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Come scegliere un ETF: Guida completa

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Come investire in ETF: Guida completa

In questa guida completa scopriremo come scegliere un ETF. 

Che facciate trading o cerchiate buoni investimenti, questi strumenti finanziari non possono mancare nel vostro portafoglio.

Cosa sono gli ETF?

ETF è l’acronimo per Exchange Traded Fund e sono dei particolari fondi d’investimento o Sicav. 

Nati negli anni novanta, il primo ETF degli Stati Uniti appare nel 1993, si diffondo però solo alla fine del secolo.

Dal 1999 gli scambi su questi strumenti aumentano notevolmente e oggi sono diffusissimi.

Fanno parte della più grande famiglia degli ETP Exchange Traded Product.

Questi sono strumenti di investimento replicanti un titolo sottostante, un indice o altro asset seguendone l’andamento all’interno del mercato di riferimento.

Proprio per questa loro composizione gli ETF sono a metà strada tra i fondi e le azioni di cui prendono punti di forza e di debolezza.

Sono infatti, come le azioni, negoziati in Borsa e hanno flessibilità e chiarezza d’informazione tipica delle negoziazioni in tempo reale delle azioni.

Come i fondi, invece, permettono una diversificazione e riduzione del rischio.

Uniscono così alla maggiore sicurezza caratteristica dei fondi la facilità di gestione tipica delle azioni.

Scegliere un ETF ti permette di investire su diverse asset class.

Permettono infatti di puntare attraverso la loro replica su indici:

  • obbligazionari: titoli di Stato anche segmentati per scadenza e titoli obbligazionari di società private,
  • azionari rappresentativi di singoli mercati e di intere aree geografiche, 
  • mercati emergenti: BRIC ma anche Turchia e Corea,
  • settoriali: tecnologia, automotive, energia, utilities e simili,
  • azionari style: small cap, mid cap, value o growth, select dividend,
  • materie prime,
  • società immobiliari e di private equity,
  • tematici: indici di società operanti nei settori dell’acqua, energie rinnovabili, legname, etc.
  • in valute.

Sono strumenti molto liquidi perché è molto facile trovare un acquirente ed un venditore.

Scegliere un etf: come funzionano?

Questi strumenti finanziari incassano alcuni proventi che derivano dai dividendi o dagli interessi poiché nel loro proprio patrimonio comprendono azioni. 

Possono capitalizzare questi proventi in due modi:

  • capitalizzandoli nel patrimonio stesso: ETF ad accumulazione
  • distribuendoli all’investitore in maniera periodica avendo così ETF a distribuzione.

Gli Exchange Traded Fund hanno la caratteristica di mantenere il prezzo di mercato in linea con il NAV – Net Asset Value garantendo la trasparenza dell’ETF.

Il Net Asset Value consiste in un metodo usato dalle società di investimento per misurare nei loro portafogli il rendimento azionario per vendere quote di azioni o rimborsare le esistenti.

Tale uguaglianza si verifica attraverso il meccanismo creation/redemption in kind.

In questo caso i partecipanti autorizzati possono creare e rimborsare le quote con lo scambio di ETF con tutti i titoli componenti l’indice di riferimento.

Mentre il prezzo di Exchange Traded Fund è dato dall’incrocio della domanda con l’offerta, il NAV consiste nel valore del portafoglio sottostante.

Più un titolo viene scambiato più il prezzo di Borsa è allineato al NAV dell’ETF e il pericolo di comprare ETF a premio o venderli a sconto è meno presente.

Scegliere un ETF: i rischi

I rischi che si corrono nell’investire in ETF sono i tradizionali, sono infatti ovviamente esposti al rischio che le azioni, le obbligazioni e gli altri strumenti in cui è investito il loro patrimonio perdano valore.

Alcuni ETF quotati su ETF Plus se sono Sicav (OICR) permettono di ridurre in parte il rischio emittente.

Come noto gli OICR hanno un patrimonio separato rispetto a quello delle società che ne curano le attività di costituzione, gestione, amministrazione e marketing, perciò se le società falliscono loro non sono esposti al rischio di insolvenza. 

Invece il rischio di controparte rimane sempre al cliente perché la Società di Gestione del Risparmio svolge un ruolo di intermediazione finanziaria agendo per conto terzi (non per conto proprio).

Acquistando ETF voi non firmate contratti con la SGR, ma con un altro cliente della stessa, questa controparte resta anonima e non controfirma il contratto.

Anche per questo ogni cliente ha una copia del suo contratto con solo la sua firma e senza quella della controparte.

Nello sceglierli, come per altri strumenti finanziari vi sono diverse tipologie, per esempio corti, a leva, strutturati. 

Continuiamo nella nostra guida alla scelta di in ETF.

Approfondiamo ora come nasce, cresce e si mette sul mercato un ETF.

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Struttura di un ETF 

Gli ETF sono articolati al loro interno in un insieme di blocchi di elementi o di quote, queste si chiamano Creations Unit

Queste quote hanno dei valori che oscilleranno a seconda dell’andamento del mercato di riferimento.

Come si può vedere da questa immagine abbiamo a sinistra il nostro ETF finito e a destra i diversi blocchetti che vanno a comporlo.

Ogni blocchetto, Creation Unit, ha la sua capitalizzazione di mercato, l’ADV e il suo spread bid/ask.

Gli investitori professionali o istituzionali si appropriano di una Creation Unit dell’ETF dando al produttore dell’ETF, nella misura pattuita, i titoli sottostanti all’indice al quale quell’ ETF si riferisce. 

A sua volta poi l’investitore istituzionale immette sul mercato le quote della Creation Unit così che chi è interessato possa investire in quell’indice, ma per importi minori. 

L’investitore finale che intende scegliere un ETF trova sul mercato un operatore, detto Market Maker, che gli fornisce le quote richieste. 

Divergenze di performance: perché?

Comprendendo questo funzionamento riusciamo a capire perché si formano delle divergenze di performance tra ETF e indice di riferimento.

Ci sono, in realtà, diversi elementi che portano a sfasamenti nella performance, uno di questi è nell’errore di composizione dei panieri dell’ETF.

Questi errori di composizione si verificano quando il paniere, che contiene le Creation Unit, non ha al suo interno tutti i titoli presenti nell’indice sottostante.

Oppure potrebbe accadere in seguito a operazioni societarie su alcuni titoli dell’indice.

Oppure, altri errori nella costruzione che si possono verificare per via dello stacco e della gestione dei dividendi.

Tutti questi elementi di trasformazione modificano il nostro paniere che però non viene subito aggiornato dalla controparte e questo genera i disallineamenti delle performance. 

Qui sotto vi abbiamo messo un veloce schema che riassume tutto il funzionamento di messa sul mercato del nostro ETF.

Scegliere un etf

Scegliere un ETF: tipologie 

Nella nostra guida completa su come scegliere un ETF analizziamo ora cosa sono e la loro struttura.

Andiamo a scoprire le diverse tipologie di ETF che potete trovare sul mercato.

Oltre ai diversi asset che possono replicare tali strumenti elencati nel primo paragrafo ci sono diverse tipologie di questi strumenti.

Scopriamo quali sono e come vengono usate.

Soffermiamoci ora ad analizzare le due principali tipologie di ETF, che sono:

  • Tradizionali 
  • Strutturati: corti” o short, a leva e loro derivati.

Scegliere un ETF: differenze

Gli ETF tradizionali sono i titoli semplici e sono adatti per posizioni long e per strategie di medio lungo termine.

Sono semplici perché la stessa loro logica di replica lo è, a differenza di quelli strutturati che hanno logiche di replica complesse e sono composti. 

Gli ETF strutturati hanno modalità di replica come i tradizionali di tipo passiva ma questa replica è più complessa.

Inoltre gli strutturati cercano di superare il benchmark di riferimento attraverso strutture interne più elaborate

Replica e struttura più complessa aumentano il rischio di questi strumenti.

Solitamente gli strutturati sono molto adatti per il trading intraday.

Scegliere un ETF: attenzione a…

Ci sono diversi tipi di ETF strutturati:

  • ETF a leva: l’obiettivo di questi ultimi è replicare più che proporzionalmente l’andamento del mercato di riferimento o dell’indice su cui si basano.

Facciamo un esempio

Pensiamo di avere in portafoglio un ETF-Y che è a leva 2, ossia significa che moltiplica per due il rendimento dell’indice.

Se l’indice che replica fa +2% il nostro ETF-Y farà +4%.

Attenti però! Perché la leva amplifica i movimenti del sottostante, sia in positivo, sia in negativo.

  • ETF “corti” o short: replica in maniera inversa l’indice di riferimento. Si guadagna così quando il mercato scende. 

Questa tipologia viene utilizzata come strategia di copertura e da chi teme un crollo dei mercati o del settore in cui sta investendo. 

  • Short con o senza leva: sono una combinazione dei due ETF strutturati precedenti.
  • Protective put: anche questi come gli ETF short mirano alla protezione del portafoglio, ma permettono in contemporanea anche di partecipare agli eventuali rialzi dell’indice di riferimento.
  • Combinati azioni/opzioni: si basano su strategie ancora più complesse dei precedenti. Possiamo considerarli gli strutturati puri.

Finiamo questa rassegna sulle diverse tipologie di Exchange Traded Fund analizzando due particolari effetti che non potete non conoscere e che non dovete sottovalutare.

Effetto Compounding/Contango

Stiamo parlando dell’effetto compounding e dell’effetto contango.

Iniziamo con l’effetto compounding.

Questo effetto consiste in un’operazione algebrica molto spesso trascurata da investitori e trader.

La performance giornaliera attraverso l’effetto leva parte quotidianamente da livelli influenzati in precedenza dalla leva stessa.

Di conseguenza si hanno livelli diversi da quelli dell’indice di riferimento

Questo comporta che nei periodi più lunghi di un giorno il rendimento totale dello strumento, in particolare degli ETF short, non è uguale al rendimento inverso espresso dall’indice di riferimento.

Inoltre, maggiore è la volatilità dell’indice più alto sarà l’effetto compounding.

Questa caratteristica potrebbe portare a risultati molto divergenti e l’investitore frustrato si chiederà perché quell’ETF si comporta in quello strano modo se l’indice riporta una cosa diversa.

Se risulta ancora poco chiaro vi lasciamo qui di seguito un piccolo esempio:

Indice ETF short leva 2 (daily)
Variazione % Valore  Variazione %  Valore
Investimento iniziale 100 100
Giorno 1 10% 110 20% 80
Giorno 2 10% 99 20% 96

Approfondiamo ora il secondo effetto: l’effetto contango

Questo tipo di effetto lo avrà notato sicuramente chi investe in materie prime e strumenti derivati legate ad esse.

La necessità di rinnovare periodicamente il contratto derivato sottostante che giunge a scadenza implica un costo che può essere molto penalizzante. 

Gli ETP “fisici”, e anche di conseguenza i nostri ETF che non usano derivati, non soffrono di questo problema.

Ad ogni modo vi consigliamo di essere prudenti nell’investire in ETF strutturati considerati i rischi maggiori insiti in essi.

A questo punto della nostra guida completa su come scegliere un ETF impariamo ora come funzionano con un esempio.

Scegliere un ETF: vantaggi

Gli ETF permettono di investire su un intero indice di mercato in tempo reale ad un prezzo che è quello di quel fondo in quel preciso momento e tranquillamente consultabile. 

Questo è anche uno dei grandi vantaggi di investire in ETF.

Facciamo un esempio.

E’ come se io volessi investire sul FTSE Mib, ma solitamente non posso, dovrei comprare ogni singola azione facendo diverse operazioni con relativi costi connessi. 

Con gli ETF posso scegliere quello che replica l’indice FTSEMIB e acquistarlo con una sola operazione. 

Questo nostro chiamiamolo “ETF FTSE Mib” replicherà l’andamento del FTSE Mib, che sarà il suo benchmark, attraverso una gestione totalmente passiva.

Ecco dunque un altro bel taglio sui costi che deriva dal non avere un gestore.

Quando uno dei componenti del benchmark viene sostituito automaticamente anche l’attività finanziaria presente nell’ETF verrà sostituita.

Infatti i gestori di ETF per replicare il benchmark acquistano quote di titoli degli indici di riferimento in quantità proporzionale rispetto alle risorse disponibili.

In questo modo il valore dell’investimento corrisponderà con quello dell’indice replicato.

Gli indici di mercato sono composti da un paniere ampio di titoli.

Ne deriva che questi sono molto diversificati e, di conseguenza, un ETF che li replica godrà anch’esso della loro diversificazione e riduzione del rischio dell’investimento.

Come funziona la replica

Per semplificare vi mostreremo molto brevemente quelle che sono le due tecniche alternative di replica principali:

  • Replica fisica

Questo tipo di replica funziona con l’acquisto dei titoli che compongono l’indice. Questa è adatta per titoli poco liquidi e dalla composizione stabile

Possiamo avere due tipi di replica fisica:

  • completa: vengono comprati esattamente tutti i titoli nelle precise percentuali che compongono l’indice;
  • a campionamento (o a campione): dove vengono acquistati i titoli più significativi che compongono l’indice su specifici parametri statistici di campionamento;
  • Replica sintetica.

Questo tipo di replica non va a comprare i titoli che replicano l’indice, ma stipula un contratto di swap con una controparte che garantisce al fondo di ottenere l’esatta performance dell’indice.

La replica sintetica si associa a un minore tracking error comportando così meno costi di replica. 

Anche per la replica sintetica si distinguono due tipi di replica sintetica:

  • unfunded
  • funded

Ma qual è la replica migliore tra le due?

La determinante principale la farà il costo dell’ETF.

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Scegliere un ETF: I costi 

Sono molto vantaggiosi perché non hanno nessuna commissione di:

  • entrata
  • uscita 
  • performance

Le commissioni di gestione sono molto basse: tra lo 0,02% fino ad un massimo dello 0,8%.

Inoltre, quando andiamo ad acquistare un ETF, bisogna fare attenzione alla sua liquidità. 

Perché? Perché solitamente più lo strumento preso a riferimento viene scambiato, più bassi sono i costi.

Per quanto riguarda la compravendita si pagano le stesse commissioni che la banca applica per i titoli azionari.

Presentano una commissione totale annua, il TER, ridotta e che viene applicata in maniera automatica in base al periodo di tempo che abbiamo tenuto il titolo.

Un costo “implicito” degli ETF è nei costi di negoziazione.

Presentano uno spread denaro-lettera, ossia la differenza fra il migliore prezzo di acquisto e quello in vendita, che remunera chi effettua la quotazione, ma è un costo per l’investitore.

In ogni caso questo costo rimane generalmente assai contenuto.

Un metodo veloce e abbastanza valido per calcolare il costo di un ETF è di confrontare il costo dell’ETF per il suo tracking error.

Fate attenzione però a considerare anche in quale valuta state investendo.

Se la valuta di riferimento dell’indice è diversa da quella di negoziazione, il rendimento dell’ETF sarà diverso da quello del benchmark a causa dell’andamento della moneta rispetto a quella di negoziazione.

In questo caso per evitare tale influenza è il caso di utilizzare gli ETF Hedge.

Cosa sono?

Questi strumenti così per come vengono strutturati dal gestore consentono proprio di proteggersi dal rischio di cambio.

E’ come se investissi in titoli denominati in dollari, ma che si comportano in realtà come se fossero espressi in euro.

Tali ETF Hedge hanno spesso costi nascosti e permettono meno la diversificazione di portafoglio, ciò li rende di conseguenza meno remunerativi rispetto a prodotti con rischio di cambio.

Per aumentare la convenienza degli Exchange Traded Fund è molto importante fare attenzione alle commissioni e alle valute applicate dalla banca o dal broker per l’acquisto e la vendita sul mercato.

Come investire in ETF?

Prima di capire come iniziare ad investire dobbiamo capire su quali indirizzare la nostra scelta.

Si dovrà procedere ad una valutazione della strategia, dell’obiettivo da raggiungere e del rischio che si può correre. 

Decise queste cose si comincia la ricerca e l’analisi.

Si parte dal settore o dall’indice su cui si vuole investire e poi si vanno a guardare i diversi ETF attivi per poi confrontarli da loro.

Scelto l’ETF si cerca nel conto tramite il codice ISIN.

Il codice ISIN è il suo nome tecnico e che evita casi di omonimia.

E’ possibile investire in ETF attraverso la propria banca o il proprio broker.

I principali emittenti di ETF sono: Amundi, iShares, Lyxor, RBS, UBS e Deutsche Bank db X-trackers.

Dove si scambiano gli ETF?

Si possono acquistare solo sul mercato secondario e attraverso un intermediario abilitato.

Una volta scelto il broker di riferimento, questi si scambiano esattamente come funziona con le azioni.

Si comprano e si vendono sul Mercato ETFplus di Borsa Italiana in asta continua dalle 9:00 alle 17:25 o in asta di chiusura che va dalle 17:25 alle 17:30.

Durante l’asta di chiusura le operazioni sono ridotte e si può infatti

  •  scegliere solo ordini con limite di prezzo.
  • scegliere solo ordini con parametro GFA e ATC.

Gli ordini possono essere diversi, possiamo infatti avere differenze:

    1. di prezzo: è un multiplo del tick di negoziazione applicabile allo strumento e può non essere indicato negli ordini senza limite di prezzo.
    2. quantitativo: funziona in base alla quantità che si vuole acquistare o vendere 
    3. tipo di operazione: acquisto o vendita
    4. modalità di esecuzione: dipende in questo caso dall’andamento e dalla durata dell’ordine possiamo avere ordini:
    • con limite di prezzo 
    • al meglio: possibili solo durante la fase di negoziazione continua.

Sul mercato ETFplus si possono scambiare le seguenti tipologie di ETF:

Scegliere un etf

La parte più difficile è dunque quali titoli scegliere per costruire il proprio portafoglio.

All’interno del nostro gruppo Facebook settimanalmente pubblichiamo una lista di ETF interessanti e potete chiederci di analizzare per voi alcuni ETF all’interno della rubrica #ETFSelector.

Scegliere un ETF: cosa considerare

Nella scelta degli ETF in generale possiamo dire che dovete tener conto dei seguenti elementi che valgono un po’ per tutti gli investimenti:

  • rischio che possiamo assumerci
  • costi e rendimenti
  • tempi dell’investimento
  • tipo/struttura dell’ETF
  • zona geografica
  • volumi scambiati nel passato
  • valuta del sottostante

Il minimo lotto di negoziazione è pari a 1 azione/quota di ETF.

Si possono acquistare anche attraverso la marginazione, ossia utilizzando soldi in prestito se il broker lo consente.

In alcuni casi è possibile anche la vendita allo scoperto.

In questo caso bisogna verificare prima che il proprio intermediario offra questo servizio.

Diffusione in Italia

Il nostro Paese sconta sempre un po’ di ritardo.

Gli ETF arrivano in Italia solo nel 2002 quando si è aperto il nuovo mercato regolamentato M.T.F. Mercato Telematico dei Fondi.

Questo mercato è stato creato soprattutto per accogliere e permettere le transazioni di questi strumenti. 

Le prime contrattazioni sono del settembre dello stesso anno ed era possibile sottoscrivere solo 3 ETF, altro che il centinaio disponibile oggi.

Tassazione degli ETF

Come gli altri strumenti finanziari, sono sottoposti a tassazione sulle plusvalenze pari al 26%

Un’eccezione è nel caso di ETF che investono in titoli di Stato o altri titoli di Stato dei Paesi della White list che sono sottoposti alla tassazione tipica di questi strumenti e pari al 12,5%.

E’ possibile investire in ETF anche tramite una gestione patrimoniale sfruttando il vantaggio che essa permette di compensare, plusvalenze e minusvalenze.

Al 31 dicembre di ogni anno si valuterà il risultato della gestione e verrà soggetta all’imposta solo l’eccedenza positiva.

In caso di risultato negativo nel suo insieme la minusvalenza potrà essere poi dedotta fino al quarto anno fiscale successivo, avendo in questo modo l’effetto di un credito d’imposta.   

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Perché usare questi strumenti

Sono molto efficaci sia per le strategie di investimento sia per il trading.

Nelle strategie di investimento gli ETF sono utili per pianificazioni di medio lungo periodo o per costruire i PAC, piani di accumulo.

Gli ETF permettono di diversificare facilmente un portafoglio, conservando una precisione nella replica dell’indice benchmark e i bassi costi di gestione. 

Qui in figura in basso vi riportiamo un esempio di quella che è la diversificazione di tre diversi portafogli. 

Abbiamo un portafoglio A che investe solo in titoli, un portafoglio B che è diversificato con un ETF e un portafoglio C diversificato con 4 ETF.

Scegliere un etf

Nel trading possono essere usati per trading di tipo intraday e vendita allo scoperto per avere posizioni ribassiste su l’indice benchmark scelto.

Chi li usa e come si impiegano gli ETF 

Sia dalle società di gestione sia dai consulenti gli ETF vengono impiegati come mattoncini per la costruzione di portafogli di investimento.

Questi strumenti finanziari si trovano in molteplici prodotti e servizi del risparmio gestito, vediamo sinteticamente chi li utilizza e come:

  • nei servizi di consulenza private banker o promotori e consulenti li adoperano per la costruzione di portafogli personalizzati sugli obiettivi del cliente;
  • le società di risparmio gestito se ne avvalgono per costruire fondi di fondi, gestioni patrimoniali o polizze unit linked;
  • società o associazioni previdenziali nella gestione di fondi pensione e PIP – Prodotti di Pensione Integrativa. 

Scegliere un etf

Come si può costruire un portafoglio di ETF

Nel costruire un buon portafoglio è sempre necessario tenere a mente quelli che sono le massime per una buona costruzione di un portafoglio: obiettivi, rischi e tempo a disposizione.

Solo sulla base di questi elementi è possibile costruire il portafoglio ideale.

Concludiamo questa guida completa per scegliere gli ETF con 8 regole generali da seguire nella costruzione di un buon portafoglio:

  1. Evitate di comprare troppi strumenti:  6-8 ETF sulle principali asset class.
  2. Date un peso alle diverse asset class: ad esempio 60% ETF azionari, 40% obbligazionari.
  3. Evitate le duplicazioni e prediligete la differenziazione.
  4. Preferite indici ampi per ridurre la volatilità. 
  5. Guardate ai grafici storici dell’ETF e dell’indice.
  6. Considerate la valuta 
  7. Fissate uno stop loss per ogni ETF
  8. Comprateli in più tranches. 

E voi? State già investendo in ETF?

Avete trovato utile questa guida completa per investire in ETF?

Raccontateci la vostra esperienza d’investimento!

Alessandro Moretti

ETF

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I commenti sono chiusi.

  1. Giuseppe Tanzi
    Novembre 22, 2019

    Domanda semplice a cui finora non ho trovato risposta: i costi di gestione periodici degli ETF possono essere sommati ai costi di acquisto per la determinazione di plus/minusvalenze in fase di vendita ?