Borsa italiana e azioni italiane: cosa sono e come funzionano

Che cos’è la Borsa Italiana e cosa sono le azioni italiane?

Sono sicuro che vi sarete posti questa domanda tantissime volte e sono certo che non avete trovato la giusta risposta e avete ancora tanta confusione in testa.

In questo articolo vi spiegherò che cos’è la Borsa Italiana.

Vi parlerò di come funziona, qualche cenno sulla sua storia, come si dividono le azioni italiane e com’è scomposto tutto il mercato azionario italiano.

Affronteremo i rischi delle azioni italiane, a quali pericoli andiamo incontro quando operiamo sul mercato italiano, le opportunità che si nascondono e infine un argomento molto delicato come la tassazione.

Che cos’è la Borsa Italiana?

Borsa Italiana è una società, un’azienda che si occupa di gestire gli scambi di strumenti finanziari e di controllare l’operato degli emittenti e degli operatori finanziari.

Quindi la Borsa Italiana è un’azienda che controlla e permette gli scambi degli strumenti finanziari come ad esempio le azioni, le obbligazioni, i derivati.

Ma non solo, controlla questi scambi ma controlla anche tutto l’operato degli emittenti e degli operatori finanziari, trader, istituzionali, broker e quant’altro.

Svolge quindi un’attività di controllo e di vigilanza.

Prima questi scambi avvenivano dal vivo. Sicuramente avrete visto “Una poltrona per due” – film che trasmettono ogni Natale – e sicuramente avete visto tutte quelle persone che urlano.

Ecco quello è un esempio di borsa valori in passato.

In passato si faceva così: si andava lì, si urlava e si faceva un casino pazzesco.

Adesso invece avviene tutto in maniera elettronica.

Infatti la Borsa è diventata una piattaforma elettronica che permette la compravendita di strumenti finanziari quotati all’interno della Borsa Italiana.

Avviene tutto elettronicamente: voglio comprare un’azione, mando l’ordine e la Borsa italiana incrocia il mio ordine di acquisto con un altro ordine di vendita.

Questa piattaforma non fa altro che far incontrare la domanda con l’offerta del livello su cui appunto avviene lo scambio.

Quindi la Borsa Italiana mette in comunicazione acquirenti con venditori per ogni prodotto e strumento finanziario: azioni, obbligazioni, eccetera.

Ma fa anche attività di vigilanza: si accerta cioè che tutto funzioni correttamente, che non ci siano abusi o truffe.

Chiaramente oggi avviene tutto online. Prima no, prima bisognava recarsi sul posto e chiaramente non potevano andarci chiunque.


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Cosa fa la Borsa Italiana nel dettaglio?

Borsa Italiana decide l’ammissione, la sospensione e anche l’espulsione di strumenti finanziari quotati nel loro circuito.

Quindi all’interno della piattaforma della Borsa la società che vuole quotarmi in borsa deve rispettare una serie di requisiti.

Una volta accertato il rispetto di questi requisiti la Borsa Italiana ammette le mie azioni all’interno del circuito e permette agli operatori di scambiarsele.

Ma la borsa italiana, come tutte le altre borse, può anche decidere di sospendere momentaneamente alcuni titoli azionari.

Possono sospendere gli scambi ad esempio se ci sono particolari situazioni di tensione finanziaria su un titolo che sta perdendo troppo in borsa.

E’ successo ad esempio ad inizio anno con Banca Carige quando c’erano particolari tensioni sul titolo.

Borsa Italiana, insieme a Consob che è l’organismo di vigilanza, hanno stabilito che Banca Carige non poteva essere scambiato e quindi erano sospese le contrattazioni per il titolo perché aveva violato una serie di requisiti.

Storia della Borsa Italiana

La prima borsa valori italiana nasce nei primi anni del 1600 a Venezia.

A quella di Venezia ha fatto seguito quella di Trieste nel 1775 e poi quella di Roma nel 1802.

La borsa di Milano è quindi la quarta borsa valori italiana e arriva dopo quella di Roma.

La Borsa italiana che conosciamo oggi, quella con sede a Palazzo Mezzanotte a Piazza Affari, nasce nel 1808.

Nel 1996 la Borsa inizia a privatizzarsi diventando Borsa Italiana Spa, società che si occupa di gestire la Borsa Valori di Milano.

Questo perché in realtà esistevano tante borse valori, ad esempio quelle di Milano, di Roma, di Firenze, di Napoli, di Venezia, etc.

Il 1997 è l’anno storico in cui la Borsa di Milano accorpa tutte le altre Borse Valori regionali (Roma, Torino, Firenze, etc.).

Nel 2007 Borsa Italiana Spa si fonde con la Borsa di Londra che diventa il centro operativo della Borsa Italiana.

Dal 2007 il centro operativo della Borsa Italiana non è più quindi a Palazzo Mezzanotte a Piazza Affari ma si è spostato a Londra.

In realtà più precisamente dobbiamo dire che la Borsa Italiana non si è fusa con la Borsa di Londra ma è stata acquisita.

Infatti è stato acquisito il 100% dalla London Stock Exchange Group che detiene anche il 100% della Borsa Valori di Londra.

Quindi c’è una capogruppo che ha il 100% della Borsa Valori italiana e il 100% della Borsa Valori di Londra.

Questo è importante perché molti non lo sanno e credono che la Borsa Italiana sia una società italiana. In realtà appartiene ad una società londinese.


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Cosa viene scambiato all’interno della Borsa Italiana?

Possono essere scambiate azioni, obbligazioni e titoli di stato, i derivati (opzioni, futures, certificates…), tutte le valute, i fondi e gli ETP (che sono gli Exchange Traded Product e che conoscerete sicuramente con il nome di ETF, ETC o ETN).

Come si divide tutto tutta la Borsa Italiana?

La borsa italiana immaginatevela come una grande borsa, una grande scatola suddivisa in tanti scompartimenti:

MTA: Mercato telematico azionario (dove vengono scambiate che le azioni delle società quotate in Italia).

Sedex: dove vengono scambiati sostanzialmente i certificates e i covered warrant, che sono un altro strumento finanziario.

ETF Plus: ETF ed ETC.

MOT: Mercato Obbligazionario Telematico ossia il segmento dove vengono scambiati titoli di stato e le obbligazioni.

IDEM: Italian Derivatives Market ossia il mercato dei derivati.

MIV: Mercato per i fondi d’investimento alternativi.

Il mercato telematico azionario

Concentriamoci su questo segmento perché è quello di nostro interesse.

Il mercato telematico azionario si divide in quattro segmenti diversi.

Il segmento delle Blue Chips comprende le società a larga capitalizzazione il cui valore in borsa è molto alto.

Il valore in borsa è dato dal numero delle azioni che ci sono per il prezzo di ogni azione.

Se io ho 100 azioni che valgono 1 euro l’una, il valore della mia società in borsa è di 100 per uno, quindi è di 100 euro.

Per larga capitalizzazione si intendono tutte quelle società che hanno un valore di borsa superiore a un miliardo di euro, come la Fiat.

Abbiamo anche dei segmenti meno conosciuti come il segmento star.

In questo segmento vengono quotate tutte quelle società a media capitalizzazione (es. Amplifon) il cui valore è compreso tra i 40 milioni e il miliardo di euro.

Queste società hanno elevati requisiti di eccellenza (es. trasparenza) che ne distinguono l’operato attraverso degli obblighi e dei vincoli maggiori rispetto a tutte le altre società.

Abbiamo, inoltre, il segmento standard, che riguarda le società (es. Autogrill) a media capitalizzazione (sempre tra i 40 milioni e il miliardo), che però non rientrano nel segmento star poiché sprovviste di questi requisiti di eccellenza.

Infine abbiamo il segmento AIM, che comprende le società a piccola capitalizzazione. Questo segmento è regolamentato dalla Borsa Italiana, ma non dalla legge.

Queste società molto piccole sono sottoposte a requisiti meno stringenti.

Per quotarsi all’AIM non c’è bisogno di presentare tre bilanci certificati (come invece accade per le società che si quotano sugli altri mercati) ma ne basta uno.

Quindi il processo è più veloce: bastano sei mesi e un milione di euro tra tutte le spese.

Questo dà la possibilità alle piccole società di arrivare alla quotazione in borsa e aumentare la visibilità al fine di attirare nuovi capitali ed emergere più facilmente.

Bisogna però prestare particolare attenzione poiché questo segmento non è regolamentato dalla legge italiana e le società che ne fanno parte hanno meno vincoli.

Ad esempio, mentre negli altri segmenti le società sono costrette a pubblicare dati di bilancio ogni tre mesi (le cosiddette trimestrali), nel segmento AIM il vincolo è di sei mesi.

I mercati non regolamentati normalmente sono meno trasparenti e più complessi e sono talvolta definiti inliquidi.

Questo significa che c’è poca liquidità e si fa fatica a comprare e vendere grandi quantità di azioni delle società quotate su questi segmenti.

Bardolla è un esempio di società quotata sul segmento AIM. Alcune società inoltre si quotano all’AIM solo per fare “l’exit“, ovvero per monetizzare l’investimento degli imprenditori, creatori della società e che non hanno grandi business.

Non è il caso di tutte quelle società che invece si quotano in questo segmento per raccogliere capitali, fare investimenti importanti, crescere e svilupparsi.

Le fregature sul segmento AIM però sono dietro l’angolo poiché essendo un mercato molto piccolo è facilmente manipolabile.

L’indice FTSE MIB

Molti credono che il FTSE MIB sia la Borsa Italiana, ma non è assolutamente così.

FTSE sta per Financial Times Stock Exchange, mentre MIB sta per Milano Indice di Borsa.

E’ un indice della società FTSE relativo all’indice di Milano e riassume l’andamento delle 40 società italiane a più larga capitalizzazione (le cosiddette blue chips).

Tra queste troviamo Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM e tante altre.

Molti lo consultano per capire l’andamento finanziario italiano nel suo complesso.

Tutto sommato però non è propriamente lo specchio dell’economia italiana perché se il settore finanziario è in difficoltà, ma gli altri settori sono stabili, il FTSE MIB tenderà a restituire uno scenario parziale.

Quindi FTSE MIB non è la Borsa Italiana ma un indice che ci mostra il comportamento delle 40 società italiane a più larga capitolazione.

Per le società a media capitalizzazione dobbiamo invece prendere come riferimento un altro indice.

Ma quanto è grande la Borsa italiana?

Tutti gli investitori italiani tradizionalmente vogliono investire in Italia perché hanno maggiore familiarità: comprano azioni della banca dove hanno il conto o di Telecom Italia perché magari usufruiscono dei loro servizi.

Ma non conviene ragionare di borsa in questo modo, perché potrebbe comportare la perdita di molti soldi.

La Borsa Italiana capitalizza circa 700 miliardi di euro.

Paragonata ad alcune società americane è molto più piccola rispetto a società come Google, Microsoft o Apple.

Quindi tutta la Borsa italiana è in realtà più piccola di un solo titolo quotato in America, dove sono quotate più di 7.000 società.


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Quali sono i rischi associati alle azioni italiane?

Un rischio su tutti sono i volumi bassi per le azioni a piccola e media capitalizzazione.

Questo rischio vale per tutti, ma soprattutto per chi possiede grandi capitali.

Volumi bassi stanno a significare che vengono scambiate poche azioni per ogni società.

Ci sono quindi pochi venditori, pochi compratori, poca domanda e poca offerta, per cui se il prezzo delle azioni sale, si fa fatica sia a comprarle che a rivenderle.

Inoltre bassi volumi possono favorire manipolazioni di mercato.

Mentre nei segmenti regolamentati c’è una vigilanza più stringente, nei segmenti non regolamentati (AIM) ci potrebbe essere poca trasparenza e truffe a danno di terzi.

Un altro problema è la Tobin Tax (introdotta dalla legge di stabilità del 2012) che segna una tassazione dello 0.2 % sulle transazioni finanziare che hanno per oggetto azioni di società italiane, con capitalizzazione maggiore di 500 milioni di euro.

Questa tassa ha comportato che gli investitori, specie quelli grandi, non abbiano voglia di pagarla, facendo ridurre notevolmente i volumi e quindi gli scambi sui titoli a bassa capitalizzazione.

La legge stabiliva che i proventi di questa tassa sarebbero serviti a risolvere problemi di povertà, ma in realtà non è andata proprio così.

I punti deboli del mercato italiano

Il mercato italiano è un mercato con una bassa crescita, con un PIL che oscilla tra il negativo e il leggermente positivo.

Ci sono molte aziende in difficoltà ed è un mercato meno efficiente per via della scarsità di informazioni (pochi siti informativi sugli indici di bilancio, sul personale e sugli investitori nelle varie società).

Inoltre ci sono poche società quotate in Italia (meno di 1.000).

Talvolta però l’inefficienza e i bassi volumi tengono lontani molti grandi investitori e c’è una maggiore possibilità di trovare perle di rara bellezza nascoste tra le società a piccola e media capitalizzazione.

Un esempio di società italiana interessante è Amplifon, che riesce a fare utili da molti anni e che risulta essere in crescita fatturando quasi un miliardo e mezzo di euro l’anno.

Amplifon in 9 anni (dai minimi del 2009 ai massimi del 2018) ha guadagnato il 3.000%. E’ una perla dell’economia italiana.

Tassazione sulle azioni

In Italia sulle plusvalenze dovute ad una variazione di prezzo abbiamo una tassazione del 26%.

Esiste anche una tassazione sui dividendi tassati anch’essi al 26%.

Le minusvalenze e le plusvalenze sono compensabili.

Ad esempio nella compravendita di titoli azionari se perdo 1000 euro accumulo una minusvalenza di 1000 euro, ma se con una nuova operazione guadagno una plusvalenza dello stesso valore non dovrò pagare le tasse perché si annulleranno.

Al contrario e nella stessa situazione precedente, le minusvalenze e i dividendi non sono compenasbili e quindi dovrà comunque pagarci le tasse.

Ora che avete capito cosa sono le azioni italiane preferireste investire nel mercato italiano oppure in azioni estere?

Alessandro Moretti


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