una soluzione astuta che permette all’emittente di rientrare senza rischi del finanziamento dato all’investitore.

I certificates bear, al contrario, sono certificati finanziari che puntano sui ribassi.

Il funzionamento dei certificati finanziari bear è opposto al bull: si va a vendere il sottostante allo scoperto e si fa un deposito all’emittente che ha lo stesso importo dello strike price fino a che il certificato ha vita.

Come funziona il deposito?

Esso può essere sia fruttifero, con interessi scontati del prezzo del certificato anticipatamente, o giornaliero, oppure, caso più semplice, infruttifero.

Sia per i bear che per i bull le leve possono essere così continue o a scadenza, in maniera simile alle azioni.

Accedi ora al gruppo Facebook. Impara ad investire nel mercato azionario anche se parti da zero.

Chi crea un certificate

Questo contenitore o paniere, che poi spiega in maniera un po’ semplificata, ma deduttiva cosa sono i certificate, viene creato dallo stesso emittente.

Questo può essere, per esempio, una banca o un istituto finanziario in generale come UBS, Deutsche Bank, JP Morgan.

I certificates vengono costruiti sulle opzioni, un altro strumento finanziario del quale parleremo sicuramente in futuro.

Gli istituti finanziari si occuperanno, quindi, di scegliere quali opzioni comprare.

C’è da notare che, prevalentemente, le opzioni che vengono inserite nel certificate non sono opzioni normali; infatti, sono praticamente irreperibili per il pubblico generico.

Sono quindi opzioni create da banche per banche.

Sostanzialmente se le vendono fra loro, ma come fanno in modo pratico a creare il certificate?

E soprattutto, dove li trovano i soldi per comprare le opzioni?

Naturalmente gli istituti finanziari non fanno beneficenza, pertanto devono trovare una risorsa per finanziare l’acquisto delle opzioni.

Prima di capire però qual è questa risorsa, dobbiamo dire che quando un istituto finanziario vuole creare un certificate, quello che farà è acquistare le azioni del sottostante, facendo così, riceverà quello che è il dividendo distribuito dall’azienda.

Con il guadagno ricevuto dal dividendo l’emittente comprerà poi le opzioni.

Cosa sono e come funzionano i certificates spiegato in modo semplice

Avete capito cosa sono i certificate e come funzionano, o resta una bella domanda?

Cerchiamo di capirlo in maniera più semplice al fine di comprendere anche così perchè evitare i CFD.

Bisogna essenzialmente capire il tipo di certificato perché, a seconda del tipo di certificato, funziona diversamente il rischio ad esso legato.

La parola stessa, la definizione di certificates, ce lo suggerisce: i certificates derivano da altri strumenti finanziari.

Questo vuol dire che l’andamento del certificate è legato, lo abbiamo visto, all’andamento di un altro strumento finanziario.

E qual è quest’altro strumento finanziario?

Sono le singole azioni, obbligazioni, commodities.

In gergo, questo strumento finanziario si chiama sottostante. come funzionano i certificates

Sostanzialmente quando analizziamo il certificate noteremo che ci verrà detto qual è il sottostante e questo è importantissimo conoscerlo per sapere come funzionano.

Per esempio, potremmo avere certificates con sottostante Unicredit.

In questo caso l’andamento dei certificates sarà strettamente legato all’andamento delle azioni di Unicredit in borsa, ovviamente possiamo anche avere un certificate con molteplici sottostanti.

Quello che a voi interessa è capire lo strike price, il prezzo di riferimento e spot del certificato, e il profilo di rimborso di un certificato finanziario, a seconda del tipo di categoria e del tipo barriera se parziale. esempio CFD

Evitare CFD: i costi

Con questo capiamo già tre cose: la prima è che, se l’azienda sottostante non ha il dividendo, non può essere usata per creare certificates.

Semplicemente non ci sarebbero i soldi per comprare le opzioni.

Un secondo aspetto che possiamo capire è che quello è il primo guadagno per chi ha creato il certificate.

Spesso, infatti, il costo per comprare le opzioni non raggiunge l’ammontare di soldi ricevuti tramite i dividendi.

La differenza, quindi, fra i costi per comprare le opzioni e il dividendo ricevuto è il primo guadagno per chi crea i certificates.

L’istituto finanziario compra l’azione e riceve il dividendo.

Questo in definitiva rappresenta il primo costo per il cliente che dovrebbe spingere ad evitare CFD.

Un altro costo che i clienti hanno è il prezzo del certificate al collocamento.

In modo abbastanza simile alle obbligazioni e alle azioni, i certificates vengono prima di tutto distribuiti agli investitori tramite banche.

Sostanzialmente chi ha creato certificate contatta altre banche chiedendogli di vendere il prodotto ai propri clienti.

Naturalmente quando compriamo certificati in questo modo, quindi al collocamento, dovremo pagare una certa somma di denaro.

Questa è pari a circa al 2% o 3%.

Questo significa che, se compriamo un certificate a 100 euro, in realtà vale 98-97.

Possiamo allora capire immediatamente che comprare i certificates a collocamento può essere un errore in alcuni casi il motivo per cui tanti consigliano di evitare i CFD almeno inizialmente e se già non si hanno oltre che conoscenze grandi capitali.

Evitare CFD: le due tipologie principali

Abbiamo due tipologie di certificates, quelli creati per il trading e quelli creati per gli investimenti.

La prima tipologia è ovviamente indirizzata ai trader.

Questi certificates sono principalmente caratterizzati da leve finanziarie alte, volumi bassi, perché pochi li utilizzano e, in generale, sono particolarmente rischiosi, per questa ragione sono sicuramente non adatti ai principianti.

Purtroppo, però, ahimè, questi ultimi sono coloro che maggiormente li utilizzano.

La seconda tipologia, sulla quale vorrei soffermarmi un poco di più, sono quelli per gli investimenti.

Possiamo suddividere questa categoria in altre 2:

  1. certificati a capitale parzialmente protetto 
  2. certificati a capitale protetto

Le due tipologie di CFD in dettaglio

La prima tipologia, quella dei certificati a capitale parzialmente protetto, garantisce delle cedole periodiche, questo vuol dire che l’istituto finanziario darà delle cedole periodiche provenienti dei guadagni fatti con l’insieme delle opzioni delle quali il certificate è composto.

Allo stesso tempo però il capitale è protetto solo parzialmente o condizionatamente, per cui l’investitore potrebbe perdere anche tutto. CFD con barriera

Questa è una tipologia da evitare generalmente, insieme a quelli a capitale del tutto non protetto, rappresentati nell’immagine in basso.

Purtroppo, infatti, il rischio, che andiamo a sostenere avendo solo una porzione del nostro capitale protetto, non giustifica il comunque basso guadagno che riceveremmo dalle cedole.

Un’altra tipologia di certificates utili a scopo di investimento sono quelli a capitale protetto. cfd discount

In questo caso se il sottostante dovesse scendere sotto la barriera, il nostro capitale rimarrebbe intatto.

In questo caso però il rischio è quello di non prendere le cedole.

Nonostante non abbiamo dalle cedole periodiche sicure, questa tipologia resta comunque interessante, perché è molto più comparabile a delle vere e proprie obbligazioni. come funziona un cfd

Ma al contrario di queste hanno delle cedole un poco superiori e quindi dei guadagni leggermente migliori.

Ovviamente come sempre la diversificazione è un’ottima cosa, pertanto se si dovessero trovare dei certificates con capitale protetto e come sottostante un indice tipo l’SP500 sarebbe ancora meglio.

Un’ultima tipologia di certificates

Un ultimo tipo di certificates che dovete assolutamente conoscere sono quelli con maxicedole.

Questa tipologia di certificates può essere estremamente interessante dal punto di vista fiscale, come sappiamo in Italia le minusvalenze generate tramite gli investimenti hanno una certa scadenza dopo cinque anni, infatti, scadono.

Quindi se per esempio a dicembre abbiamo delle minusvalenze che scadranno non potremo più usarle per compensare delle plusvalenze l’anno prossimo.

Se invece compriamo un certificate con maxicedola verremo pagati appunto con la cedola e questo guadagno possiamo usarlo come compensazione delle minusvalenze che abbiamo.

Attenzione, però, questo è possibile solo se la cedola non è certa ma vincolata al verificarsi di un evento.

Dopo aver compensato le minusvalenze possiamo andare a rivendere certificates che naturalmente avrà perso un valore pari alla maxicedola.

Quella perdita registrata con i certificates rappresenterà un’altra minusvalenza che però scadrà fra cinque anni e non più a dicembre.

A livello pratico abbiamo convertito la vecchia minusvalenza con quella del certificate e prolungato la scadenza di 5 anni.

Per saperne di più sulle tasse e quali sono, non perderti questo articolo.

Migliora da subito il tuo trading. Scarica la libreria del trader. BONUS: 2 casi studio reali

Il mercato secondario

Come facciamo allora a comprare i certificates non al collocamento?

Come le obbligazioni e le azioni, anche per i certificates esiste il mercato secondario.

Se un investitore non vuole più tenere il suo certificate e vorrebbe incassare il guadagno o la perdita data dall’andamento di questo certificate, può decidere di venderlo sul mercato secondario.

Lì ci saranno altri investitori, oppure anche istituti finanziari che magari saranno disposti a comprarlo.

Per accedere a questo mercato secondario bisogna naturalmente contattare un broker o comunque una banca che abbia accesso al particolare Exchange dove vengono scambiati quei particolari certificates, come menzionato il Sedex, per esempio.

Abbiamo detto diverse volte che, quando parliamo di investimenti, se c’è un rendimento ci deve anche essere un rischio, ma qual è allora il rischio o i rischi nei certificates?

Collocamento certificati finanziari

Come detto, il collocamento dei certificati finanziari avviene sul Sedex di Borsa Italiana o sul Cert-X di EuroTLX.

Il tipo di collocamento su Borsa Italiana avviene su segmenti diversi a seconda della tipologia di certificati che cercate per investire. come fare trading con certificates

Come funzionano le tasse nei certificates

Cosa sono e come funzionano i rendimenti nei certificate e perché sono utili a livello fiscale?

I redditi dei certificati finanziari rientrano ad oggi tra i redditi diversi e ciò consente di poter compensare eventuali minusvalenze maturate.

Questa loro caratteristica in tempi di ribasso di mercato rende i certificati utili per contare, non solo sull’eventuale reddito dell’investimento, ma anche di usare questo per coprire le perdite che avete sul portafoglio.

Le tasse dei certificati finanziari sono, come per altri prodotti del 26%, l’unica eccezione è nel caso in cui il certificato vi stacchi la cedola che sarà considerata reddito da capitale.

Qui potrai conoscere e capire come funzionano le tasse dei diversi strumenti finanziari.

Inoltre, dal 2013 alcuni certificate, quelli con sottostante azioni italiane a capitalizzazione maggiore di 500.000 euro o loro panieri, sono sottoposti alla tassazione sulle rendite finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax.

Questa è di importo veramente basso poiché ridotta di 1/5 rispetto ai tradizionali prodotti su cui è applicata.

Investire in certificates: vantaggi e perchè evitare CFD

Investire in certificates come abbiamo detto può essere molto difficile e anche noi inizialmente consigliamo di evitare CFD.

Per questo è meglio approfondire davvero in maniera esaustiva, o anche affidarsi al proprio consulente finanziario, cosa sono i certificate e leggere sempre bene la documentazione del certificato.

Molti certificate cambiano per poche virgole o pochi elementi che, tuttavia, mettono seriamente a rischio il nostro capitale.

Inoltre, il vostro consulente, conoscendo il vostro portafoglio, capirà meglio di voi se è opportuno o meno procedere con questo investimento.

I certificates, come detto, viste le caratteristiche fiscali, possono essere usati anche per compensare le eventuali minusvalenze accumulate nel tempo.

Se le avete fatte per investimenti sbagliati, beh, allora rivolgervi a un consulente è un’operazione non più rimandabile.

Se avete una carie continuate ad averla fino all’ascesso oppure preferite curarla e non avere più dolore?

Investire in certificates consente, oltre a recuperare le minus anche con quelli a leva, di fare trading con strategie di investimento in certificati finanziari sia short che long.

I certificate a leva, però, rimangono un prodotto molto pericoloso e dedicato solo a chi ha una grande preparazione tecnico – finanziaria molto speculativa.

Se, invece, il vostro obiettivo è l’investimento, allora investire in certificates senza leva è la strategia migliore. perchè evitare i CFD

Perché a tanti risparmiatori italiani piacciono i certificates

Naturalmente il primissimo motivo è il fatto che gli emittenti e i distributori, sostanzialmente il banchiere di fiducia, li spingono molto.

Quando non conosciamo qualcosa tendiamo a fidarci di persone che sembra ne sappiano più di noi.

Ma l’unica cosa che sanno di più è quanto ci guadagnano a rifilare i prodotti scadenti ai propri clienti.

Certo non è sempre così, diciamolo, ma in molti casi si.

I certificates sono un prodotto finanziario strutturato derivato difficile da capire e complesso.

Questo è un mix perfetto per far sì che il risparmiatore semplicemente si fidi del proprio advisor, perché sicuramente lui ne sa più di voi.

Inconsapevolmente, però, il risparmiatore ha comprato un prodotto che garantisce sia all’emittente che al distributore dei margini di guadagno enormi.

Questi margini naturalmente sono i costi del cliente, sia in termini monetari veri e propri, come i costi al collocamento, sia in termini di opportunità come il dividendo ed ecco quindi perchè evitare i CFD .

Un altro motivo per il quale ai risparmiatori piacciono i certificates è che sembrano delle obbligazioni ma non lo sono e per questo sarebbe bene evitare CFD.

Un po’ di anni fa, circa 20 – 30 anni fa, in Italia si potevano tranquillamente trovare delle bellissime obbligazioni, che pagavano anche il 10% annuo.

Oggi non si trovano più.

Bisogna anche essere onesti, però, nonostante la maggior parte dei certificates non siano buoni e non dovrebbero essere usati come prodotti di investimento specialmente da inesperti, ci sono alcune eccezioni che li rendono prodotti interessanti.

Rischi di investimento per evitare CFD

Sono essenzialmente 3 i rischi di investire in certificates.

Come molti altri prodotti finanziari il primo è il rischio emittente, ossia che la banca emittente diventi insolvente.

In caso di fallimento il certificato viene liquidato anticipatamente rispetto alla scadenza e considerando il valore di mercato.

Secondo rischio è il rischio spread denaro – lettera più alto rispetto ad altri titoli di investimento.

Terzo ed ultimo: rischio di prodotto, se è a capitale non protetto ovviamente si rischia di perdere il capitale e lo stesso, a seconda del tipo di barriera cui il certificato finanziario è legato.

Per questo sono uno strumento tanto affascinante e investire in certificates, soprattutto se si hanno delle minusvalenze, è fenomenale, però, il fatto di essere derivati di cui esistono molte tipologie, comporta che bisogna prestare molta attenzione nel farlo e affidarsi a consulenti in caso di dubbio.

Ma approfondiamo meglio i rischi di investire in certificates perché, una volta che avete capito cosa sono i certificate e come funzionano, è importante prima di investire in certificates conoscere bene gli eventuali rischi al fine di capire quando evitare CFD.

Il primo rischio di investire in certificates e perchè evitare i CFD

Il primo rischio che possiamo incontrare è quello legato alla liquidità.

I certificati sono dei prodotti finanziari che vengono scambiati poco frequentemente sul mercato finanziario, potremmo incorrere in problemi di liquidità.

I problemi di liquidità dei CFD

I certificates non sono molto diffusi, non a tutti gli investitori piacciono, non tutti li conoscono e pertanto non tutti li comprano.

Quando vogliamo vendere un certificate che possediamo, quindi, potrebbe essere difficile farlo, perché magari non ci sarà una controparte disposta a comprare il nostro certificate e potremmo rischiare di non poterlo vendere del tutto.

Questo problema viene marginalizzato un poco dal fatto che, per i certificates, gli istituti finanziari si occupano di garantire una liquidità minima.

Questo vuol dire che, se nessuno vuole comprare il nostro certificate, loro potrebbero farlo, ma comunque se abbiamo una quantità troppo elevata di certificate nemmeno loro riusciranno a soddisfare la Vostra richiesta di vendita ancora convinti di non voler evitare CFD.

Il secondo rischio dei certificates

Un altro rischio principale, tra i tanti cui prestare attenzione, è quello legato all’emittente.

Abbiamo detto che i certificates sono creati da istituti finanziari, quindi non è il sottostante, per esempio la classica Fiat che crea e vende il certificate, ma è la Deutsche Bank o la UBS per esempio.

Poniamo il caso di avere proprio un certificate creato da UBS con sottostante Fiat, se fallisce Fiat i nostri certificates potrebbero perdere un ingente somma, se non il totale del suo valore.

Questo è un rischio normale assolutamente accettabile, se pensiamo alle obbligazioni o alle normali azioni abbiamo lo stesso identico rischio.

Che cosa succede invece se fosse UBS a fallire?

In questo caso il certificate non vale più nulla e ci verrà rimborsata forse solo una porzione di quello che abbiamo investito.

Se vogliamo fare un paragone è un po’ come se fossimo obbligazionisti di UBS, abbiamo sì qualche chance in più degli azionisti di ricevere il nostro investimento indietro, ma rimane comunque un forse, e quindi il fallimento di UBS rimane un rischio.

Capiamo allora che con i certificates abbiamo due volte lo stesso rischio: uno per il fallimento di Fiat e uno per il fallimento di UBS.

Cosa che con azioni ed obbligazioni non avremmo.

Investire in certificates non è adatto a tutti, anzi vediamo 9 motivi per cui non conviene investire in certificates.

9 Motivi in sintesi per evitare CFD

  1. Sono strumenti derivati

Sono strumenti derivati, non state comprando il sottostante.

Se il broker fallisce o chiude improvvisamente a voi non rimane nulla.

Tanto più se scegliete il broker in maniera scorretta, rischiate che presto o tardi chiuda o fallisca e voi vi ritroviate senza niente.

Abbiamo parlato spesso di come scegliere un broker serio, ma per sicurezza ripetiamo almeno le regole fondamentali.

  • Non scegliete broker troppo piccoli;
  • con la sede in qualche Stato tropicale, riconosciuto come paradiso fiscale o ad alto rischio;
  • che non sia trasparente.
  1. Il rischio 

Essendo un derivato oltre alla componente di rischio, insita nel sottostante che avete scelto, si unisce anche il rischio che se il broker fallisce o opera illecitamente perdete tutto.

Questo non succede se ad esempio operate con un intermediario comprando invece l’azione vera e propria sottostante il CFD. 

Se l’intermediario fallisce voi comunque restate in possesso della vostra azione che se va bene, vi permette ancora di guadagnare.

Nei CFD non è così, possedete solo il contratto di scambio.

I certificates sono uno strumento complesso, solo dopo averlo conosciuto per bene possiamo permetterci di investirci.

Come vedete la stessa Borsa Italiana delinea bene il profilo di investitore che può investire in certificates e colui che dovrebbe evitare i certificates. evitare i cfd investitori

Al pari del rischio e delle nozioni crediamo sia più opportuno iniziare a fare trading con azioni e di evitare i certificates, almeno inizialmente.

  1. I costi dei CFD

I costi ci sono, sono diversi e nascosti.

Spesso ve li presentano come non costosi, ma stanno mentendo ed emergono costi nascosti non espressamente dichiarati.

Tra i costi principali su cui dovete soffermarvi vi è lo spread.

Lo spread indica la differenza che c’è tra il denaro e la lettera, in pratica consiste nella differenza tra il prezzo a cui volete comprare e quello a cui viene venduto.

Se ad esempio uno strumento finanziario quota 100 e voi lo volete prima comprare e subito dopo rivendere, funziona che lo comprerete, per esempio, a 102, e lo rivenderete subito dopo a 98.

Questi costi dipendono sia dal broker o emittente, sia dallo strumento ed ecco per evitare CFD.

Questa differenza tra 102, a cui lo avete comprato, e i 98, a cui lo avete venduto, sarà proprio la differenza denaro-lettera e dunque lo spread.

Di fatto è un costo e sui CFD è molto più alto che sulle singole azioni, tranne in alcune rare eccezioni. spread certificatesPer chiarezza, nel comprare azioni o altri titoli finanziari ci sono commissioni di acquisto o vendita che nei CFD non ci sono, ma spesso facendo un confronto ci si accorge che queste sono comunque più basse.

Anche qui dipende, e lascio a voi fare i dovuti calcoli e valutare da voi se evitare CFD.

Ad ogni modo lo spread va tenuto in considerazione anche perché questo finisce tutto direttamente nelle casse del broker.

  1. Il mercato 

Il mercato dei CFD è un mercato non regolamentato.

Non c’è nessun soggetto o autorità che vigila e controlla per questo è meglio evitare CFD.

Il mercato azionario, a parte alcune nicchie ed eccezioni, è invece attentamente regolamentato e controllato.

Di conseguenza non essendo regolamentato il rischio si amplia perché nessuno vigila, certo non è detto che tutti faranno come gli pare operando scorrettamente, vi sono anche broker seri, ma il rischio più ampio c’è e dovrebbe essere tenuto in considerazione.

  1. Non trasparenza

Questo punto dipende dal punto precedente e dalla mancanza di regolamentazione.

Un mercato non regolamentato è un mercato meno trasparente dove possono succedere più cose ambigue e disoneste.

Su questo mercato non è possibile vedere o avere chiarezza su cosa succede, non è detto che succeda chissà cosa, ma il rischio come nel punto precedente è presente e alto, e ne aumenta anche la complessità.

  1. La controparte

Nei CFD la controparte è il broker stesso.

Quando comprate azioni chi ve le vende può essere

  • l’azienda stessa
  • un altro investitore (società di investimento o semplici privati)
  • una banca o
  • un altro intermediario finanziario.

Nei CFD è il broker stesso che compra quando vendete e vende quando comprate.

Gestendo ed essendo tutto centralizzato, il broker possiede ogni informazione sui vostri ordini: sa quanto e quando avete comprato o venduto.

Il broker conosce tutti i livelli dove posizionate l’operazione di acquisto o di vendita e quindi possiede tutte le informazioni necessarie ad una controparte per guadagnare a vostro discapito.

Date le informazioni alla vostra controparte, come se giocando a carte voi riveliate al banco quali carte possedete e quale punteggio deve raggiungere per vincere. Se la vostra controparte guadagna quando voi perdete e perde quando guadagnate, cosa avrà interesse a fare?

Vi siete mai chiesti perché alcuni broker consegnano buoni e omaggi di 200 – 300 euro o più quando si apre il conto anche se le somme depositate sono veramente basse?

Come mai sono così generosi?

Da qualche parte devono recuperarli.

Apriamo un attimo una parentesi riguardo quei broker che danno in automatico i segnali con team o algoritmi o expert advisor appositamente creati.

Se il broker guadagna quando perdete e perde quando guadagnate, ha senso creare expert advisor o algoritmi che lo facciano perdere e non guadagnare?

Mi sembra un bel paradosso.

Mentre riguardo la formazione offerta anche qui mi sento di dover aprire una piccola discussione.

Se il broker vi offre formazione o coach gratuiti per un certo periodo di tempo non ricadiamo nel paradosso di prima?

Certo, le nozioni possono essere anche interessanti, soprattutto se siete alle prime armi possono essere anche utili, ma se volete operare seriamente, correttamente e con risultati, affidatevi a veri professionisti, come chi ha studiato o si occupa quotidianamente di questi argomenti.

Quindi non fermatevi alle apparenze.

  1. Accesso al mercato

Operando con i CFD non si ha pieno accesso al mercato, non si può investire su tutte le azioni presenti sul mercato, ma solo su quelle più importanti e più quotate.

L’accesso è limitato. 

Inoltre, molto spesso le grandi opportunità si fanno su titoli di azioni di minore dimensione o più di nicchia e specializzate o ancora poco conosciute (riapprofondite l’analisi fondamentale a riguardo).

Inizia ora la tua carriera da trader. Accedi ora ad oltre 27 ore di lezioni gratuite.

  1.  Evitare CFD: la leva

Questo è uno dei punti più importanti per evitare CFD.

Sebbene la leva abbia determinato il successo di questi strumenti, è anche l’elemento più pericoloso, e questo, ancora una volta, non sono solo io a dirlo ma lo dice anche la Consob.

I CFD hanno una leva veramente molto alta, nonostante sia stata ridotta dall’ESMA, ancora le leve di questi strumenti sono troppo elevate.

Il problema è che, se da un lato può risultare entusiasmante, dall’altro è un infido strumento, estremamente delicato e pericoloso.

Come mai?

Spostano l’attenzione tutta sugli eventuali guadagni ma la prima regola è preservare il capitale e contenere il rischio e con la leva questo è quasi impossibile.

Basta un errore o un trade andato male e vi ritroverete con il conto bruciato.

Se banche, gestori di fondi o società di capitali e finanziarie non la usano ci sarà un motivo?

Investite solo quello che potete permettervi di perdere.

  1. I dividendi

I CFD non pagano i dividendi.

Non essendo soci e non possedendo le azioni, se l’azienda riesce a pagare i dividendi, con i CFD questi non vi spettano, se possedete il titolo azionario reale avete diritto in quanto soci ed azionisti alla distribuzione del dividendo. leva broker

Ancora convinti di voler fare trading con i CFD?

Sono strumenti particolari e complessi per questo vi consigliamo di evitare CFD.

Per semplicità e guadagno ad oggi rimane più conveniente investire e fare trading in azioni, che rimangono più flessibili, controllabili, le cui perdite si possono recuperare e che permettono in alcuni casi di percepire anche il dividendo.

Alessandro Moretti

200204 Cards Corsi Alessandro_Caccia trend

A caccia di Trend

Aumenta le tue probabilità di successo nel trading. Individua le migliori azioni in trend su cui investire

Scopri l'offerta