CASO BAIL IN! MA COSA SUCCEDE?

Bail in

Nelle ultime settimane non si sente parlare di altro che di bail in.

Tutti ne parlano, tutti ne sentono parlare, ma moltissimi risparmiatori non hanno ancora capito bene di cosa si tratti e quali siano i rischi associati a questa nuova procedura di salvataggio delle banche.

In giro c’è molta confusione al riguardo. Capita di parlare con persone che non hanno la minima idea di quale sia il problema, di quali siano i rischi, ma corrono in banca a vendere titoli di stato, obbligazioni, ritirare depositi sul conto corrente ecc.

L’argomento è abbastanza tecnico e molte testate specializzate utilizzano un linguaggio incomprensibile per la maggior parte dei risparmiatori. In questo articolo cercherò di fare chiarezza sull’argomento utilizzando terminologie chiare e semplici. Una volta compreso veramente l’argomento, vedrai che tutto questo panico è in realtà infondato e saprai sicuramente come fronteggiare il problema.

Andiamo per punti e vediamo prima l’aspetto normativo.

ASPETTO NORMATIVO

A fine 2015 il Consiglio dei Ministri ha recepito la direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che non fa altro che dettare delle regole per cercare di prevenire ed eventualmente gestire le crisi bancarie.

Nel caso in cui una banca finisca in dissesto finanziario non sanabile in breve tempo e che metta a rischio l’intero sistema, la Banca d’Italia avrà a disposizione 4 possibilità:

  1. Via tradizionale: ossia la vendita delle attività della banca per coprire le passività.
  2. Bridge bank: ovvero il trasferimento a titolo temporaneo delle attività recuperabili della banca in crisi ad una entità pubblica. Si creano quindi delle banche ponte dove si trasferiscono tutte quelle attività che si pensa si possano recuperare.
  3. Bad bank: ovvero si trasferiscono le attività deteriorate della banca in crisi ad una società di gestione delle attività (bad bank).
  4. Bail in: ovvero il recupero delle passività partendo dalle risorse interne della banca in crisi.

Già da queste prime nozioni hai quindi capito che il Bail-in si avrebbe nel caso in cui:

  • Una banca entra in dissesto finanziario
  • Il dissesto finanziario non può essere risolto in poco tempo
  • Il dissesto finanziario può mettere a rischio l’intero sistema
  • La Banca d’Italia deve scegliere l’opzione Bail-in su una rosa di 4 possibili alternative

Che cosa cambia rispetto al 31.12.2015?

Fino al 31 dicembre 2015 esisteva il bail-out.

Il bail out significa letteralmente salvataggio dall’esterno.
Come dice la parola, secondo questa procedura, nel caso in cui una banca fosse andata in crisi finanziaria, il salvataggio sarebbe avvenuto dall’esterno e quindi sarebbe dovuto intervenire lo Stato. In poche parole il salvataggio veniva caricato sulle spalle di tutti i contribuenti.
Dal 1 gennaio 2016 entra in vigore il Bail-in. Il significato del termine sta per salvataggio dall’interno. In questo caso, se una banca va in crisi finanziaria, le passività non saranno coperte dallo Stato (e quindi dai contribuenti), ma dalle risorse interne alla banca. Per risorse interne intendiamo azionisti, obbligazionisti e correntisti. Tra poco lo vedremo bene nel dettaglio.
Attenzione perché un aspetto tecnico importantissimo viene spesso trascurato da tv e giornali.


Il bail-in si applica per coprire fino all’8% delle passività della banca in crisi finanziaria. Esatto avete capito bene. Il Bail-in non si applica per intervenire sul 100% delle passività della banca in difficoltà finanziaria, ma solo fino all’8%.


Ti faccio un esempio così capisci meglio

La banca ha 1.000.000 € di passivo da colmare
Il Bail-in serve per recuperare solo 80.000 € e non 1.000.000 €
La domanda sorgerà spontanea: chi copre la parte restante?

Dei rimanenti 920.000 € se ne faranno carico le altre banche (senza entrare troppo nel dettaglio).

Chi sono i soggetti interessati dal Bail-in?

Supponiamo che la banca, debba recuperare 100.000 €. Andrà a prendere queste risorse in ordine partendo da:

1.Azionisti
2.Detentori di altri titoli di capitale;
3.Obbligazionisti subordinati Additional tier 1
4.Obbligazionisti subordinati Tier 2
5.Obbligazionisti Senior (Unsecured)
6.Correntisti per la parte che eccede i 100.000 € depositati.

E’ importante capire questo passaggio

Supponiamo che la banca deve recuperare 100.000 € perché entrata in dissesto finanziario. Dovrà iniziare dagli azionisti. Se il capitale preso dagli azionisti è sufficiente per arrivare a 100.000 €, il processo terminerà qui. Se il capitale prelevato dagli azionisti non è sufficiente, ed in questo caso mettiamo che arrivi a 90.000 €, allora si passerà agli obbligazionisti subordinati additional tier 1 per recuperare i 10.000 € rimanenti. Il processo andrà avanti finchè non si riusciranno a recuperare i 100.000 € necessari. Va da se che il rischio di andare a prendere i depositi dei correntisti risulta essere abbastanza remoto e comunque potrebbe variare da banca a banca in base all’entità del capitale che necessita. C’è da dire anche che ad esempio la categoria più a rischio che sono gli azionisti, non è detto che il loro investimento sarà sicuramente azzerato, ma potrebbe essere svalutato solo per una parte (se tale parte è sufficiente a coprire il capitale necessario).

E’ da notare che anche i titolari di obbligazioni senior unsecured potrebbero essere a rischio anche se prima di loro ci sono in ordine 3 categorie di risparmiatori da dover aggredire. Anche se remoto, il rischio c’è e perciò va valutato e pesato da caso a caso. Non si può trascurare.

Quali sono le categorie a cui NON si applica il Bail-in

1.Conti correnti con depositi inferiori a 100.000,00 euro;
2.Obbligazioni bancarie garantite (dette anche covered o senior secured)
3.Passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (es. cassette di sicurezza);
4.I debiti della Banca verso i dipendenti, debiti commerciali e quelli fiscali;
5.Passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infra-gruppo) con durata originaria inferiore ai 7 giorni;
6.Passività derivanti dalla partecipazione a sistemi di pagamento con durata residua inferiore a 7 giorni.

Per completare il quadro occorre precisare che

I libretti postali e buoni fruttiferi NON sono esposti alla procedura del bail in quanto sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti che non è un istituto di credito.
Pronti contro termine: possono essere coinvolti nel bail in e non possono neanche avvalersi della tutela offerta dal Fondo
prestito sociale Coop: non rientra all’interno del “bail in” dal momento che le cooperative non sono banche.
Fondi di investimento: non viene rilevata alcuna criticità a riguardo, anche nel caso in cui siano gestiti della SGR di proprietà della banca in dissesto finanziario, in quanto è prevista la segregazione del patrimonio.
Gestioni patrimoniali: occorre verificare i prodotti finanziari che sono stati acquistati dal gestore. Nel caso in cui la gestione abbia acquistato azioni o obbligazioni della banca in crisi finanziaria, questa quota di portafoglio potrebbe essere colpita dal bail in. In caso contrario non ci sarà alcun problema.
Cassette di sicurezza: vale lo stesso discorso del deposito titoli. Ossia la banca custodisce semplicemente gli asset contenuti nelle cassette che quindi non saranno coinvolti nell’eventuale bail in.

Spesso viene chiesto se tutti i tipi di azioni o obbligazioni siano a rischio Bail-in

La risposta è sicuramente NO.

Sono a rischio solo le azioni e le obbligazioni emesse dalla banca in dissesto finanziario. Se ho delle azioni della banca A e va in dissesto la banca B, il mio capitale azionario è comunque al sicuro. Lo stesso vale se ho azioni o obbligazioni di altre società non finanziarie. Il mio capitale investito in altre società non sarà intaccato dal Bail-in nel caso la mia banca dovesse andare in crisi finanziaria.

Ti auguro buon trading

Alessandro Moretti

ASPETTA

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    1 Response to "Caos Bail in: Cosa sai veramente?"

    • LEA RICCI

      Molto esaustivo Grazie

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