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Debito pubblico italiano

18 Febbraio 2019

2.374.765.232.659 €

Questa cifra è l’attuale Debito Pubblico della Repubblica Italiana.

Un ammontare così grande, che è quasi impossibile da immaginare.

Ma di cosa si tratta veramente?

In questo articolo parleremo del gigantesco debito pubblico italiano.

Ogni giorno in tv e sui media nazionali ne sentiamo parlare, ma spesso capita di fare molta confusione attorno ad esso e sulle sue criticità.

Che cos’è il debito pubblico?

Il debito pubblico nazionale, molto banalmente, sono i debiti di uno Stato nei confronti dei soggetti privati dell’economia come le imprese, le banche, le famiglie, ma anche nei confronti delle banche centrali, come ad esempio la banca centrale europea.

Questi soggetti rappresentano i creditori dello Stato, ovvero quei soggetti che hanno prestato soldi allo stato.

Come si prestano soldi allo stato?

Investendo in titoli di stato come ad esempio bot e btp.

Se io compro 1.000€ di bot, sto prestando in pratica 1.000€ allo stato, il quale si impegna a restituirmeli con gli interessi.

Il debito pubblico del nostro Paese è per lo più nelle mani di famiglie, aziende, banche ed assicurazioni italiane, nel dettaglio, per circa il 68%.

Gli stranieri, dunque, ne possiedono circa il 32%.

Questo è un dato tutt’altro che di poco conto, infatti esso rappresenta un’ampia indipendenza dello Stato nei confronti di soggetti esteri di natura speculativa.

Soggetti che negli anni, possedendo grosse fette di debito di altri stati, hanno persino contribuito al fallimento di essi. Basti pensare al fallimento dell’Argentina dei primi anni del 2000.

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Ma come si crea il debito pubblico?

Il debito pubblico, molto semplicemente, si crea quando le spese di uno Stato sono maggiori delle entrate.

E’ un fatto molto semplice della più basilare economia quotidiana di una famiglia.

Se spendo 100 e incasso 90, devo creare 10 di debito che poi dovrò restituire.

La matematica non è un opinione. Un padre di famiglia, va in banca a chiedere un prestito.

Uno Stato, invece, emette Titoli ed obbligazioni che vengono venduti al pubblico ad un determinato tasso d’interesse.

Le tipologie di titoli che lo Stato Italiano emette sono sei, e si differenziano per lo più sulla durata e il tasso d’interesse offerto.

Quelli più comuni e che sentiamo nominare quasi ogni giorno in tv e sui giornali sono i BOT, i Buoni Ordinari del Tesoro (titoli che scadono massimo entro 1 anno), e i BTP, Buoni del Tesoro Poliennali, (titoli con scadenza di oltre 1 anno).

Questi titoli rappresentano un obbligo da parte dello Stato nei confronti del sottoscrittore.

Ovvero l’obbligo di restituire il denaro prestato alla scadenza prestabilita.

Il macigno che l’Italia si porta dietro, ancor più del debito stesso, sono i tassi di interesse pagati nel corso del tempo.

Si stima che negli ultimi 15-20 anni, gli interessi pagati dall’Italia siano stati di circa 1000 miliardi, ovvero una cifra di poco inferiore alla metà dello stesso debito pubblico.

Deficit di bilancio

Quando sentiamo parlare invece del deficit di bilancio (che ultimamente è al centro del dibattito politico ed economico del Paese) non dobbiamo fare altro che pensare a quel eccesso di spese rispetto alle entrate.

Lo Stato deve necessariamente coprire quel deficit, o alzando le tasse ai cittadini, oppure finanziandosi con l’emissione di titoli di stato.

Questo deficit, andrà così a sommarsi al debito pubblico già consolidato.

Grafico del debito pubblico Italiano dall’Unità d’Italia a oggi

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Ma come si capisce se uno Stato ha un debito pubblico troppo elevato?

Per capire se uno Stato ha un debito pubblico più o meno elevato (anche in relazione al fatto che un debito X può essere più o meno oneroso in base allo Stato che lo ha generato) si è creato un indicatore molto semplice, ovvero la percentuale del rapporto debito/pil.

Anche questo termine è molto utilizzato, e semplicemente non è altro che una percentuale che ci dice quanto è grosso il debito rispetto al pil creato dal paese in un anno.

Prendiamo in considerazione l’Italia, che ha un debito pubblico di oltre 2300 miliardi.

Esso è raffrontato alla produzione economica interna degli italiani (il PIL, il prodotto interno lordo) che è oggi di poco superiore ai 1900 miliardi.

Il rapporto debito/pil italiano è, dunque, di poco superiore al 130% (ovvero il debito pubblico è quasi 1/3 superiore al PIL nazionale).

Quello della Francia è del 96% (quindi il debito è leggermente inferiore al PIL).

In Germania è del 65%.

In Grecia è del 180%.

In Giappone, arriva addirittura al 220% (ciò indica un debito più di 2 volte superiore alla produzione del Paese).

Il debito Italiano è davvero insostenibile?

A dispetto di quanto si voglia far credere, non basta guardare il debito di uno Stato per capire se esso sia sull’orlo del fallimento o meno.

In questo caso infatti la capacità di un paese di produrre ricchezza, diventa determinante.

Se ho un debito pubblico elevato, ma ho un economia forte che produce molta ricchezza, allora l’ammontare di quel debito è meno grave.

Viceversa, se ho un debito pubblico basso, ma ho un’economia che genera pochissima ricchezza, questo può diventare un problema.

Il debito pubblico e il rapporto debito/pil, sono indicatori da tenere ben presente nella politica e nell’economia di un Paese, ma essi non rappresentano il quadro generale dello stato di salute di una Nazione.

Nel caso dell’italia infatti bisogna considerare anche un’altra variabile molto importante: il risparmio delle famiglie.

L’Italia, infatti, è tra i 3 Paesi con il risparmio privato più grande al mondo (oltre 4100 miliardi, quasi il doppio del debito pubblico).

Un dato eccezionale, che nell’Unione Europa nessuno può vantare e che può togliere le castagne dal fuoco nel caso di una grave crisi economica.

Questo è uno dei motivi per cui l’Europa non è troppo preoccupata del debito pubblico italiano.

Sanno che in caso di difficoltà, basta mettere mano ai risparmi degli italiani e tutto si risolve.

Se pensate che non sia possibile farlo, mi dispiace comunicarvi che è stato già fatto nel lontano 1992 dal governo Amato.

Ora che avete più chiaro il concetto di debito pubblico, del suo funzionamento e di come viene creato, avete ancora il timore che esso sia il mostro che ci farà fallire tutti quanti?

Alessandro Moretti

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