Analisi del ciclo economico USA

Pochi giorni fa, sul mio canale Youtube ho fatto un’analisi completa del ciclo economico USA.

Se te la sei perso qui sotto trovi il webinar integrale 🙂

Ma come sai, sia a me sia al mio team di analisti ci piace essere sempre più pignoli, per cui uno degli analisti certificati SIAT del mio team, Luca Conti, ha fatto un approfondimento a dir poco interessante.

Luca ha deciso di condividere la sua analisi intermarket tra mercato obbligazionario e azionario.

Quindi non mi resta che mettermi da parte e dare la parola a Luca 🙂

Dalla scrivania di Luca: Analisi intermarket del Mercato Azionario Americano 🇺🇲

A completamento dell’ottima fotografia dell’economia americana che ci ha fornito Alessandro Moretti qualche giorno fa, volevo aggiungere un mio contributo legato all’analisi intermarket, ovvero in particolare allo studio del mercato dei tassi e all’influenza che quest’ultimo ha su quello azionario.

Come questo articolo del Sole24Ore di più di un anno fa riporta, bisognerebbe prestare particolare attenzione al livello degli utili che le società americane riportano raffrontandolo al rendimento di un investimento privo di rischio a 10 anni.

Ora, con l’economia americana che veleggia a gonfie vele, l’inflazione al 2,872% (dato CPI di giugno) e la FED che sembra intenzionata ad alzare il tasso ufficiale di sconto altre due volte entro la fine dell’anno il differenziale tra gli utili per azione delle società dell’S&P 500 ora al 4,06% (che trovi qui) e il rendimento del T-bond a 10 anni vicino al 3% si è assottigliato molto rendendo di fatto il premio per il rischio azionario meno attraente.

Detto questo NON si sostiene che il rialzo del mercato azionario abbia le ore contate ma soltanto che, al contrario degli ultimi anni, oggi i grandi investitori potrebbero essere tentati di spostare parte dei loro capitali dall’equity ai bond, soprattutto in fasi di turbolenza politica o finanziaria.

I dati attuali comunque mostrano che siamo ancora ben lontani dalla prossima recessione ed e’ sempre lo studio della curva dei tassi americani a suggerircelo.

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Il differenziale dei tassi dei titoli di stato a 2 e 10 anni

Come ben descritto da questo articolo, l’indicatore che molto spesso anticipa una recessione negli U.S.A. è il differenziale dei tassi dei titoli di stato a 2 e 10 anni.

Quando il 2 anni inizia a rendere di più del 10 anni (e quindi abbiamo una curva invertita quando di solito è crescente) significa che gli operatori sono preoccupati per le prospettive economiche di lungo periodo.

Nell’articolo sopra citato si sostiene che le inversioni della curva dei rendimenti dei Treasury hanno preceduto le ultime sette recessioni. Io sono voluto andare a fondo alla questione e mi sono preso la briga di scaricare i rendimenti dei titoli di stato americani negli ultimi 40 anni circa, e li ho confrontati con l’earning per share dell’S&P500.

Il risultato è il grafico che vedi sotto.

Con le 4 frecce ho indicato i momenti in cui il rendimento del 2 anni ha superato quello del 10 anni a partire da 1980.

Quello che è interessante notare è che:

  1. Dopo il primo sorpasso del 2 anni sul 10 anni passano diversi mesi prima di una significativa correzione del mercato azionario.La mia serie storica parte proprio con uno di questi casi ovvero nel Gennaio del 1980 la curva era invertita e rimase così fino al giugno del ’82.Il mercato azionario salì fino a Novembre 1980 e poi sperimentò una discesa del 40% fino al Luglio del 1982. Il secondo caso di curva invertita l’ho individuato a partire dal Gennaio del 1989 e rimase tale fino al settembre dello stesso anno.Il mercato azionario salì fino a Maggio del 1990 e poi sperimentò una forte correzione di circa il 25% in pochi mesi toccando i minimi a ottobre dello stesso anno. Anche in questo caso passarono diversi mesi prima che l’inversione della curva scatenasse i suoi effetti sul mercato azionario.

    Gli altri due casi sono storia recente con l’inversione partita nel Febbraio 2000 e durata fino al novembre dello stesso anno nel primo caso e addirittura nel Dicembre 2005 e terminata nel Maggio 2007 nel secondo caso.

  2. In tutti i casi si ebbero delle recessioni ma passarono diversi mesi prima che si materializzassero.
  3. A parte il caso del 1980 e del 2000 non solo l’inversione della curva anticipò una discesa dei mercati di parecchi mesi, ma anche il ripristino della normale pendenza della curva lo fece.
  4. Attualmente tale spread è ancora positivo essendo pari a circa lo 0,27% ma è in calo da Novembre 2016 quando quotava circa l’1% più in alto.

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Conclusioni

Concludendo direi che siamo ben lontani dal poter temere l’arrivo di un bear market azionario.

Tuttavia, siamo entrati sicuramente in una fase di maturità e d’ora in avanti i progressi della borsa dovranno essere ancor di più legati all’andamento degli utili aziendali.

La FED sembra intenzionata a procedere con la normalizzazione della politica monetaria e il mercato obbligazionario dopo diversi anni è tornata ad essere una asset class degna di considerazione da parte dei grandi investitori istituzionali.

Questo significa che in situazioni di tensione potrebbero presentarsi spostamenti della liquidità da un asset verso l’altro.

 

Ti auguro buon trading

Luca Conti

 


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