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Analisi tecnica petrolio

3 Settembre 2020

Analisi tecnica petrolio:

Il 2020 non è stato gentile con il settore energetico ed è iniziato con  una crescere un’ondata di fallimenti energetici.

Dopo un anno difficile segnato dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dai prezzi del greggio nella fascia 50-60$ al barile, 

il settore energetico necessita di una forte ripresa per compensare una montagna di debito in aumento (e in scadenza).

La zona petrolifera ha subito un colpo  dopo l’altro e gli impatti si stanno sommando.

Il nuovo anno si è aperto con un attacco degli Stati Uniti

contro un generale iraniano di alto rango a Baghdad,

seguito da un contrattacco iraniano su due basi in Iraq che ospitavano personale militare statunitense.

Poi, l’industria energetica si è preoccupata che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC)

non rinnovasse il suo accordo di produzione con i paesi terzi, provocando un aumento della produzione e una pressione negativa sui prezzi del greggio.

Nel frattempo, la minaccia di COVID-19 è cresciuta e ha iniziato a diffondersi. A marzo,

il nuovo coronavirus ha colpito più duramente i mercati, proprio quando l’accordo OPEC + è fallito. 

La Russia e l’Arabia Saudita hanno inondato i mercati con petrolio a buon mercato, avviando una guerra dei prezzi per scacciare la concorrenza.

Ciò che si è sviluppato è stata la tempesta perfetta di una domanda inesistente contro l’eccesso di offerta. 

I prezzi del greggio sono crollati e hanno toccato un minimo storico sotto zero il 20 aprile, con i future per il greggio West Texas Intermediate (WTI) che hanno chiuso a -37,63 $.

 

Analisi tecnica petrolio

 

Ora, a seguito di un rinnovato accordo OPEC + che limita la produzione concordato il 9 aprile e che riavvia lentamente le economie

che spingono verso l’alto la domanda di greggio, i prezzi hanno iniziato a salire.

Sfortunatamente, il danno è già stato fatto e richiederà molto tempo per recuperare. 

I fallimenti della prima metà del 2020.

Per i produttori di petrolio e gas, il secondo trimestre del 2020 ha visto 18 fallimenti, il totale trimestrale più alto dal 2016.

Finora, sono in gran parte concentrati negli Stati Uniti,

che hanno visto un boom della produzione di petrolio a livello superficiale nel 2010 per trarre vantaggio dall’aumento dei prezzi del greggio. 

Poiché i prezzi sono scesi, molte aziende fortemente indebitate hanno iniziato a rimanere senza opzioni.

La più grande vittima nella prima metà del 2020 è stata Chesapeake Energy,

un gigante dello scisto che ha dichiarato bancarotta il 28 giugno con oltre 9 miliardi di dollari di debiti.

Il Canada ha anche assistito a un aumento dei fallimenti energetici,

soprattutto dopo aver affrontato anni di forte concorrenza da parte dei produttori di scisto statunitensi. 

Tuttavia, il numero di casi in Canada è molto inferiore rispetto agli Stati Uniti.

Uno dei motivi è che le società hanno evitato il fallimento o l’amministrazione controllata in quattro dei sette casi di insolvenza in Canada dal gennaio 2020.

Un altro motivo per la discrepanza nei numeri dei fallimenti è la tempistica.

Il settore energetico ha affrontato le sue maggiori sfide nel 2015/2016, portando molte aziende a contrarre debiti.

 

 

Gran parte di quel debito sta iniziando a scadere o sta diventando troppo difficile da estinguere

nelle attuali condizioni di mercato.

Ecco perché, nonostante l’ondata di fallimenti causati dal COVID-19

che sta guadagnando terreno le previsioni sul greggio sono per un‘ondata che continuerà fino al 2020 e probabilmente oltre.

Analisi Tecnica petrolio: l’uragano Laura

L’allarme uragani è tornato in primo piano sui mercati petroliferi,

spingendo ai massimi da 5 mesi le quotazioni del petrolio e della benzina.

Gli Stati Uniti intanto tremano nell’attesa di Laura,

il fenomeno meteorologico che continua a guadagnare forza e ora minaccia di abbattersi con violenza «catastrofica» sulle coste di Texas e Louisiana.

Il paragone evocato dagli esperti è con l’uragano Katrina,

che 15 anni fa distrusse New Orleans e provocò conseguenze devastanti

non solo sotto il profilo umanitario ma anche per l’industria dell’Oil&Gas.

Il Governo Usa  fu costretto a ricorrere alle scorte di emergenza della Strategic Petroleum Reserve

per far fronte alle difficoltà di approvvigionamento di combustibili.

Stavolta ad essere a rischio è anche l’export di greggio «made in Usa», che all’epoca di Katrina erano ancora vietato per legge. 

Sulla traiettoria di Laura,

avviata a diventare un uragano di Categoria 4, c’è il porto texano di Beaumont, collegato all’area di shale oil di Bakken,

da qui nel primo semestre è partito il 13% dei 3,2 milioni di barili di greggio esportati in media ogni giorno dagli Stati Uniti.

Analisi Tecnica petrolio: i prezzi pre-Covid

La produzione di greggio dell’area è diminuita di quasi il 90%,

in pratica un taglio di 1,6 mbg, che ha indotto gli investitori a mettere da parte i timori legati al Covid e all’attenuazione dei sacrifici dell’Opec Plus.

Il Brent si è spinto oltre 46 dollari al barile,

il Wti si è avvicinato a 44 dollari, punte di prezzo che non si vedevano da prima della pandemia,

cui ha contribuito anche il dato settimanale dell’Eia sulle scorte di greggio Usa (-4,7 milioni di barili).

Laura sta minacciando soprattutto le raffinerie, in un’area ad altissima densità di impianti. 

Molti hanno sospeso l’attività, mettendo fuori uso un terzo della capacità locale e circa il 15% della capacità totale degli Usa:

quasi 3 milioni di barili al giorno.

Gli operatori del settore ora incrociano le dita.

Danni duraturi al sistema di raffinazione americano

potrebbero di nuovo mandare a picco le quotazioni del barile,

specie se gli impianti di estrazione fossero invece risparmiati dalla furia dell’uragano.

Scorte USA sotto i 500 milioni di barili

Nel pomeriggio del 2 settembre 2020 i prezzi del greggio hanno invertito bruscamente la rotta, malgrado l’annuncio di una forte contrazione delle scorte statunitensi.

Sull’andamento anomalo della seduta potrebbero avere inciso diversi fattori come il rimbalzo del dollaro (euro/dollaro oggi a 1,181, terzo calo consecutivo),

i dati deludenti sul mercato del lavoro Usa pubblicati nel pomeriggio (428mila nuovi occupati del settore non agricolo ad agosto contro attese di 1 milione),

gli effetti dell’uragano Laura che ha imperversato nel Golfo del Messico.

Le scorte di petrolio statunitensi sono diminuite per la sesta settimana consecutiva, di 9,3 milioni di barili contro stime del consenso nettamente inferiori, comprese tra 2 e 6,4 milioni di barili.

Lo stock è sceso sotto la soglia dei 500 milioni di barili per la prima volta da inizio aprile.

La produzione di greggio è diminuita settimana su settimana di 1,1 milioni di barili al giorno, a causa dell’uragano Laura.

Il petrolio è ancora in forte perdita da inizio anno per effetto della pandemia, -30% in dollari, -35% in euro.

Analisi Tecnica petrolio

Il violento dietrofront ha annullato temporaneamente il tentativo di rottura dell’area dei massimi di settimana scorsa.

E’ sotto pressione la prima soglia discriminante in area 45 usd per il Brent,

meno critica la situazione del Wti che incontra una prima soglia discriminante solo verso 41 usd.

Sono scattati giorni fa gli acquisti sulla forza sopra 45 e 41 usd rispettivamente.

Si possono sfruttare pull back verso questi livelli per comprare sulla debolezza.

In direzione opposta, stiamo pronti a incrementare le posizioni su piena violazione dei massimi di settimana scorsa a 46,52 3 43,79 usd.

Il nuovo target è posizionato a 58 e 52 usd.

 

Davide Cassaghi

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